Il potere del pensiero positivo: come rafforzare il sistema immunitario

Il potere del pensiero positivo: come rafforzare il sistema immunitario

Il potere del pensiero positivo: come rafforzare il sistema immunitario

Giada Liguori

Gennaio 21, 2026

Tel Aviv, 21 gennaio 2026 – Pensare positivo può davvero rafforzare il sistema immunitario. Lo dimostra uno studio pubblicato su Nature Medicine e condotto dall’Università di Tel Aviv, che ha coinvolto 85 adulti volontari. I ricercatori, guidati da Nitzan Lubianiker, hanno notato che attivare una zona del cervello legata alla ricompensa, la cosiddetta area tegmentale ventrale (Vta), sembra migliorare la risposta del corpo a un vaccino. Un risultato che apre la strada a modi nuovi e non invasivi per rendere i vaccini più efficaci.

Dopamina e motivazione: il segreto della risposta immunitaria

La Vta è una piccola area nel profondo del cervello, fondamentale per il sistema di ricompensa, motivazione ed emozioni. Qui si produce la dopamina, spesso chiamata “l’ormone della felicità”. In passato, studi sugli animali avevano già fatto intuire un legame tra questa zona e il sistema immunitario, ma negli esseri umani il rapporto era ancora poco chiaro. “Volevamo capire se fosse possibile influenzare la risposta immunitaria agendo su certe parti del cervello”, ha spiegato Lubianiker.

Come si allena il cervello a pensare positivo

Gli 85 volontari sono stati guidati a stimolare la Vta con tecniche mentali semplici: pensare a un viaggio bello o a un momento felice. Mentre lo facevano, la loro attività cerebrale veniva monitorata in tempo reale con la risonanza magnetica funzionale al centro di neuroscienze di Tel Aviv. Quattro sessioni totali, distribuite su due settimane. Solo dopo questo percorso è stato somministrato loro un vaccino contro l’epatite B.

Chi tiene attiva la Vta produce più anticorpi

Nelle settimane dopo il vaccino, i ricercatori hanno misurato gli anticorpi nel sangue dei partecipanti. Il risultato? Chi riusciva a mantenere alta l’attività nella Vta mostrava una risposta immunitaria più forte. “Non ci aspettavamo un divario così chiaro”, ha ammesso uno degli autori. Ma il numero limitato di volontari impone cautela: “Servono studi più ampi per confermare e capire se questa tecnica può essere usata su larga scala”.

Il mistero dell’effetto placebo si fa più chiaro

Lo studio getta anche nuova luce sull’effetto placebo. Capire come funziona la Vta può spiegare perché aspettative positive o fiducia in un trattamento portino a miglioramenti concreti nel corpo. “Siamo solo all’inizio”, ha detto Lubianiker, “ma scoprire questi meccanismi potrebbe cambiare il modo in cui vediamo prevenzione e cura”.

I limiti e quello che resta da fare

Gli autori avvertono che al momento non ci sono prove per sostituire le terapie tradizionali con tecniche di auto-motivazione. “Il nostro lavoro indica una strada interessante”, ha chiarito Lubianiker, “ma non va a sostituire i protocolli medici già collaudati”. La ricerca continuerà con nuovi gruppi e vaccini diversi per capire se l’effetto si può replicare.

Mente e corpo, un legame che torna al centro

In attesa di conferme, lo studio israeliano rilancia l’idea – vecchia ma sempre attuale – che mente e corpo sono strettamente collegati. “Non si tratta solo di pensare positivo in modo generico”, ha concluso Lubianiker, “ma di imparare a usare consapevolmente le nostre risorse mentali per sostenere la salute fisica”. Una strada che potrebbe portare, in futuro, a interventi su misura per migliorare l’efficacia dei vaccini e forse anche di altre cure.