Sicurezza interna: la Lega in bilico tra priorità e incertezze nella maggioranza

Sicurezza interna: la Lega in bilico tra priorità e incertezze nella maggioranza

Sicurezza interna: la Lega in bilico tra priorità e incertezze nella maggioranza

Matteo Rigamonti

Gennaio 11, 2026

Roma, 11 gennaio 2026 – Il dibattito sui militari in strada torna al centro della scena politica italiana dopo le ultime mosse del governo. La Lega riprende la sua battaglia per aumentare il numero di soldati impiegati nei controlli. A prendere la parola è stato Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato, che ha ricordato come questa misura risalga al 2008, quando il governo Berlusconi la mise in campo con Ignazio La Russa ministro della Difesa. “Il collega Malan dimentica l’effetto deterrente dei militari nelle strade, che vale più di mille leggi scritte”, ha detto Romeo, sottolineando quanto sia importante garantire sicurezza soprattutto dove la criminalità è più presente.

Militari in strada, una storia lunga quindici anni

L’operazione “Strade Sicure” prese il via nell’estate del 2008. Allora furono schierati circa 3.000 soldati, impegnati soprattutto nelle grandi città e vicino a obiettivi sensibili come stazioni, aeroporti e ambasciate. La misura nacque come risposta concreta a un aumento della microcriminalità e a una crescente paura tra la gente. “Era una risposta diretta a un problema reale”, ricorda Romeo, che però punta il dito contro chi è venuto dopo.

Nel tempo, il numero dei militari in strada è cambiato. Durante il secondo governo Conte, tra il 2019 e il 2021, il contingente è stato ridotto gradualmente. Nel 2020, i dati del Ministero della Difesa parlano di circa 7.000 soldati contro gli oltre 10.000 degli anni precedenti. Una scelta che, secondo la Lega, ha indebolito uno strumento che aveva dato risultati.

Sicurezza a rischio: cosa succede nelle stazioni e nelle città

La questione è tornata sotto i riflettori dopo una serie di episodi di cronaca in varie città. A Milano, per esempio, la presenza dei militari intorno alla Stazione Centrale è stata rafforzata dopo furti e aggressioni avvenuti tra dicembre e gennaio. “Stiamo vedendo quanto sia importante avere più sicurezza in zone colpite dalla criminalità”, spiega Romeo, che indica le stazioni ferroviarie come punti particolarmente delicati.

Anche a Roma, secondo fonti della Questura, la presenza dei militari ha contribuito a limitare i reati predatori nelle zone presidiate. Ma non mancano le critiche: alcune associazioni per i diritti civili mettono in dubbio l’efficacia a lungo termine della misura e sottolineano l’importanza di investire anche in prevenzione sociale e di rafforzare le forze di polizia.

Sicurezza e politica: spaccature nella maggioranza

La linea dura della Lega non trova però unanimità tra i partner di governo. “Ci chiediamo perché nella maggioranza ci siano oggi posizioni che sembrano quelle dei governi di centrosinistra”, attacca Romeo, riferendosi ai più cauti fra gli alleati. Maurizio Gasparri di Forza Italia invita a non trasformare la sicurezza in terreno di scontro politico, mentre Lucio Malan di Fratelli d’Italia sottolinea che ogni situazione va valutata singolarmente.

Il tema resta quindi aperto. Il governo sta valutando se aumentare ancora il numero dei militari in strada. La decisione è attesa nelle prossime settimane, soprattutto alla luce dei dati più recenti sui reati nelle grandi città italiane.

La sicurezza resta la parola d’ordine della Lega

Per la Lega, la sicurezza è un tema che non si può mettere da parte. “Per noi è una priorità assoluta”, ribadisce Romeo nella sua nota. Il partito di Matteo Salvini chiede di tornare ai numeri di un tempo e di rafforzare le misure già in campo. Solo così, secondo il Carroccio, si potrà davvero rispondere alle esigenze dei cittadini.

Nel frattempo, a Palazzo Madama si discute anche di nuove norme per combattere la microcriminalità urbana. Ma, almeno per la Lega, la presenza dei militari resta uno strumento “utile” e da non abbandonare.