Costruzioni in crisi: calo degli investimenti nel 2025, ma ripresa attesa nel 2026

Costruzioni in crisi: calo degli investimenti nel 2025, ma ripresa attesa nel 2026

Costruzioni in crisi: calo degli investimenti nel 2025, ma ripresa attesa nel 2026

Matteo Rigamonti

Gennaio 20, 2026

Roma, 20 gennaio 2026 – Nel 2025 il settore delle costruzioni in Italia ha visto una leggera flessione degli investimenti, pari all’1,1%. Un calo molto meno pesante rispetto alle previsioni iniziali, che parlavano di un -7%. A far luce sui numeri è l’Osservatorio congiunturale 2026 dell’Ance, l’Associazione nazionale costruttori edili, presentato questa mattina nella sede di via Guattani. A tirare il freno è stato soprattutto il settore dell’edilizia abitativa, che ha registrato un -15,6%. A tenere su il comparto, invece, sono state le opere pubbliche, spinte dal Pnrr, con un balzo del 21%.

Opere pubbliche e Pnrr: la spinta che ha cambiato il gioco

La vera sorpresa del 2025 è arrivata dal mondo delle infrastrutture pubbliche, sottolinea l’Ance. “Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha dato una bella spinta – spiega Federica Brancaccio, presidente dell’associazione – con un aumento degli investimenti pubblici che non si vedeva da tempo”. I numeri parlano chiaro: le opere pubbliche sono cresciute del 21%, compensando in parte il rallentamento del settore residenziale privato. A fare da traino sono stati soprattutto i grandi lavori su scuole, ospedali e strade. “Senza il Pnrr – ammette Brancaccio – il risultato sarebbe stato molto diverso”.

Edilizia abitativa in calo, la fine dei bonus si fa sentire

Sul fronte opposto, la costruzione di nuove case ha subito un duro colpo, con un calo del 15,6%. A pesare è stata la fine degli incentivi straordinari, come il famoso Superbonus 110%, che aveva dato ossigeno al mercato negli anni scorsi. “La scomparsa di alcune agevolazioni fiscali ha influenzato le scelte di investimento delle famiglie”, spiega il report dell’Ance. A Roma e Milano, soprattutto nelle zone periferiche, molti cantieri hanno rallentato o si sono bloccati. Gli addetti ai lavori parlano di “clima di incertezza” e di “difficoltà nell’accesso al credito”, fattori che hanno frenato la domanda.

2026, l’anno della ripresa?

Le previsioni per il 2026 sono più rosee. Secondo l’Ance, gli investimenti nelle costruzioni dovrebbero salire del 5,6%, spinti soprattutto dalla conclusione delle opere legate al Pnrr. “La chiusura dei progetti finanziati con i fondi europei darà una nuova spinta alle opere pubbliche”, spiega la presidente Brancaccio, che prevede un aumento degli investimenti del 12% in questo settore. Si attende anche una ripresa nella riqualificazione abitativa, favorita dalla proroga degli incentivi fiscali, con una crescita stimata del 3,5%. “Il settore potrà contare su una maggiore stabilità delle regole”, aggiunge Brancaccio.

Incentivi e riqualificazione: il peso delle famiglie

Un altro punto chiave per il prossimo anno sarà la proroga degli incentivi fiscali per la riqualificazione energetica e antisismica degli edifici. Per l’Ance, questa misura dovrebbe spingere nuovi investimenti da parte delle famiglie, soprattutto nelle città dove il patrimonio immobiliare è più vecchio. “La richiesta di interventi per migliorare l’efficienza energetica è ancora molto alta”, racconta un costruttore romano, “ma serve chiarezza sulle regole e tempi certi per i rimborsi”. L’associazione sottolinea come la stabilità degli incentivi sarà fondamentale per evitare nuovi stop.

Burocrazia e credito: le sfide da affrontare

Non mancano però le difficoltà. Gli operatori segnalano ancora ritardi nelle autorizzazioni e problemi nell’ottenere finanziamenti dalle banche. “La burocrazia rallenta i cantieri”, racconta un imprenditore milanese, “e le banche sono più caute nel concedere mutui”. L’Ance invita il governo a intervenire su questi fronti, per non vanificare i risultati positivi del Pnrr.

Il quadro che emerge è quello di un settore in movimento: dopo il passo indietro del 2025, il 2026 potrebbe aprire una nuova fase di crescita. Ma tutto dipenderà dalla capacità di garantire regole chiare e sostegno agli investimenti, sia pubblici che privati.