Netanyahu si unisce al Board of Peace: una mossa sorprendente per la diplomazia mondiale

Netanyahu si unisce al Board of Peace: una mossa sorprendente per la diplomazia mondiale

Netanyahu si unisce al Board of Peace: una mossa sorprendente per la diplomazia mondiale

Matteo Rigamonti

Gennaio 21, 2026

Tel Aviv, 21 gennaio 2026 – Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha dato il via libera, ieri, all’invito del presidente Usa Donald Trump a entrare nel neonato Board of Peace, un organismo internazionale pensato per favorire il dialogo tra le grandi potenze. La notizia è arrivata dall’ufficio del premier israeliano, mentre fonti della Casa Bianca l’hanno definita “un passo importante verso una nuova stagione di cooperazione globale”.

Netanyahu nel Board of Peace: la conferma che tutti aspettavano

La notizia è arrivata poco dopo le 18, ora locale, con una nota breve del portavoce del governo israeliano. “Il primo ministro Netanyahu ha accettato l’invito del presidente Trump a entrare nel Board of Peace”, si legge nel comunicato rilanciato dai media internazionali. Non sono stati però forniti dettagli su come funzionerà questo organismo né su chi altro ne farà parte. Fonti diplomatiche, raccolte da Haaretz, dicono che il Board dovrebbe mettere insieme leader politici e volti importanti della diplomazia mondiale.

Un organismo nato per far parlare le grandi potenze

Il Board of Peace nasce in un momento delicato, con tensioni che crescono in Medio Oriente e rapporti incerti tra Stati Uniti, Europa e Russia. Trump, che nelle ultime settimane ha intensificato i contatti con diversi leader, ha voluto fortemente che Netanyahu fosse dentro. Per la Casa Bianca, il premier israeliano è “un interlocutore chiave” per la stabilità della regione. “La sua esperienza e visione saranno determinanti”, ha detto un funzionario americano, restando anonimo.

Le reazioni a Gerusalemme e Washington

A Gerusalemme la notizia ha suscitato prudenza. Tra i sostenitori di Netanyahu si parla di “un riconoscimento del ruolo centrale di Israele sullo scenario globale”. Dall’opposizione, invece, arrivano richieste di chiarimenti: “Vogliamo sapere se è un passo concreto o solo una mossa simbolica”, ha detto la deputata laburista Tamar Zandberg. Negli Stati Uniti, invece, il Dipartimento di Stato ha sottolineato che la partecipazione di Netanyahu è “un segnale positivo per la ripresa del dialogo”.

Tra passato e futuro: cosa cambia davvero?

Non è la prima volta che leader israeliani entrano in organismi multilaterali voluti dagli Usa. Già nel 2020, durante il secondo mandato Trump, era stato avviato un tavolo di negoziati con rappresentanti israeliani ed emiratini. Ma il Board of Peace, almeno nelle intenzioni, punta più in alto. Vuole affrontare temi come la sicurezza globale, la cooperazione energetica e la gestione delle crisi umanitarie, superando i confini regionali.

Prossimi passi e incognite aperte

Fonti diplomatiche a Washington dicono che la prima riunione del Board potrebbe arrivare già entro fine febbraio. Non è ancora chiaro se saranno invitati anche altri leader europei o asiatici. “Stiamo lavorando su una lista ristretta”, ha confidato un consigliere vicino a Trump. Nel frattempo, a Tel Aviv si aspetta una comunicazione ufficiale sulle deleghe che saranno affidate a Netanyahu all’interno del gruppo.

Un chiaro messaggio alla comunità internazionale

L’ingresso di Netanyahu nel Board of Peace è visto come un tentativo degli Stati Uniti di riprendersi il ruolo di mediatore globale, dopo mesi di tensioni e crisi. “Washington vuole tornare protagonista”, ha commentato Daniel Levy, esperto del Middle East Policy Forum. Resta da vedere se questa nuova piattaforma porterà risultati concreti o resterà solo sulla carta.

Per ora, certo è che Netanyahu, già protagonista di tanti negoziati internazionali, si prepara a sedersi a un nuovo tavolo, con gli occhi puntati sulle prossime mosse della diplomazia mondiale.