Ginevra, 11 gennaio 2026 – La nuova vignetta di Charlie Hebdo sulla tragedia di Crans-Montana, dove nella notte di Capodanno hanno perso la vita 40 persone, ha acceso un acceso dibattito in Svizzera, Francia e Italia. L’illustrazione, firmata dal disegnatore Salch e pubblicata il 9 gennaio sui social del settimanale satirico francese, mostra due sciatori bendati e con evidenti ustioni, accompagnati dalla scritta “Les brulés font du ski” (“Gli ustionati sciano”) e dal sottotitolo “La comédie de l’année” (“La commedia dell’anno”). Il riferimento è chiaro al film cult francese del 1979 “Les Bronzés font du ski”. Ma pubblicare questa vignetta proprio nel giorno del lutto nazionale in Svizzera ha scatenato un’ondata di indignazione.
Una vignetta che non passa inosservata
La vignetta è comparsa nella rubrica “vignetta del giorno” di Charlie Hebdo e riprende il titolo della nota commedia francese. Ma questa volta il contesto è ben diverso: si parla della tragedia di Crans-Montana, dove un incendio in un locale ha ucciso 40 persone, tra cui sei giovani italiani. Le vittime erano soprattutto ragazzi tra i 18 e i 25 anni, riuniti per festeggiare il Capodanno. Secondo le prime ricostruzioni, l’incendio è divampato poco dopo l’una di notte. Le cause sono ancora al vaglio degli inquirenti.
Social in rivolta: dolore e rabbia
La vignetta è arrivata proprio mentre la Svizzera viveva una giornata di lutto nazionale. Su Instagram e X si sono moltiplicati i commenti di protesta. Molti hanno definito la scelta “irrispettosa” e “fuori luogo”. Tra le voci più ascoltate c’è quella di Julie Bourges, influencer francese che ha raccontato la sua esperienza con le ustioni dopo un grave incidente durante una festa di carnevale. “Non è umorismo. È una violenza in più. Hanno superato il limite. Ricordare la decenza non è censura”, ha scritto in un post che ha raccolto migliaia di reazioni.
Satira e limiti: dove si traccia la linea?
Non è la prima volta che Charlie Hebdo finisce nel mirino per le sue vignette su tragedie recenti. La redazione difende da sempre la libertà di satira, anche quando urta la sensibilità del pubblico. Ma la tempistica, a poche ore dalla commemorazione ufficiale delle vittime, ha riaperto il dibattito su quanto si possa spingere la libertà di espressione senza mancare di rispetto al dolore collettivo. C’è chi chiede di togliere la vignetta, chi invoca più responsabilità da parte dei media.
Le istituzioni restano in silenzio
Per ora, né il governo svizzero né quello francese hanno commentato la vicenda. Fonti vicine all’ambasciata italiana a Berna fanno sapere che “il dolore delle famiglie coinvolte va rispettato”. In Italia, la notizia è stata ripresa da diversi quotidiani, con critiche alla scelta di Charlie Hebdo.
Charlie Hebdo: provocazione nel dna
La storia di Charlie Hebdo è segnata da molte controversie legate a vignette su temi delicati: religione, terrorismo, tragedie internazionali. Nel 2015, la redazione fu colpita da un attentato che causò dodici morti. Da allora il giornale ha sempre difeso il diritto alla satira senza limiti. Però, anche tra i suoi sostenitori, cresce il disagio quando la provocazione tocca ferite ancora aperte.
Crans-Montana sotto shock
A Crans-Montana il clima resta pesante. I funerali delle vittime si stanno svolgendo nei rispettivi Paesi d’origine. In piazza centrale, fiori e candele ricordano i giovani scomparsi. “Non ci sono parole”, ha detto una residente ai cronisti. La comunità si stringe attorno alle famiglie, mentre la polemica sulla vignetta continua a infiammare i media europei.
La domanda resta: fino a dove può arrivare la satira quando il dolore è ancora vivo? Una questione che divide ancora l’opinione pubblica e chi fa informazione.
