Oceani in ebollizione: il 2025 segna un record di calore senza precedenti

Oceani in ebollizione: il 2025 segna un record di calore senza precedenti

Oceani in ebollizione: il 2025 segna un record di calore senza precedenti

Matteo Rigamonti

Gennaio 11, 2026

Roma, 11 gennaio 2026 – Nel 2025 gli oceani hanno toccato il record assoluto di calore mai registrato, emerge da uno studio internazionale pubblicato su Advances in Atmospheric Sciences. Più di cinquanta ricercatori, tra cui esperti dell’Istituto di Scienze Marine del CNR di Roma e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Bologna, hanno scoperto che i mari hanno accumulato una quantità di energia senza precedenti: 23 miliardi di miliardi di joule, pari al consumo energetico mondiale di 37 anni. Un dato che, spiegano gli autori, conferma una tendenza in crescita da quasi un decennio.

Il riscaldamento degli oceani corre: dove e come si scalda di più

Secondo l’analisi guidata da Yuying Pan e Lijing Cheng dell’Accademia Cinese delle Scienze, il calore negli oceani continua a salire, anno dopo anno. Dal 2016 non si è mai registrato un livello più basso. “Non è un fenomeno uguale dappertutto”, ha spiegato Cheng, “alcune zone si scaldano molto più in fretta”. Tra queste spiccano l’Atlantico meridionale, il Pacifico settentrionale, l’Oceano Antartico e le fasce tropicali. I dati arrivano da 31 centri di ricerca sparsi in Europa, Asia e America.

Per misurare la temperatura a diverse profondità, i ricercatori hanno usato una rete mondiale di boe e sensori sottomarini. Le anomalie più evidenti si trovano tra i 500 e i 2.000 metri sotto la superficie. “Il calore si sta spingendo sempre più in profondità”, ha sottolineato Maria Grazia Rinaldi del CNR di Roma.

Il calore degli oceani, un campanello d’allarme per il clima

Gli oceani assorbono oltre il 90% del calore in eccesso causato dai gas serra, diventando così la principale “batteria termica” del pianeta. Questo aiuta a rallentare l’aumento delle temperature in aria, ma ha effetti diretti sul clima. “Il riscaldamento degli oceani è uno dei segnali più chiari e affidabili del cambiamento climatico a lungo termine”, ha spiegato Cheng durante una conferenza stampa online.

L’accumulo di calore fa salire anche il livello dei mari: l’acqua calda si espande e contribuisce a sciogliere i ghiacci polari. L’IPCC stima che negli ultimi vent’anni il livello medio degli oceani sia aumentato di circa 3,3 millimetri all’anno. Una situazione che mette a rischio molte zone costiere densamente abitate.

Clima impazzito: caldo estremo, tempeste e piogge violente

Il caldo che si accumula negli oceani non resta nascosto sott’acqua. Più calore e umidità in aria significano ondate di calore più lunghe, cicloni più forti e piogge intense. “C’è una chiara relazione tra il riscaldamento degli oceani e l’aumento degli eventi meteorologici estremi”, ha detto Valerio Spada dell’INGV di Bologna.

Nel 2025 alcune parti del Pacifico hanno vissuto tempeste fuori stagione e piogge da record. In Brasile, le piogge torrenziali hanno causato allagamenti in diverse città costiere tra maggio e giugno. In Italia, invece, l’estate è stata segnata da una serie di ondate di calore che hanno messo sotto stress il sistema sanitario.

Superficie del mare: un piccolo passo indietro nel 2025, ma la tendenza resta al rialzo

Un fatto che ha sorpreso gli esperti riguarda la temperatura media della superficie del mare: nel 2025 è stata leggermente più bassa rispetto agli ultimi due anni. Il motivo? La transizione da El Niño – che riscalda il Pacifico centrale – a La Niña, che invece raffredda temporaneamente le acque.

Questo però è solo un dettaglio nel quadro generale. “Sono variazioni naturali che avvengono ogni anno”, ha precisato Rinaldi, “ma la tendenza di fondo rimane quella di un aumento costante”. La temperatura superficiale influisce direttamente sul meteo globale: quando sale, aumenta il rischio di piogge intense, tempeste e inondazioni.

Guardando avanti: serve un monitoraggio continuo e allerta sulle coste

Gli autori dello studio sottolineano quanto sia importante continuare a tenere d’occhio il calore degli oceani con strumenti sempre più precisi. “Solo così potremo prevedere meglio cosa ci aspetta”, ha concluso Cheng. Le comunità lungo le coste – dall’Asia all’Europa – sono le più esposte ai rischi dell’innalzamento del mare e degli eventi estremi.

Il prossimo rapporto dell’IPCC, previsto per fine 2026, dovrebbe offrire nuovi scenari sul futuro del clima marino. Intanto, i dati del 2025 ribadiscono che gli oceani sono il cuore pulsante della crisi climatica: un termometro silenzioso, ma inesorabile.