Netanyahu avverte: un regime in crisi potrebbe riavvicinare Israele e Iran

Netanyahu avverte: un regime in crisi potrebbe riavvicinare Israele e Iran

Netanyahu avverte: un regime in crisi potrebbe riavvicinare Israele e Iran

Matteo Rigamonti

Gennaio 11, 2026

Tel Aviv, 11 gennaio 2026 – All’inizio della riunione di gabinetto di questa mattina, il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha lanciato un messaggio diretto all’Iran, parlando della possibilità di un futuro di collaborazione tra i due Paesi, ma solo dopo la caduta dell’attuale regime di Teheran. “Stiamo mandando un segnale di forza agli eroici cittadini iraniani e, quando quel regime sarà caduto, lavoreremo insieme per il bene di entrambi i popoli”, ha detto Netanyahu, citato dal Times of Israel. Parole che arrivano in un momento di tensione crescente in Medio Oriente, con gli occhi puntati sia sulle piazze iraniane che sugli equilibri delicati della regione.

Netanyahu: “Israele e Iran di nuovo alleati, ma solo dopo la fine del regime”

La dichiarazione del premier è arrivata poco dopo le 9 nella sala del gabinetto a Gerusalemme. Netanyahu ha usato toni insoliti, quasi pacati, rivolgendosi non solo ai suoi ministri ma anche – in modo indiretto – alla popolazione iraniana. “Tutti speriamo che la nazione persiana si liberi presto dalla tirannia”, ha aggiunto, sottolineando come il futuro dei rapporti tra Israele e Iran dipenda dalla caduta dell’attuale leadership a Teheran.

Secondo fonti vicine al governo israeliano, la scelta di Netanyahu di parlare apertamente di una possibile alleanza futura non è un caso. Da settimane, infatti, i servizi segreti israeliani seguono con attenzione le proteste in Iran e i segnali di malcontento che arrivano dalle grandi città, da Teheran a Shiraz. “Quando quel giorno arriverà, Israele e Iran torneranno a essere partner fedeli per costruire un futuro di pace e prosperità”, ha ribadito il premier.

Un passato di rapporti, un presente di tensioni

Non è la prima volta che Netanyahu ricorda il passato di relazioni tra i due Paesi. Fino al 1979, anno della rivoluzione islamica, Israele e Iran avevano legami diplomatici e commerciali solidi. Le parole del premier si appoggiano su quella memoria storica condivisa, oggi cancellata da decenni di ostilità. Dal 1979, con l’arrivo della Repubblica Islamica guidata dagli ayatollah, i rapporti si sono interrotti bruscamente. Da allora, le tensioni sono cresciute, sfociando in scontri indiretti su diversi fronti: dalla Siria al Libano, fino alle acque del Golfo.

La comunità internazionale segue con attenzione ogni mossa di Gerusalemme e Teheran. Le parole di Netanyahu sono state rilanciate dai principali media israeliani e riprese anche dalla stampa internazionale. In Iran, per ora, nessuna reazione ufficiale. Alcuni analisti locali vedono nelle parole del premier un tentativo di sostenere l’opposizione interna al regime.

Le proteste in Iran e il quadro regionale

Negli ultimi mesi, l’Iran è stato attraversato da nuove ondate di proteste popolari. Le manifestazioni – spesso fermate con durezza dalle forze di sicurezza – hanno coinvolto studenti, lavoratori e attivisti per i diritti civili. Secondo dati di organizzazioni indipendenti come Human Rights Watch, almeno 300 persone sono state arrestate dall’inizio di dicembre nelle principali città iraniane. Il governo di Teheran accusa “ingerenze straniere”, puntando il dito contro Israele e Stati Uniti, colpevoli secondo loro di alimentare il dissenso.

Netanyahu, da parte sua, ha sempre negato un coinvolgimento diretto nelle proteste interne iraniane. Ma la sua dichiarazione di oggi sembra voler rafforzare il messaggio di vicinanza alla popolazione iraniana. “Siamo con chi lotta per la libertà”, ha confidato un consigliere del premier a margine della riunione.

Scenari aperti e reazioni internazionali

Sul fronte diplomatico, le parole di Netanyahu potrebbero aprire nuovi scenari. In Europa, alcuni osservatori hanno definito “significativo” il riferimento a una futura collaborazione tra Israele e Iran. A Washington, fonti del Dipartimento di Stato hanno evitato commenti ufficiali, ma hanno sottolineato l’importanza di “seguire da vicino l’evolversi della situazione in Iran”.

Resta da vedere se il messaggio lanciato oggi da Netanyahu avrà un peso reale sulle dinamiche politiche iraniane o se resterà solo un gesto simbolico. Per ora, nelle strade di Gerusalemme come in quelle di Teheran, si respira un clima di attesa. Eppure, nelle parole del premier israeliano si intravede un’idea diversa: un Medio Oriente dove vecchie alleanze potrebbero tornare a vivere, ma solo dopo cambiamenti profondi che ancora sembrano lontani.