La fine dell’era della pax americana secondo il Commissario Ue

La fine dell'era della pax americana secondo il Commissario Ue

La fine dell'era della pax americana secondo il Commissario Ue

Matteo Rigamonti

Gennaio 11, 2026

Bruxelles, 11 gennaio 2026 – L’Unione Europea si trova a un punto di svolta decisivo sulla sua difesa comune. “Ora è il momento di fare sul serio”, ha detto ieri il commissario europeo Andrius Kubilius durante la conferenza sulla sicurezza a Salen, in Svezia. Un richiamo forte, che arriva in un momento in cui la cosiddetta “pax americana” sembra ormai un ricordo, come ha sottolineato lui stesso, citando il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Per Kubilius, rafforzare l’autonomia strategica dell’Europa non è mai stato così urgente.

Addio alla pax americana: l’Europa deve fare i conti con la nuova realtà

Il richiamo alla “pax americana” non è casuale. Negli ultimi mesi, diversi leader europei hanno mostrato preoccupazione per il progressivo disimpegno degli Stati Uniti dalla difesa del Vecchio Continente. “I tempi sono cambiati”, ha spiegato Kubilius sul palco di Salen, “e dobbiamo prenderne atto”. La strategia di sicurezza nazionale adottata da Washington nel 2025, con il taglio della presenza militare in Europa, ha accelerato il dibattito sulle capacità difensive dell’Unione.

Ma non è solo una questione di americani. Le tensioni internazionali – dal Venezuela alle minacce sulla Groenlandia – hanno messo in luce, secondo il commissario lituano, che l’Europa non può più contare solo sugli alleati esterni. “Dobbiamo costruire la nostra indipendenza”, ha ribadito Kubilius, sottolineando che la situazione chiede risposte rapide e concrete.

Difesa europea: serve più autonomia e meno chiacchiere

Il tema della difesa comune europea non è certo una novità a Bruxelles. Ma la guerra in Ucraina e i recenti scossoni geopolitici hanno dato nuova spinta alla discussione. Durante la conferenza di Salen, molti rappresentanti dei Paesi membri hanno convenuto che è ora di accelerare: dalla creazione di una forza di intervento rapida alla condivisione di intelligence e tecnologie.

Fonti diplomatiche presenti all’evento raccontano che si è parlato anche delle difficoltà pratiche: bilanci militari diversi, standard operativi non uniformi, resistenze politiche interne. Eppure, come ha confessato un funzionario francese a margine, “solo adesso capiamo che senza un’integrazione vera rischiamo di restare scoperti”.

I governi rispondono: avanti con cautela ma decisi

L’appello di Kubilius ha trovato eco tra i principali governi europei. Da Berlino, il cancelliere Merz ha confermato la linea: “L’Europa deve imparare a difendersi da sola”, ha detto in una nota diffusa ieri sera. Anche Parigi e Roma hanno dato il loro sostegno, pur sottolineando che ogni passo va coordinato con la NATO.

Rimangono però questioni delicate sul tavolo: i fondi per i nuovi programmi militari, la creazione di una catena di comando unica, e il rapporto con gli Stati Uniti. Secondo indiscrezioni raccolte a Salen, la Commissione europea presenterà entro marzo una proposta dettagliata per rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri.

Tra autonomia e alleanze: l’equilibrio è fragile

Il dibattito sulla difesa europea arriva in un momento di grande incertezza nel mondo. Da una parte, la necessità di difendere i confini e mantenere la stabilità interna; dall’altra, il rischio di mettere a dura prova i rapporti storici con Washington. “Non è questione di scegliere tra Europa e America”, ha spiegato un diplomatico svedese durante la conferenza, “ma di essere pronti a ogni evenienza”.

Le prossime settimane saranno cruciali. Il 24 gennaio, i ministri della Difesa dei Ventisette si ritroveranno a Bruxelles per discutere le prime misure operative. Nel frattempo, si aspetta la reazione degli alleati atlantici e le mosse dei grandi attori globali.

Lasciando la sala conferenze nel tardo pomeriggio, Kubilius ha detto ai giornalisti: “Non possiamo più aspettare che altri decidano per noi. È una questione di responsabilità verso i cittadini europei”. Un messaggio chiaro, che potrebbe segnare l’inizio di una nuova era per la sicurezza del continente.