Pechino, 11 gennaio 2026 – Le grandi città sono ormai delle vere e proprie cisterne di microplastiche nell’aria, che cadono a terra con la pioggia e poi si sollevano di nuovo grazie al via vai del traffico. A dirlo è uno studio dell’Istituto per l’ambiente terrestre dell’Accademia Cinese delle Scienze, pubblicato su Science Advances. Per la prima volta, i ricercatori hanno misurato con precisione queste particelle in ambienti urbani complessi come Guangzhou e Xi’an. Una scoperta che apre nuove piste sul ciclo globale della plastica, ancora poco chiaro soprattutto per quanto riguarda la sua componente nell’aria, e sulle conseguenze per il clima, gli ecosistemi e la salute delle persone.
Microplastiche nell’aria delle città: numeri e metodi
Gli scienziati cinesi hanno messo a punto un sistema semi-automatico per contare le microplastiche nell’aria, usando un microscopio elettronico a scansione controllato da computer. Così si evita l’errore umano legato all’osservazione manuale e si riescono a individuare particelle minuscole, spesso invisibili ai metodi tradizionali che si basano solo sulla vista. Dai dati raccolti emerge che nelle due metropoli le concentrazioni di microplastiche sono fino a sei volte più alte rispetto a quanto si pensasse finora.
“Abbiamo trovato livelli molto più elevati – spiega il professor Zhang Wei, coordinatore dello studio – soprattutto nelle zone con tanto traffico”. Le particelle, quasi invisibili a occhio nudo, si depositano al suolo quando piove, ma i veicoli che passano le sollevano di nuovo nell’aria.
Il continuo ciclo delle microplastiche nell’aria urbana
La ricerca ha individuato due movimenti principali che influenzano la presenza delle microplastiche nell’aria delle città. Il primo è quello verso il basso, con pioggia e neve che portano le particelle a terra. Il secondo è legato al traffico: le auto che sfrecciano per le strade sollevano queste polveri, rimettendole in circolo.
“Non si tratta solo di inquinamento che si vede – sottolinea Zhang – ma di un ciclo senza fine che coinvolge aria, acqua e superfici urbane”. Questo meccanismo rende difficile capire esattamente quanto siamo esposti e quali rischi corriamo.
Clima, ecosistemi e salute: cosa rischiamo?
Le microplastiche sono state trovate ovunque: dalle cime dell’Himalaya ai fondali degli oceani. Ma la loro presenza nell’aria è ancora poco studiata. Secondo gli esperti, la grande quantità di queste particelle nelle città potrebbe avere effetti ancora sconosciuti sul clima e sugli ecosistemi urbani.
Alcuni studi preliminari indicano che le microplastiche potrebbero influenzare la formazione delle nuvole o modificare la temperatura delle città. Sul fronte della salute, resta molto da capire: “Non sappiamo ancora quali siano le conseguenze di respirare queste particelle per lungo tempo – ammette Zhang – ma la loro presenza ovunque richiede un’attenzione immediata”.
Cosa ci aspetta e i limiti dello studio
Nonostante i passi avanti, gli autori ammettono che restano molte domande aperte. Le tecniche attuali permettono di individuare solo una parte delle microplastiche nell’aria; altre potrebbero sfuggire ai rilevamenti. Inoltre, la ricerca si è concentrata su due grandi città cinesi: “Bisogna fare studi simili in altri centri urbani – aggiunge Zhang – per capire se i nostri dati valgono anche altrove”.
Intanto, la comunità scientifica mette in guardia: “Le città sono diventate veri e propri punti caldi di microplastiche – conclude il ricercatore – e solo ora iniziamo a scoprire quanto il problema sia grande”. Un tema che promette di tornare spesso sulle prime pagine.
