L’impatto duraturo di un’ondata di calore sull’oceano Atlantico: oltre 20 anni di cambiamenti

L'impatto duraturo di un'ondata di calore sull'oceano Atlantico: oltre 20 anni di cambiamenti

L'impatto duraturo di un'ondata di calore sull'oceano Atlantico: oltre 20 anni di cambiamenti

Matteo Rigamonti

Gennaio 20, 2026

Oslo, 20 gennaio 2026 – L’oceano Atlantico settentrionale sta ancora pagando il prezzo di una ondata di calore marina che, nel 2003, ha investito le acque attorno alla Groenlandia, stravolgendo l’ecosistema marino. A confermarlo è un nuovo studio pubblicato su Science Advances, firmato da biologi norvegesi e tedeschi guidati dal Thünen Institute of Sea Fisheries di Bremerhaven. Quei cambiamenti sono ancora evidenti oggi: dal fitoplancton alle balene, nessuno è rimasto immune.

Ondata di calore 2003: cosa è successo davvero

Durante l’estate del 2003, un debole vortice subpolare ha spinto grandi masse di acqua calda subtropicale verso il mare di Norvegia. Allo stesso tempo, il normale flusso di acqua artica – che solitamente rinfresca la zona – si è ridotto in modo anomalo. Il risultato? Il ghiaccio marino si è ritirato e le temperature superficiali sono schizzate in alto, arrivando a interessare anche strati profondi, fino a 700 metri sotto la superficie.

“Gli eventi del 2003, che hanno seguito un’estate altrettanto calda nel 2002, hanno segnato l’inizio di un periodo di riscaldamento duraturo in molte parti dell’Atlantico settentrionale”, spiegano i ricercatori. Non è stato un caso isolato, ma un vero e proprio punto di svolta.

Pesci in fuga e nuove specie: la fauna che cambia volto

Le ripercussioni più evidenti si sono viste tra le specie ittiche. Pesci come il merluzzo e l’eglefino, che preferiscono acque più calde, hanno ampliato il loro territorio. Al contrario, specie abituate al freddo, come il mallotto, hanno subito un forte calo numerico. Alcuni di questi pesci hanno provato a spostare le zone di riproduzione verso nord, cercando acque più fresche, ma con risultati poco incoraggianti.

“Abbiamo assistito a una vera e propria riorganizzazione delle comunità marine”, racconta Karl-Michael Werner, primo autore dello studio. Non si tratta solo di pesci: anche organismi come le stelle marine e i vermi policheti hanno approfittato delle abbondanti fioriture di fitoplancton che, dopo le ondate di calore, sono cadute sul fondale.

Catena alimentare in tilt: anche i giganti soffrono

Il cambiamento non si è fermato ai livelli più bassi della catena alimentare. Gli effetti hanno raggiunto i grandi predatori, come le balene, costrette a cambiare rotte migratorie e abitudini di caccia. Secondo gli esperti, questi squilibri possono avere conseguenze a lungo termine, difficili da prevedere.

“Quando la base della catena alimentare cambia così in fretta, anche gli animali più adattabili rischiano di trovarsi in difficoltà”, avverte Werner. I segnali ci sono già: popolazioni in calo, spostamenti forzati e nuove lotte per le risorse.

Pesca e comunità locali: quando il mare cambia, cambia tutto

Non è solo un problema per la natura. La crisi climatica marina sta cambiando anche la vita delle persone. La distribuzione delle specie ittiche commerciali, su cui si basa la pesca locale, si è spostata in modo significativo. “Un evento così intenso cambia la disponibilità delle specie a cui ci siamo abituati da anni”, sottolinea Werner. In alcune zone del Nord Atlantico, i pescatori hanno dovuto rivedere rotte e strategie, con conseguenze economiche importanti.

Il riscaldamento che non dà tregua

A più di vent’anni da quell’estate rovente, la situazione resta fragile. Gli scienziati avvertono: eventi simili potrebbero tornare più spesso nei prossimi decenni, spinti dal riscaldamento globale. “Cambiamenti così profondi rischiano di sbilanciare l’intero sistema per molto tempo”, concludono i ricercatori.

Il mare di Norvegia, e più in generale l’Atlantico settentrionale, è oggi un laboratorio naturale dove si vede chiaramente cosa significa il clima che cambia. Un segnale forte, che arriva dalle profondità e riguarda tutti: dagli scienziati ai pescatori, fino a noi cittadini.