Stoccolma, 11 gennaio 2026 – La cooperazione militare tra gli alleati NATO nell’Artico è più solida che mai, spinta dalla crescente preoccupazione per le attività congiunte di Russia e Cina nell’estremo nord. A confermarlo ieri pomeriggio è stato il generale Alexus Grynkewich, comandante supremo delle forze alleate, intervenuto alla conferenza sulla politica di sicurezza e difesa a Salen, in Svezia. “Gli alleati stanno lavorando a stretto contatto sulle questioni artiche”, ha detto Grynkewich davanti a diplomatici e ufficiali, aggiungendo che si è deciso di “migliorare la nostra comprensione delle attività nell’Artico e aumentare le esercitazioni e le operazioni in quell’area”.
Artico, il nuovo campo di battaglia internazionale
Negli ultimi mesi, ha spiegato il generale, l’Artico è diventato un vero e proprio scenario di crescente attività militare. Le navi russe e cinesi, ha sottolineato Grynkewich, “stanno intensificando i loro pattugliamenti congiunti”. Un fenomeno che preoccupa non solo per la frequenza degli avvistamenti, confermati da fonti norvegesi e canadesi, ma anche per il tipo di operazioni: non semplici esercitazioni, ma vere missioni di sorveglianza e dimostrazione di forza.
La NATO ha risposto aumentando la propria presenza. Solo nelle ultime settimane, Stati Uniti, Regno Unito e Norvegia hanno portato avanti esercitazioni congiunte nelle acque a nord di Tromsø. “La collaborazione militare in questa zona non è mai stata così intensa”, ha ribadito Grynkewich, lasciando intendere che anche lo scambio di informazioni tra alleati sta diventando più stretto.
Una minaccia che cresce, la risposta degli alleati
Il comandante supremo non ha nascosto il suo allarme: la pressione delle operazioni russo-cinesi nell’Artico è destinata ad aumentare. “Il rischio crescerà sempre di più”, ha avvertito, in linea con le analisi di vari centri studi europei che da tempo segnalano un’accelerazione della competizione strategica nella regione. Il controllo delle rotte marittime artiche – rese più accessibili dallo scioglimento dei ghiacci – è diventato un obiettivo fondamentale per Mosca e Pechino.
Fonti della difesa svedese hanno confermato movimenti insoliti di navi russe nel Mare di Barents e nel Mare di Norvegia nelle ultime settimane. “Stiamo seguendo tutto con la massima attenzione”, ha detto un ufficiale scandinavo presente alla conferenza. La presenza cinese si vede soprattutto attraverso navi da ricerca e pattugliatori oceanici, spesso in coordinamento con la marina russa.
Perché tutti vogliono l’Artico
Dietro l’aumento delle attività militari ci sono motivi economici e strategici. L’Artico nasconde grandi riserve di idrocarburi e nuove rotte commerciali che potrebbero cambiare il volto del commercio mondiale nei prossimi decenni. “Non possiamo sottovalutare quello che c’è in gioco”, ha confidato un diplomatico canadese a margine dell’incontro.
Gli Stati Uniti hanno già annunciato l’invio di nuove unità navali nella zona, mentre la Norvegia ha rinforzato le basi aeree di Bodø e Andøya. Anche la Svezia – che ha da poco aderito alla NATO – sta valutando un aumento della propria presenza militare nel nord del Paese. “La sicurezza dell’Artico è diventata una priorità comune”, ha spiegato il ministro della Difesa svedese Björn Gustafsson.
Sicurezza in bilico, tra dialogo e tensioni
Alla conferenza di Salen l’atmosfera era tesa ma concreta. Nessuno parla di un’escalation imminente, ma il rischio di incidenti cresce con l’aumentare delle operazioni militari in spazi ristretti e condizioni climatiche estreme. “Serve dialogo, certo, ma anche fermezza”, ha sintetizzato un funzionario NATO.
Per ora, la parola d’ordine resta vigilanza. E collaborazione stretta tra alleati. L’Artico, finora periferia silenziosa del mondo, si sta trasformando in uno dei principali fronti della competizione globale. E le mosse che verranno – diplomatiche e militari – saranno decisive per gli equilibri futuri.
