Genova, 10 gennaio 2026 – Una donna di 72 anni otterrà un risarcimento da due milioni di euro dopo aver scoperto, solo nel 2019, che l’intervento al cuore a cui era stata sottoposta nel 1971 all’ospedale San Martino di Genova in realtà non era mai stato eseguito. Il tribunale civile del capoluogo ligure, con il giudice Pasquale Grasso, ha riconosciuto la responsabilità della sanità ligure per aver costretto la paziente a una vita da invalida, privandola di una cura che all’epoca era considerata di routine.
Intervento mai fatto: la scoperta dopo mezzo secolo
Tutto ha inizio nel 1971, quando la donna, allora diciassettenne, viene ricoverata al San Martino per correggere un difetto cardiaco congenito. Le cartelle parlano di un’operazione riuscita. Ma la verità era un’altra. “L’equipe medica ha aperto e richiuso senza fare alcuna incisione all’atrio, lasciando solo una cicatrice sul petto”, spiega il medico legale Stefano Alice, consulente dell’avvocato Riccardo Bernardini che ha seguito il caso.
Solo nel 2019, durante un nuovo ricovero in una clinica di Rapallo, i medici si accorgono dell’anomalia. “Abbiamo scoperto che mia madre non era mai stata operata, anche se l’intervento si rendeva necessario proprio allora”, racconta la figlia. Esaminando i vecchi referti del San Martino, i medici hanno notato che qualcosa non tornava con le reali condizioni della paziente.
Una vita segnata da errori e omissioni
Per più di cinquant’anni, la donna ha vissuto convinta di essere stata curata. Invece ha continuato a soffrire di palpitazioni, crisi cardiache e limitazioni fisiche. “Mia madre ha sempre avuto palpitazioni e crisi, è stata curata male basandosi su informazioni sbagliate, ha perso il lavoro perché, essendo considerata sana, aveva finito i giorni di malattia”, racconta la figlia. Le conseguenze sono state pesanti, non solo sul corpo ma anche nella mente e nella vita sociale.
La sentenza del tribunale è netta: “Se la signora avesse davvero ricevuto l’intervento… non avrebbe avuto tutti quei problemi e le terapie successive”. Nel tempo, la sua salute è peggiorata, aggravata da tre ictus.
Il risarcimento e cosa succede ora
Il giudice Grasso ha condannato la sanità ligure a pagare 859 mila euro più interessi, per un totale che supera i due milioni. Una cifra che tiene conto non solo del danno fisico, ma anche delle ripercussioni economiche e personali di decenni. “Un intervento di quel tipo era alla portata di qualsiasi centro cardiochirurgico nel 1971, in tutto l’Occidente e probabilmente anche nel Nord Italia”, si legge nelle motivazioni.
L’avvocato Bernardini, che ha seguito la famiglia, si mostra fiducioso: “Non credo che faranno appello, la sentenza è chiara”. Il caso ha attirato l’attenzione anche dei medici legali: “Dimostra quanto sia importante la trasparenza nelle cartelle cliniche e nel rapporto medico-paziente”, commenta il consulente Alice.
Un caso che scuote la sanità pubblica
La vicenda della donna “operata per finta” riapre il dibattito sulla gestione degli archivi sanitari e sulla necessità di controlli più severi. In ospedale nessuno, per decenni, aveva messo in dubbio la veridicità delle carte. Solo una coincidenza, a cinquant’anni di distanza, ha portato alla luce la verità. Oggi la donna vive ancora a Genova, assistita dalla famiglia. “Speriamo che nessun altro debba passare quello che abbiamo passato noi”, dice la figlia.
Un caso che resta una ferita aperta, non solo sul corpo della donna ma anche nella memoria della città. E un monito per tutto il sistema sanitario: spesso, la cura sta proprio nei dettagli.
