Napoli, 11 gennaio 2026 – Mariarosaria Sestito, medico di base di Napoli, avrebbe dovuto chiudere il suo ambulatorio il 7 gennaio, giorno del suo settantesimo compleanno. Invece, proprio quando pensava alla pensione, si è ritrovata su un’ambulanza, accanto a un paziente in codice rosso. Una storia che racconta la dedizione quotidiana di tanti professionisti della sanità, spesso lontani dai riflettori.
Un compleanno in corsa contro il tempo
La mattina del 7 gennaio, mentre molti le facevano gli auguri per la pensione imminente, la dottoressa Sestito riceve una chiamata urgente. Un suo paziente, un uomo di circa cinquant’anni, fragile, diabetico e fumatore, l’aveva già vista due giorni prima. «Avevo notato che respirava male, sospettavo una broncopolmonite», racconta la dottoressa. Aveva subito iniziato la cura e prescritto una radiografia. La lastra però non mostrava problemi gravi. Il giorno dopo sembrava tutto tranquillo. Ma il 7 gennaio, poco dopo le 10, l’uomo la richiama: non riesce a respirare.
Sestito non ci pensa due volte. Corre a casa del paziente, a Fuorigrotta, e misura la saturazione dell’ossigeno: 74, un valore pericoloso. «Ho chiamato subito il 118 per un codice rosso», dice. Quando arriva l’ambulanza, però, a bordo non c’è un medico. «Mi hanno chiesto di salire con lui. Non potevo lasciarlo solo», confida.
Il viaggio in ambulanza e la decisione che salva
Durante il tragitto verso l’ospedale Cardarelli, Sestito somministra cortisone d’urgenza. Una scelta che, dicono i sanitari, è stata decisiva per stabilizzare il paziente. «Ora è ancora ricoverato, ma sotto controllo», spiega la dottoressa. Il viaggio dura poco più di venti minuti, tra sirene e traffico del mattino. Solo dopo aver affidato il paziente ai colleghi del pronto soccorso, Sestito si prende un attimo di respiro.
«Ho fatto solo il mio dovere», ripete. Niente retorica, solo la certezza di aver agito come sempre: «Non si abbandonano i pazienti quando hanno bisogno».
La pensione rimandata, il lavoro senza orari
La storia di Sestito non finisce qui. Da mesi aveva chiesto alla Asl Napoli 1 Centro di poter continuare a lavorare fino a 72 anni, come permette la legge per i medici di base. Ma la risposta ufficiale non è mai arrivata. «Ho deciso comunque di restare», dice con semplicità. «Faccio il medico da 45 anni: guardia medica, ospedale, unità coronarica, poi medicina generale». Un percorso lungo, fatto di turni di notte e reperibilità continua.
Tre telefoni sempre accesi – uno personale e due per i pazienti – sono diventati la sua quotidianità. «I medici di base non spariscono», tiene a precisare. «Lavoriamo ogni giorno fino a tarda sera». Una puntualizzazione che arriva dopo mesi di polemiche sulla difficoltà a contattare i medici di famiglia.
Il cuore della medicina di quartiere
La vicenda di Sestito mette in luce il ruolo chiave della medicina territoriale a Napoli. Nei quartieri popolosi come Fuorigrotta o Pianura, dove spesso è complicato arrivare alle cure ospedaliere, il medico di base resta un punto di riferimento fondamentale.
«Siamo il primo baluardo per i pazienti fragili», sottolinea Sestito. Eppure, ammette, la burocrazia rischia di allontanare chi ha anni di esperienza. Nel suo caso, la richiesta di proroga è rimasta senza risposta.
Intanto, il paziente è ancora ricoverato al Cardarelli, ma stabile. La dottoressa continua a seguire i suoi pazienti come ha sempre fatto: senza orari, senza pensare troppo alla pensione. «Finché posso essere utile – dice – resto qui».
