L’eredità di Camillo Golgi: dai neuroni specchio alle scoperte sulle malattie genetiche

L'eredità di Camillo Golgi: dai neuroni specchio alle scoperte sulle malattie genetiche

L'eredità di Camillo Golgi: dai neuroni specchio alle scoperte sulle malattie genetiche

Giada Liguori

Gennaio 22, 2026

Roma, 22 gennaio 2026 – Sono passati cento anni dalla scomparsa di Camillo Golgi, lo scienziato pavese che per primo, in Italia, vinse il Nobel per la Medicina. Oggi, l’Accademia Nazionale dei Lincei ha scelto di celebrare la sua eredità nella storica sede di Palazzo Corsini, a Roma. Un convegno organizzato insieme all’Istituto europeo di ricerca sul cervello “Rita Levi-Montalcini” (Ebri) ha fatto il punto su quanto le neuroscienze moderne debbano ancora a quella scoperta che nel 1873 cambiò per sempre il modo di studiare il cervello: la celebre “reazione nera”.

Golgi e la rivoluzione della “reazione nera”

Fu proprio la tecnica di colorazione delle cellule nervose ideata da Golgi – una miscela a base di nitrato d’argento capace di rendere visibili i singoli neuroni – a permettere per la prima volta di osservare la struttura del cervello umano nei suoi dettagli più minuti. “Golgi è stato il primo italiano a vincere il Nobel per la Medicina, la sua storia rappresenta un modello per le nuove generazioni”, ha detto Carlo Doglioni, vicepresidente dei Lincei, aprendo i lavori. Un’eredità che, spiegano gli organizzatori, continua a ispirare la ricerca più avanzata.

Andrea Lenzi, presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha ricordato come “il cervello sia un laboratorio vastissimo, pieno di angoli nascosti che ancora oggi ci sfuggono”. Eppure, ha aggiunto, “se abbiamo fatto passi avanti è anche grazie a Camillo Golgi, che ha spalancato porte nuove nelle neuroscienze”.

Neuroni specchio e terapie all’avanguardia

Tra le scoperte rese possibili dalla “reazione nera” c’è quella dei neuroni specchio. Giacomo Rizzolatti, neuroscienziato dell’Università di Parma e membro dei Lincei, ha sottolineato l’importanza del lavoro di Golgi anche per le sue ricerche. I neuroni specchio, individuati prima nelle scimmie e poi nell’uomo, si attivano sia quando facciamo qualcosa sia quando vediamo qualcun altro farlo. Un meccanismo che, spiega Rizzolatti, “ha cambiato radicalmente il modo in cui capiamo l’apprendimento per imitazione e l’empatia”.

Non è tutto. La tecnica di Golgi ha permesso anche di fare passi avanti nello studio delle malattie neurodegenerative. Elena Cattaneo, senatrice a vita e docente all’Università di Milano, ha presentato i più recenti risultati sulla malattia di Huntington, una rara patologia genetica a cui dedica anni di ricerca. “Abbiamo trovato la traccia della malattia già nel cervello in formazione dell’embrione”, ha detto Cattaneo. “E abbiamo dimostrato che si può intervenire per rallentare o bloccare la malattia”.

Guardare avanti con l’eredità di Golgi

Il convegno di oggi non è stato solo un omaggio al passato. Le neuroscienze si trovano davanti a sfide nuove: capire meglio come funziona l’apprendimento sociale, sviluppare terapie per malattie ancora senza cura. “Portare avanti questo lascito scientifico – ha detto Lenzi – è un privilegio e allo stesso tempo una grande responsabilità, soprattutto ora che le sfide sono così complesse”.

Durante la giornata si sono alternati interventi tecnici e ricordi personali. Alcuni ricercatori hanno mostrato immagini storiche delle prime preparazioni istologiche con la “reazione nera”. Altri hanno raccontato come la curiosità di Golgi sia ancora un faro per chi oggi lavora nei laboratori italiani ed europei.

Golgi, un esempio per i giovani

La storia di Golgi è un punto di riferimento per i giovani ricercatori”, ha sottolineato Doglioni prima di chiudere. In sala, tra studenti e studiosi, si sentiva un’atmosfera di emozione: non solo per il valore scientifico della ricorrenza, ma anche per il senso di continuità tra le scoperte di ieri e le sfide di oggi.

A cento anni dalla sua morte, il nome di Camillo Golgi resta scolpito non solo nei libri di medicina, ma nella memoria viva di chi fa ricerca. Un’eredità fatta di metodo, intuizione e passione per la conoscenza che, come hanno ricordato i relatori, continua a guidare gli studi sulle malattie neurodegenerative, sui neuroni specchio e su tutto ciò che ancora resta da scoprire del cervello umano.