Ex-Ilva: la morte di un operaio richiama l’urgenza di migliorare la sicurezza sul lavoro

Ex-Ilva: la morte di un operaio richiama l'urgenza di migliorare la sicurezza sul lavoro

Ex-Ilva: la morte di un operaio richiama l'urgenza di migliorare la sicurezza sul lavoro

Matteo Rigamonti

Gennaio 12, 2026

Taranto, 12 gennaio 2026 – Un operaio di 46 anni, Claudio Salamida, è morto questa mattina nello stabilimento ex Ilva di Taranto, oggi Acciaierie d’Italia, mentre era al lavoro. La notizia è arrivata poco dopo le 8, quando le sirene interne hanno rotto la solita routine dello stabilimento. Sul posto sono subito arrivati i soccorsi del 118 e le forze dell’ordine, ma per Salamida non c’è stato nulla da fare. Le cause dell’incidente sono ancora in fase di accertamento: dalle prime ricostruzioni, sembra che l’uomo sia rimasto vittima di un grave infortunio in una delle aree produttive.

Lutto e richieste di trasparenza dopo la tragedia di Claudio Salamida

La morte di Salamida ha scosso profondamente il mondo industriale di Taranto e non solo. Federmanager, con il presidente Valter Quercioli, ha espresso “profondo cordoglio e sincera vicinanza alla famiglia” del lavoratore. Quercioli ha sottolineato che “la morte di un lavoratore sul posto di lavoro è sempre un dramma inaccettabile”, ribadendo quanto sia fondamentale tenere alta l’attenzione sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

“Attendiamo che le autorità facciano piena luce sui fatti e sulle cause per capire le responsabilità”, ha detto Quercioli nel pomeriggio. Il presidente di Federmanager ha aggiunto: “Nonostante i passi avanti fatti negli anni per migliorare la prevenzione e la sicurezza, è chiaro che serve ancora uno sforzo maggiore”.

Sicurezza sul lavoro: un obiettivo ancora lontano

L’incidente di oggi riporta sotto i riflettori la questione della sicurezza sul lavoro, soprattutto in realtà industriali complesse come quella di Taranto. Secondo i dati INAIL aggiornati al 2025, in Italia si registrano circa 1.000 morti sul lavoro ogni anno. Un numero leggermente in calo, ma che rimane alto soprattutto nei grandi poli industriali.

A Taranto la tensione è palpabile. “Diffondere una vera cultura della sicurezza è fondamentale e non può più aspettare”, ha detto Quercioli. “In luoghi di lavoro così complessi, già messi sotto pressione da problemi strutturali, serve un impegno costante per proteggere chi lavora”. Il riferimento è chiaro: le difficoltà che da anni pesano sullo stabilimento ex Ilva.

Indagini aperte, lavoratori in apprensione

Intanto la Procura di Taranto ha avviato un’inchiesta per capire cosa sia successo. Gli investigatori stanno ascoltando i testimoni e acquisendo le immagini delle telecamere di sorveglianza. Dai sindacalisti presenti ai cancelli sin dalle prime ore del mattino arriva un sentimento di “grande preoccupazione”. Un delegato della Fiom-Cgil ha raccontato: “Non è la prima volta che succede qualcosa qui. Ogni volta ci chiediamo se si sia fatto davvero tutto il possibile per evitare tragedie”.

Acciaierie d’Italia ha diffuso una breve nota nel corso della mattinata: “Siamo vicini alla famiglia del collega scomparso. Stiamo collaborando con le autorità per chiarire l’accaduto”. Nessun dettaglio in più è stato fornito sull’incidente.

Una ferita aperta per Taranto e per l’Italia

La morte di Claudio Salamida riporta alla luce una ferita mai davvero rimarginata per Taranto e per l’industria italiana. La questione della sicurezza sul lavoro è da sempre al centro del dibattito tra istituzioni e sindacati. Ma, come ha ammesso lo stesso Quercioli, “serve fare di più”. Solo così si potrà sperare di evitare tragedie come questa.

Nel frattempo, la città si stringe attorno alla famiglia Salamida. I colleghi hanno lasciato fiori all’ingresso dello stabilimento, mentre le bandiere dei sindacati sventolano a mezz’asta. Un gesto semplice, ma carico di significato.