Abu Dhabi, 23 gennaio 2026 – Oggi, ad Abu Dhabi, si incontrano Ucraina, Russia e Stati Uniti per discutere la spinosa questione dei territori orientali ucraini, come annunciato dal presidente Volodymyr Zelensky. Il vertice a tre, con delegati di Kiev, Mosca e Washington, si svolge negli Emirati Arabi Uniti in un clima carico di attesa e tensione. L’obiettivo è trovare un’intesa su uno dei nodi più delicati del conflitto.
Territori orientali, la posta più alta
La scelta di Abu Dhabi come sede non è casuale. Gli Emirati, da mesi, cercano di farsi spazio come mediatori, offrendo un luogo neutrale e discreto. Fonti diplomatiche ucraine spiegano che al centro del confronto ci saranno le regioni di Donetsk, Luhansk e Zaporizhzhia. Da ormai quattro anni, queste zone sono teatro di scontri continui e rimangono contese tra forze ucraine e russe. “È una questione cruciale per il futuro della nostra sovranità”, ha ribadito Zelensky in un breve messaggio diffuso ieri sera a Kiev.
Le delegazioni e il clima ai negoziati
A rappresentare l’Ucraina c’è il consigliere presidenziale Andriy Yermak, mentre la Russia ha inviato il vice ministro degli Esteri Sergej Ryabkov. Gli Stati Uniti partecipano con la sottosegretaria di Stato Victoria Nuland, già molto nota per il suo ruolo nei dossier ucraini. L’incontro è fissato per le 10 locali (le 7 in Italia) e si tiene a porte chiuse nel palazzo presidenziale di Abu Dhabi. Nessuna delle delegazioni ha rilasciato dichiarazioni ufficiali prima dell’avvio, ma fonti vicine ai negoziatori parlano di “cauto ottimismo” e di una “volontà reale di ascoltarsi”.
Cosa vogliono davvero le parti
Gli analisti internazionali sottolineano l’importanza della presenza americana al tavolo. Washington, che nelle ultime settimane ha aumentato il sostegno militare a Kiev, punta a evitare un’escalation e a mantenere aperto un canale diplomatico con Mosca. “Non ci aspettiamo miracoli, ma sedersi e parlare è già un passo importante”, ha detto una fonte del Dipartimento di Stato ieri sera. La Russia, invece, insiste perché venga riconosciuta “la realtà sul terreno”, ovvero il controllo su vaste aree orientali. Kiev, di contro, chiede il ritiro totale delle truppe russe e il ritorno ai confini pre-2014.
Emirati Arabi Uniti, il ruolo da mediatore
Gli Emirati Arabi Uniti si sono messi in gioco come mediatori già dall’autunno scorso, dopo una serie di incontri informali tra diplomatici delle tre capitali. Abu Dhabi vuole rafforzare la sua immagine internazionale come facilitatore di dialoghi anche su temi difficili. “Siamo pronti a sostenere ogni sforzo che porti alla pace”, ha detto ieri il ministro degli Esteri emiratino Abdullah bin Zayed Al Nahyan. La scelta di Abu Dhabi risponde anche a esigenze pratiche: alta sicurezza, riservatezza e assenza di pressioni mediatiche.
Le reazioni nel mondo e le prossime mosse
La comunità internazionale segue con attenzione. L’Unione Europea, tramite l’Alto rappresentante Josep Borrell, ha espresso “apprezzamento per ogni iniziativa che favorisca il dialogo”. Anche la Cina osserva da vicino, mantenendo però un profilo basso. Sul fronte del conflitto, intanto, non arrivano segnali di tregua: nelle ultime 24 ore, riferisce lo Stato Maggiore ucraino, si sono registrati almeno 17 attacchi nelle zone di Avdiivka e Bakhmut.
Un primo passo verso la pace?
Resta da vedere se l’incontro di oggi ad Abu Dhabi porterà a risultati concreti o sarà solo un timido tentativo di riaprire il dialogo. “Non ci facciamo illusioni”, ha detto un funzionario ucraino poco prima dell’inizio, “ma ogni occasione per confrontarsi è meglio del silenzio”. Le prossime ore saranno decisive per capire se tra Kiev, Mosca e Washington c’è davvero spazio per la diplomazia o se la guerra continuerà a dettare i tempi della politica internazionale.
