Londra, 11 gennaio 2026 – L’iceberg A-23A, uno dei più grandi e duraturi mai osservati, sta dando chiari segnali di una disintegrazione imminente nell’Atlantico meridionale, tra la punta est del Sud America e l’isola della Georgia del Sud. Le ultime immagini satellitari diffuse dalla NASA mostrano bene il fenomeno: vaste pozze d’acqua blu si stanno formando sulla sua superficie, segno di un disgelo accelerato che sta cambiando il volto di questo colosso di ghiaccio. Gli esperti ritengono che questa possa essere la fase finale di un viaggio iniziato quasi quarant’anni fa.
Le immagini dal satellite raccontano il cambiamento
Il 26 dicembre 2025, il satellite Terra della NASA ha scattato nuove foto dell’iceberg A-23A con lo strumento Modis, rivelando dettagli mai visti prima. Oggi, la superficie dell’iceberg misura 1.182 chilometri quadrati, secondo il National Ice Center americano. Sulla sua pelle di ghiaccio si vedono ampie chiazze blu: sono laghi temporanei di acqua di fusione, nati a causa delle temperature più miti dell’estate australe. Le striature blu e bianche che attraversano il ghiaccio – spiegano gli studiosi – risalgono a centinaia di anni fa, quando l’iceberg faceva ancora parte di un ghiacciaio antartico, plasmato dal movimento sul terreno roccioso.
Un particolare salta all’occhio: una vasta area bianca sul lato ovest sembra essere una falla. Le prime analisi indicano che questa crepa ha permesso all’acqua di fusione di scivolare nell’oceano, mescolandosi ai frammenti che si staccano piano piano dal corpo principale.
Un gigante che si sta sgretolando: numeri e prospettive
Quando si staccò dalla piattaforma glaciale antartica nel 1986, l’A-23A copriva circa 4.000 chilometri quadrati. Da allora la sua massa è calata drasticamente: solo tra luglio e settembre 2025, diversi pezzi grossi si sono staccati, riducendo la sua superficie agli attuali 1.182 chilometri quadrati. Gli scienziati avvertono che, trovandosi in acque intorno ai 3 gradi Celsius, l’iceberg è sempre più a rischio di frantumarsi.
“Non credo che l’iceberg A-23A arriverà vivo alla fine dell’estate australe”, ha detto Christopher Shuman, glaciologo dell’Università del Maryland. La stagione in corso, con cieli sereni e temperature più alte nell’aria e nell’acqua, sta spingendo la disgregazione a un ritmo più veloce. Qui, in quella zona dell’Atlantico meridionale chiamata dagli esperti “cimitero degli iceberg”, il destino di questi giganti sembra segnato.
Perché si sta sciogliendo e cosa significa per il clima
Secondo Walt Meier, ricercatore del National Snow & Ice Data Center, le correnti stanno spingendo l’A-23A verso acque ancora più calde, dove lo scioglimento diventerà inevitabile. “Le condizioni attuali non aiutano la sopravvivenza dell’iceberg”, ha spiegato Meier. Quel fenomeno delle pozze blu – visto anche su altri iceberg prossimi alla fine – è per gli esperti un chiaro segnale: l’acqua di fusione assorbe più calore del ghiaccio solido, accelerando così il processo di scioglimento.
Il caso dell’A-23A dà un’idea di come si comportano i grandi iceberg antartici e delle conseguenze del riscaldamento globale nelle zone polari. Gli scienziati stanno seguendo da vicino la situazione anche per capire se ci saranno effetti sulla circolazione oceanica locale e sugli ecosistemi marini.
Quasi quarant’anni di viaggio verso la fine
L’iceberg A-23A ha fatto migliaia di chilometri dalla sua origine antartica nel 1986. Per decenni è rimasto quasi fermo, incagliato sul fondale del Mare di Weddell. Solo nel 2021 ha ripreso a muoversi verso nord-est, trascinato dalle correnti atlantiche. Ora, dopo quasi quarant’anni, sembra vicino alla fine del suo cammino.
Gli esperti non escludono che la sua disintegrazione completa possa avvenire già nelle prossime settimane. “Stiamo vedendo gli ultimi capitoli di uno degli iceberg più longevi mai documentati”, ha ammesso Shuman. Un gigante che si spegne piano piano, lasciando dietro di sé tracce visibili – e dati preziosi – per la ricerca scientifica internazionale.
