Trump: un ultimatum a Cuba tra petrolio e denaro

Trump: un ultimatum a Cuba tra petrolio e denaro

Trump: un ultimatum a Cuba tra petrolio e denaro

Matteo Rigamonti

Gennaio 11, 2026

Miami, 11 gennaio 2026 – Donald Trump torna a scagliarsi contro Cuba, rilanciando toni duri e minacce in un messaggio pubblicato nella notte su Truth Social. L’ex presidente, che da mesi ha intensificato la sua presenza sui social in vista delle prossime elezioni, ha accusato l’Avana di aver beneficiato per anni di flussi di petrolio e denaro dal Venezuela. Ora promette un cambio drastico: “Non ci sarà più petrolio o denaro per Cuba – zero!”, ha scritto Trump, invitando il governo cubano a “raggiungere un accordo, prima che sia troppo tardi”.

Trump alza la posta: “Proteggeremo il Venezuela”

Nel post pubblicato poco dopo le 22 ora di Miami, Trump ha ricostruito il rapporto tra Cuba e Venezuela, sottolineando che l’isola “ha vissuto grazie alle grosse quantità di petrolio e soldi provenienti dal Venezuela”. Secondo lui, in cambio di queste risorse, Cuba avrebbe fornito “servizi di sicurezza agli ultimi due dittatori venezuelani”, un chiaro riferimento ai governi di Hugo Chávez e Nicolás Maduro.

L’ex presidente poi ha rivendicato un nuovo ruolo per gli Stati Uniti nella regione: “Il Venezuela ora ha gli Usa, l’esercito più potente del mondo (di gran lunga!), a proteggerlo, e noi lo proteggeremo”, ha scritto, lasciando intendere una svolta nelle alleanze e nelle strategie di Washington in America Latina. Il messaggio si chiude con un avvertimento netto: “Consiglio vivamente di raggiungere un accordo, prima che sia troppo tardi”.

Rapporti sempre più tesi tra Washington e L’Avana

Le parole di Trump arrivano in un momento già complicato per i rapporti tra Stati Uniti e Cuba. Dopo il breve disgelo avviato da Barack Obama nel 2014, le relazioni si sono irrigidite durante la presidenza Trump, con il ritorno di sanzioni economiche e restrizioni ai viaggi. L’amministrazione Biden, pur avendo promesso una revisione della politica verso l’isola, ha mantenuto gran parte delle misure restrittive.

A L’Avana il clima resta teso. Fonti diplomatiche cubane, raggiunte nella notte da alanews.it, hanno definito le dichiarazioni di Trump “una provocazione che rischia di alimentare nuove tensioni nella regione”. Al momento nessuna risposta ufficiale dal governo cubano, almeno fino alle prime ore del mattino.

Il nodo Venezuela: petrolio e alleanze

La questione del petrolio venezuelano è al centro del dibattito. Per anni, Caracas ha fornito a Cuba forniture agevolate nell’ambito dell’accordo Petrocaribe, in cambio di supporto medico e militare. Secondo i dati della società statale PDVSA, nel 2022 le esportazioni verso Cuba si aggiravano intorno ai 56mila barili al giorno. Ma la crisi economica venezuelana e le sanzioni internazionali hanno ridotto molto questi flussi.

Trump insiste: bisogna “tagliare ogni sostegno economico” a Cuba, accusando l’isola di appoggiare regimi autoritari nella regione. Una posizione che trova sostegno tra i repubblicani della Florida, dove la comunità cubano-americana segue da vicino ogni sviluppo.

Reazioni negli Usa e in America Latina

Le parole dell’ex presidente hanno subito acceso il dibattito a Miami e Washington. Il senatore repubblicano Marco Rubio ha rilanciato il messaggio su X (ex Twitter), scrivendo: “Cuba non può più contare sulla complicità del Venezuela. Gli Stati Uniti devono essere chiari”. Più cauta la posizione dei democratici: per la deputata Debbie Mucarsel-Powell, “minacce e ultimatum rischiano solo di peggiorare la situazione dei cittadini cubani”.

In Venezuela, il governo Maduro non ha ancora commentato ufficialmente. Ma fonti vicine al ministero degli Esteri hanno definito le dichiarazioni di Trump “un’ingerenza negli affari interni della regione”.

Scenari in bilico: tra diplomazia e nuove tensioni

Resta da vedere quale effetto avranno queste parole sulla già fragile stabilità regionale. Gli esperti ricordano che la presenza militare statunitense in Sud America è limitata e che ogni escalation potrebbe influire anche sui flussi migratori verso gli Stati Uniti.

Intanto a L’Avana la popolazione segue con apprensione gli sviluppi. “Siamo abituati alle minacce – racconta Ana María Rodríguez, insegnante nel quartiere Vedado – ma ogni volta temiamo nuove restrizioni o blackout”. Nelle prossime settimane si capirà se è solo l’ennesima schermaglia elettorale o l’inizio di una nuova fase di tensione tra Washington e Cuba.