Garlasco, 11 gennaio 2026 – Sono appena terminate le nuove analisi sugli oggetti personali di Chiara Poggi, la ragazza uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli, a Garlasco. Dai consulenti della famiglia Poggi arrivano notizie importanti: queste verifiche avrebbero portato alla luce elementi mai considerati a fondo nei processi precedenti. Un passo che potrebbe spalancare la porta a una revisione del processo che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi, ex fidanzato della vittima.
Gli oggetti sotto la lente: cosa è stato analizzato
Al centro delle verifiche ci sono i gioielli e gli accessori che Chiara indossava quella mattina: una collanina con un ciondolo a forma di dente di squalo, diversi braccialetti (tra cui uno con il suo nome), un orologio, una cavigliera e un paio di orecchini. Uno degli orecchini è stato ritrovato ancora al lobo di Chiara, l’altro sul luogo dell’aggressione, probabilmente perso durante la colluttazione. “Le analisi sono concluse e ci hanno dato le risposte che cercavamo”, ha detto Dario Redaelli, esperto di analisi della scena del crimine e consulente della famiglia Poggi. I dettagli delle indagini non sono stati resi noti, ma secondo Redaelli i risultati potrebbero essere presentati ai giudici in vista di una possibile revisione.
Le analisi del 2007 e cosa cambia oggi
Alcuni di questi oggetti erano già stati esaminati nel 2007 dai Ris di Parma, ma non tutti sono stati controllati con la stessa attenzione. Alcuni reperti, pur avendo tracce che potevano essere utili, non erano stati analizzati a fondo. Solo ora, a quasi vent’anni di distanza, la famiglia Poggi ha richiesto una consulenza tecnica che li valuta tutti insieme. “È la prima volta che si guarda a tutti i reperti come un unico insieme”, ha spiegato uno degli avvocati. Un dettaglio che, secondo chi segue il caso, potrebbe fare la differenza.
Revisione del processo Stasi: la strada si riapre?
Il punto cruciale è la possibile revisione del processo. I nuovi risultati potrebbero finire in tribunale per chiedere di riesaminare la condanna di Alberto Stasi, condannato nel 2015 a sedici anni per l’omicidio della fidanzata. “Vogliamo capire se queste nuove prove possono cambiare qualcosa sul piano giudiziario”, ha chiarito Redaelli, smontando le voci su altre piste investigative circolate ultimamente. Già in passato la difesa aveva chiesto di fare controlli su questi reperti, ma la richiesta era stata respinta in appello.
Gli oggetti tornati alla famiglia e il loro stato
Gli oggetti di Chiara erano stati restituiti alla famiglia nel 2010. Gli avvocati assicurano che sono stati conservati con cura fino alle nuove analisi. L’avvocato Gian Luigi Tizzoni, che segue la famiglia da anni, ha ricordato come la difesa avesse più volte chiesto di approfondire gli accertamenti, senza però ottenere il via libera dai giudici. Solo ora, grazie all’iniziativa dei familiari e alla disponibilità degli oggetti, si è potuto procedere con una consulenza tecnica completa.
Altri accertamenti in corso: i computer nel mirino
Il lavoro non si ferma qui. Sono in corso ulteriori controlli su altri elementi chiave: tra questi, i computer di Chiara Poggi e Alberto Stasi. Gli esperti stanno cercando di capire se da quei dispositivi può emergere qualche dato utile a chiarire punti rimasti oscuri nelle indagini passate. “Stiamo lavorando su più fronti”, ha detto uno dei tecnici senza entrare nei dettagli.
Cosa succederà adesso: l’attesa per il giudizio
Per ora, i risultati delle nuove analisi restano riservati. Sarà un tribunale a decidere quanto peso dare alle nuove prove e se riaprire il caso. La famiglia Poggi aspetta con prudenza. “Abbiamo sempre chiesto verità e giustizia per Chiara”, ha ribadito l’avvocato Tizzoni. Nei prossimi mesi si capirà se queste novità potranno davvero cambiare il destino giudiziario di uno dei casi più discussi degli ultimi vent’anni.
