Jakarta, 22 gennaio 2026 – È emersa in una grotta dell’isola di Sulawesi, in Indonesia, la pittura rupestre più antica mai trovata al mondo: un contorno di mano realizzato circa 67.800 anni fa. Questa scoperta riscrive la storia dell’arte preistorica e offre nuove chiavi per capire le origini culturali delle prime popolazioni umane in Asia e Oceania. Il risultato, pubblicato su Nature dal team guidato da Maxime Aubert dell’Università Griffith in Australia, è frutto di una datazione molto precisa dei pigmenti.
Una mano antichissima lascia il segno a Sulawesi
Nella grotta di Liang Metanduno è stato trovato un vero e proprio stencil di mano: il profilo probabilmente è stato realizzato soffiando pigmento attorno alla mano appoggiata sulla parete. Una tecnica già vista in altre culture preistoriche, ma qui c’è un dettaglio in più. Le dita sono state volutamente assottigliate, dando alla mano un aspetto quasi “artigliante”. Un particolare che ha colpito Adam Brumm, coautore dello studio, il quale ha spiegato che “potrebbe simboleggiare un legame tra esseri umani e animali”, un tema ricorrente nell’arte rupestre di Sulawesi.
Sulawesi, culla di un’arte millenaria
Sulawesi non è nuova a scoperte di questo tipo. Nel 2017, nella grotta di Leang Tedongnge, era stata trovata una pittura di un cinghiale, datata a circa 45.000 anni fa. Ma questa nuova mano sposta indietro di più di ventimila anni la storia dell’arte sull’isola. “Ormai è chiaro che Sulawesi ha ospitato una delle culture artistiche più antiche e durature al mondo”, ha commentato Aubert, sottolineando come tutto risalga ai primi abitanti dell’isola.
Gli studiosi australiani hanno analizzato tutti i disegni nella grotta. Dai risultati emerge che il sito è stato usato per creare arte per almeno 35.000 anni, fino a circa 20.000 anni fa. Un arco di tempo che mostra quanto queste pratiche fossero radicate e in evoluzione tra le comunità preistoriche locali.
Come hanno datato la pittura? L’innovazione degli isotopi
Per stabilire l’età esatta della pittura, i ricercatori hanno usato una tecnica basata sugli isotopi dell’uranio. Hanno analizzato i minuscoli depositi minerali formatisi sopra e sotto il disegno. In questo modo hanno ottenuto una datazione molto precisa, superando i limiti delle tecniche tradizionali usate per i pigmenti organici.
Fino a poco tempo fa, il record per la pittura rupestre più antica spettava alle grotte europee di El Castillo (Spagna) e Chauvet (Francia), con opere datate tra i 30.000 e i 40.000 anni fa. Questa scoperta in Indonesia cambia completamente la prospettiva sull’origine e la diffusione dell’arte preistorica, e di conseguenza sulle rotte dei primi Homo sapiens.
Nuove piste sui viaggi delle prime popolazioni
Oltre al valore artistico, questa scoperta aiuta a capire meglio i movimenti umani nell’Asia sud-orientale. Secondo Adhi Agus Oktaviana, anche lui dell’Università Griffith, “è molto probabile che chi ha realizzato questi disegni facesse parte di un gruppo più ampio che poi si è diffuso nella regione e infine è arrivato in Australia”.
Durante l’era glaciale, con il livello del mare molto più basso di oggi, Sulawesi era una specie di “ponte” naturale verso sud e est. Da qui, dicono gli esperti, le popolazioni antiche sarebbero arrivate al continente del Sahul – un’unica massa di terra che comprendeva Australia, Tasmania e Nuova Guinea – segnando una tappa fondamentale della nostra storia.
Custodire un’eredità fragile
La scoperta nella grotta di Liang Metanduno non solo arricchisce la nostra conoscenza delle prime espressioni artistiche, ma lancia anche un campanello d’allarme sulla tutela di questi siti. Autorità indonesiane e ricercatori internazionali stanno già pensando a come proteggere le pitture da agenti naturali e dall’impatto del turismo. In un mondo dove ogni traccia può raccontarci qualcosa in più sulle origini dell’uomo moderno, quella mano impressa nella roccia di Sulawesi resta un segno tangibile – e fragile – del nostro passato più lontano.
