Roma, 20 gennaio 2026 – Una forte tempesta geomagnetica, iniziata la sera del 19 gennaio, sta riprendendo vigore dopo un breve calo. Il Centro di previsione meteorologica spaziale della NOAA, l’agenzia americana che tiene d’occhio il meteo spaziale, ha annunciato che il fenomeno ha raggiunto il livello G4, il penultimo grado sulla scala di intensità, appena sotto il massimo.
Tempesta geomagnetica: la corsa veloce del plasma solare
L’evento è partito alle 20.38 ora italiana, scatenato da una espulsione di massa coronale (CME) particolarmente rapida, legata a un brillamento solare di classe X1.9. “La tempesta è nata con l’arrivo di una veloce nube di particelle dal Sole”, spiega Mauro Messerotti, docente di Meteorologia spaziale all’Università di Trieste. L’origine va ricercata nel brillamento del 18 gennaio, uno dei più potenti degli ultimi mesi.
Le CME sono getti di plasma e particelle cariche che il Sole lancia nello spazio. Quella di questi giorni ha viaggiato a una velocità impressionante: “Tra 1.000 e 1.400 chilometri al secondo”, precisa Messerotti, cioè quasi tre volte più veloce della media. In pratica, ha coperto la distanza dal Sole alla Terra in appena 25 ore.
Sulla Terra: nessun danno, ma massima attenzione
Queste tempeste possono creare problemi seri: interferenze con le reti elettriche, difficoltà per i satelliti, interruzioni nelle comunicazioni radio e nei sistemi di navigazione. Per ora, però, in Italia e in Europa non si segnalano danni importanti. Le autorità restano vigili: “Seguiamo la situazione con attenzione”, assicurano dalla Protezione Civile.
Nella notte tra il 19 e il 20 gennaio, la tempesta ha regalato uno spettacolo insolito anche qui da noi: aurore polari sono state avvistate in diverse zone d’Europa, Italia compresa. A favorire il fenomeno ha contribuito l’orario e la mancanza della Luna, che avrebbe potuto oscurare il cielo. Sui social sono arrivate foto da Udine, Bolzano e altre località, con cieli illuminati di verde e rosso.
Tempesta di radiazioni solari: livelli alti ma nessun pericolo per chi è a terra
A complicare le cose, c’è anche una tempesta di radiazioni solari ancora in corso. Succede quando un’eruzione solare accelera una nube di particelle – soprattutto protoni – che si muovono verso la Terra a velocità altissime, decine di migliaia di chilometri al secondo. Secondo la NOAA, la tempesta ha raggiunto il livello S4 su una scala che arriva fino a S5.
“Un’intensità rara, non si vedeva una tempesta così da ottobre 2003”, spiega Messerotti. Le radiazioni solari non mettono a rischio chi sta sulla Terra, grazie al campo magnetico e all’atmosfera che ci proteggono. I pericoli maggiori riguardano gli astronauti – soprattutto quando lavorano fuori dalla Stazione Spaziale – i satelliti in orbita e i voli ad alta quota sopra le zone polari.
Comunicazioni e voli: possibili problemi alle latitudini estreme
Alle latitudini più vicine ai poli, le tempeste geomagnetiche e le radiazioni possono bloccare le comunicazioni radio ad alta frequenza anche per giorni. Le compagnie aeree che volano sulle rotte transpolari stanno valutando se modificare i loro piani di volo. Al momento, però, non ci sono interruzioni importanti nei servizi essenziali.
Gli esperti invitano alla calma ma anche alla prudenza: “Fenomeni così sono sotto controllo continuo”, ricorda Messerotti, “ma non si può escludere qualche disturbo improvviso sui sistemi più sensibili”. La situazione è monitorata sia a livello internazionale che nazionale.
Che cosa aspettarsi: la tempesta potrebbe non essere finita
Il picco della tempesta potrebbe essere stato raggiunto nella notte appena passata, ma gli scienziati avvertono che l’attività potrebbe durare ancora ore o giorni. La NOAA aggiorna i dati in tempo reale sul proprio sito. In Italia, l’Istituto Nazionale di Astrofisica segue da vicino il fenomeno e invita chiunque noti anomalie nei sistemi elettrici o nelle comunicazioni a segnalarle.
Per ora, la Terra ha resistito bene all’impatto della tempesta solare più forte degli ultimi vent’anni. Ma la sorveglianza resta alta: “Il Sole – conclude Messerotti – ci ricorda quanto dipendiamo dai suoi capricci”.
