Piccoli comuni in festa: 21 milioni di visitatori e 80 milioni di presenze attese!

Piccoli comuni in festa: 21 milioni di visitatori e 80 milioni di presenze attese!

Piccoli comuni in festa: 21 milioni di visitatori e 80 milioni di presenze attese!

Matteo Rigamonti

Gennaio 22, 2026

Milano, 22 gennaio 2026 – Sono oltre 2.600 i piccoli comuni italiani a vocazione turistica che, stando alle ultime stime dell’istituto Demoskopika, potrebbero vedere nel 2026 più di 21,3 milioni di arrivi e quasi 80 milioni di presenze, con una permanenza media che si mantiene stabile a 3,7 giorni. Un segnale chiaro del ruolo sempre più importante che i centri minori stanno assumendo nel panorama turistico nazionale. Domani e dopodomani questo tema sarà al centro del Terzo Forum Internazionale del Turismo, organizzato dal Ministero guidato da Daniela Santanchè, che si terrà al Palazzo del Ghiaccio di Milano.

Piccoli comuni, grandi numeri: l’undertourism prende piede

Secondo il rapporto di Demoskopika, i comuni con meno di 5mila abitanti hanno registrato nel 2024 ben 19,5 milioni di arrivi e 71,4 milioni di presenze. Per il 2026 si prevede un’ulteriore crescita: +5,3% negli arrivi e +6,9% nelle presenze. Numeri che si avvicinano a quelli delle cinque grandi città simbolo dell’overtourism – Verona, Venezia, Firenze, Roma e Napoli – che lo scorso anno hanno totalizzato oltre 23 milioni di arrivi e 72,1 milioni di presenze.

Il confronto è illuminante: “La rete diffusa dei piccoli comuni – spiegano i ricercatori di Demoskopika – ha un peso strategico nella distribuzione dei flussi turistici e nell’alleggerire la pressione sulle grandi città”. Un tema che, negli ultimi anni, ha guadagnato sempre più spazio nelle politiche nazionali.

L’undertourism non è un caso: un trend che cresce

Il turismo nei comuni sotto i 5mila abitanti pesa per circa il 14% degli arrivi complessivi e il 15,3% delle presenze totali in Italia. Non si tratta di un fenomeno marginale, ma di una realtà consolidata. “L’area dell’undertourism – si legge nel rapporto – intercetta una domanda che cerca esperienze più sostenibili, diffuse e integrate con le comunità locali”. Insomma, cresce chi preferisce viaggiare lontano dalle rotte più battute, cercando un rapporto vero con il territorio e le persone.

Nei piccoli centri, la permanenza media resta intorno ai 3,7 giorni. Non si tratta di visite lampo, ma di soggiorni più profondi. “Qui si cerca autenticità”, racconta un operatore turistico di Civita di Bagnoregio (Viterbo). “Chi arriva spesso si trattiene qualche giorno in più rispetto a chi visita le grandi città”.

Forum Internazionale del Turismo: l’Italia dei borghi sotto i riflettori

Proprio l’undertourism sarà il cuore della terza edizione del Forum Internazionale del Turismo, in programma domani e dopodomani a Milano. L’evento, promosso dal Ministero del Turismo insieme a Enit Spa, prenderà il via alle 14 al Palazzo del Ghiaccio. Sono attesi amministratori locali, operatori e rappresentanti istituzionali. L’obiettivo è discutere come valorizzare i territori meno conosciuti e alleggerire la pressione sulle grandi città.

“Vogliamo mettere al centro l’Italia dei borghi”, ha detto la ministra Daniela Santanchè in una nota diffusa ieri sera. “Il turismo nei piccoli comuni è una risorsa preziosa per il Paese e può spingere a uno sviluppo più equilibrato”.

Tra sfide e opportunità, il futuro dei borghi

Non mancano le difficoltà. L’aumento dei visitatori nei piccoli comuni porta con sé nuove sfide: infrastrutture spesso insufficienti, servizi da migliorare, investimenti da fare. Ma, come sottolineano gli amministratori locali, l’interesse crescente può diventare un motore per l’economia del territorio. “Abbiamo bisogno di risorse per accogliere meglio i visitatori”, ammette il sindaco di Castelmezzano (Potenza), “ma questa è anche un’occasione per far rivivere i nostri paesi”.

Secondo Demoskopika, l’undertourism è destinato a crescere ancora nei prossimi anni. Un fenomeno che potrebbe cambiare la geografia del turismo in Italia, spostando l’attenzione dai grandi centri ai territori più diffusi. Solo allora – forse – si potrà davvero ridurre la pressione dell’overtourism.