Pechino, 21 gennaio 2026 – La navetta spaziale cinese Shenzhou-20 è tornata a Terra questa mattina, poco dopo le 7 ora locale, atterrando nel deserto del Gobi, in Mongolia interna. Si chiude così una missione durata quasi nove mesi. Il rientro, confermato dall’Agenzia spaziale cinese per i voli con equipaggio (Cmsa), segna la fine di una delle fasi più delicate del programma spaziale cinese. La capsula, infatti, era stata danneggiata da un detrito orbitale lo scorso novembre mentre era agganciata alla stazione spaziale Tiangong.
Un rientro sotto stretta osservazione dopo il danno in orbita
La Shenzhou-20 era partita nell’aprile del 2025 con il compito di garantire la permanenza degli astronauti cinesi sulla stazione Tiangong e portare a bordo esperimenti scientifici. Il rientro era previsto per il 5 novembre, ma durante i controlli prima del ritorno a Terra, gli ingegneri hanno scoperto delle crepe sullo strato esterno di un finestrino. Il danno, causato da un piccolo detrito spaziale, è stato subito preso molto sul serio dalla Cmsa. “Abbiamo riscontrato una perdita parziale della tenuta – ha detto un portavoce – e abbiamo preferito non correre rischi”.
Cambio di rotta: la rotazione degli equipaggi in emergenza
A causa del danno, la Shenzhou-20 non ha potuto riportare a casa gli astronauti. I tre membri dell’equipaggio sono stati trasferiti sulla Shenzhou-21, mentre i colleghi di quest’ultima sono rimasti bloccati in orbita per qualche giorno. La situazione si è sbloccata solo con il lancio della capsula Shenzhou-22, partita senza equipaggio proprio per il recupero. Una soluzione d’emergenza che ha richiesto una rapida riorganizzazione delle procedure, come hanno riferito fonti vicine al programma.
Record di permanenza nello spazio e carico scientifico
Nonostante tutto, la missione della Shenzhou-20 ha stabilito un nuovo record: circa 270 giorni in orbita, il massimo finora per un veicolo cinese abitabile. Un segnale chiaro delle ambizioni di Pechino nel campo spaziale. Al momento del rientro, la navetta trasportava solo esperimenti scientifici, materiale ormai inutilizzabile e rifiuti prodotti durante la missione. A bordo, però, non c’erano astronauti.
Atterraggio senza intoppi, carico intatto
Il rientro nel deserto del Gobi è avvenuto senza problemi, seguendo le procedure previste. Le squadre di recupero hanno raggiunto la capsula poco dopo l’atterraggio, avvenuto a circa 40 chilometri dalla base di Dongfeng. “Tutto il materiale è arrivato integro”, ha confermato la Cmsa in una nota pubblicata nella tarda mattinata. Le immagini diffuse dalla tv di Stato mostrano la capsula adagiata sulla sabbia, circondata da tecnici in tuta bianca.
Sicurezza in orbita sotto la lente
L’incidente con la Shenzhou-20 riaccende i riflettori sul tema della sicurezza nello spazio e sulla quantità crescente di detriti in orbita. Secondo l’ESA, sono oltre 36mila i frammenti monitorati intorno alla Terra. “Abbiamo rafforzato i controlli e la valutazione dei rischi”, ha spiegato un ingegnere della missione. La scelta di non usare la navetta per riportare gli astronauti è stata considerata “inevitabile” dagli esperti.
Il futuro del programma Tiangong
Con il rientro della Shenzhou-20, la Cina si prepara alle prossime sfide del programma Tiangong. Nei mesi a venire sono attesi nuovi lanci per potenziare la stazione e mettere alla prova sistemi di supporto alla vita per missioni di lunga durata. “L’obiettivo è rafforzare la presenza cinese nello spazio”, ha detto il direttore della Cmsa durante una conferenza stampa a Pechino. Nel frattempo, la capsula appena rientrata sarà sottoposta a controlli approfonditi per capire meglio l’impatto del danno e migliorare la protezione delle future missioni.
