Seul, 21 gennaio 2026 – L’ex primo ministro sudcoreano Han Duck-soo è stato condannato oggi a 23 anni di carcere per il suo ruolo nel tentativo di imporre la legge marziale il 3 dicembre 2024, uno degli episodi più turbolenti nella recente storia democratica della Corea del Sud. La sentenza, letta in diretta dal giudice Lee Jin-gwan alla Corte distrettuale centrale di Seul, chiude un processo seguito con grande attenzione in tutto il Paese.
Una condanna pesante per Han Duck-soo
Secondo l’agenzia Yonhap, la Corte ha giudicato Han colpevole di aver “trascurato fino alla fine i suoi doveri di primo ministro”, come ha spiegato il giudice Lee durante la lettura della sentenza. Han Duck-soo, 76 anni, è stato subito portato in carcere. Il tribunale ha evidenziato il suo ruolo centrale nel tentativo, definito “maldestro e breve”, di dichiarare la legge marziale promosso dall’allora presidente Yoon.
Il dietro le quinte della crisi
Tutto è iniziato a dicembre 2024, quando il presidente Yoon ha provato a imporre la legge marziale per far fronte alle crescenti tensioni politiche e alle proteste in piazza. Secondo la procura speciale guidata da Cho Eun-suk, Han avrebbe agevolato quel tentativo, assicurando almeno sulla carta il rispetto delle procedure necessarie. “Han ha avuto un ruolo chiave negli atti insurrezionali di Yoon e dei suoi alleati”, ha detto il giudice Lee, aggiungendo che, pur avendo mostrato qualche dubbio, l’ex premier non si è mai opposto apertamente né ha spinto gli altri a fermare l’iniziativa.
L’accusa spingeva per 15 anni, ma la pena è più dura
La procura chiedeva 15 anni per Han, accusandolo di favoreggiamento dell’insurrezione e falsa testimonianza. Ma la Corte ha deciso per una condanna più pesante, sottolineando la gravità del suo comportamento. Durante il processo Han ha sempre negato ogni addebito: “Non ho mai appoggiato la legge marziale”, ha detto in aula. Tuttavia, per l’accusa, il suo ruolo è stato determinante per dare una parvenza di legittimità a un’operazione tanto controversa.
Il futuro politico di Han dopo la caduta di Yoon
Dopo l’impeachment e la rimozione di Yoon nell’aprile 2025, Han aveva assunto la carica di presidente ad interim. In quei mesi difficili era visto come un possibile candidato conservatore alle elezioni anticipate dello scorso anno. Ma la sua corsa si è fermata bruscamente a maggio, quando il partito di Yoon ha deciso di non candidarlo come leader. Da allora, Han era sparito dalla scena politica, fino all’arresto di oggi.
Una ferita ancora aperta nella democrazia sudcoreana
Questa sentenza è la prima risposta giudiziaria a una crisi che molti considerano la più grave dalla fine del regime militare, oltre quarant’anni fa. Il tentativo di legge marziale del dicembre 2024 ha scosso profondamente istituzioni e opinione pubblica, scatenando settimane di proteste a Seul e nelle grandi città. Le prime valutazioni indicano che la decisione della Corte potrebbe aprire la strada a nuovi processi contro altri ex membri del governo coinvolti.
Tra applausi e dubbi fuori dal tribunale
Questa mattina, davanti al tribunale, si sono radunati sostenitori e oppositori di Han. C’è chi ha accolto con sollievo la condanna, chi invece ha espresso perplessità sulla durezza della pena inflitta a un uomo che ha avuto un ruolo centrale nella politica del Paese per decenni. “È un giorno difficile per tutti noi”, ha confidato un ex collaboratore di Han poco dopo la sentenza. Solo allora è emersa tutta la profondità della ferita lasciata da quella crisi istituzionale.
