Bruno, il cane eroe: la verità sul caso che ha toccato il cuore di Meloni e l’istruttore sotto indagine

Bruno, il cane eroe: la verità sul caso che ha toccato il cuore di Meloni e l'istruttore sotto indagine

Bruno, il cane eroe: la verità sul caso che ha toccato il cuore di Meloni e l'istruttore sotto indagine

Matteo Rigamonti

Gennaio 24, 2026

Taranto, 24 gennaio 2026 – Bruno, il cane molecolare dato per morto a luglio 2025 a causa di bocconi avvelenati con chiodi, è al centro di un’inchiesta che prende una piega inaspettata. La Procura di Taranto mette in dubbio la versione iniziale: il cane non sarebbe stato ucciso come si era detto. Indagato per simulazione di reato è ora l’istruttore Arcangelo Caressa, colui che aveva addestrato Bruno al centro di Talsano e che aveva ricevuto anche il plauso della premier Giorgia Meloni. Una storia che aveva toccato il cuore degli italiani, e che ora si complica con nuovi sviluppi.

L’autopsia ribalta tutto: niente avvelenamento

Il risultato dell’autopsia, disposta dai magistrati, cambia radicalmente le carte in tavola. Nel referto, firmato dai veterinari, si legge che nello stomaco e nell’intestino di Bruno non c’erano né chiodi né tracce di sostanze tossiche. Anzi, l’apparato digerente del cane era quasi vuoto: non mangiava da almeno venti ore, forse anche di più. Un dettaglio che, secondo il pubblico ministero Raffaele Casto, non si sposa con l’ipotesi del boccone avvelenato.

A confermare questa versione ci sono anche le testimonianze raccolte dagli investigatori. Un altro addestratore, arrivato al centro poco dopo le 7 del mattino, ha detto di non aver visto “nessuna polpetta vicino al box di Bruno”. Un particolare che mette in seria discussione la ricostruzione fornita da Caressa fin dall’inizio.

Perquisizioni e sequestri: la Procura accelera le indagini

Giovedì 22 gennaio, i carabinieri hanno fatto irruzione negli ambienti di Arcangelo Caressa. Hanno sequestrato cellulari, computer e documenti vari. Bloccati anche i conti bancari dell’addestratore. Gli inquirenti stanno cercando di mettere insieme tutti i pezzi, ricostruendo cosa è successo nelle ore prima e dopo la morte di Bruno.

Sotto la lente anche la decisione di Caressa di seppellire subito il cane, senza avvisare né le forze dell’ordine né la Asl. Un comportamento che, per la Procura, potrebbe nascondere qualcosa di importante. “Stiamo cercando di fare chiarezza su ogni aspetto”, ha detto una fonte vicina all’inchiesta.

Caressa si difende: “Dimostreremo che è tutto falso”

Arcangelo Caressa nega con forza ogni accusa. In una diretta su Facebook ha ribadito la sua versione e si è detto sicuro che i suoi avvocati riusciranno a “smontare la tesi della simulazione”. Ha ricordato che, fin da subito, aveva indicato possibili responsabili dell’uccisione di Bruno, legati a motivi di vendetta personali per la sua attività.

“Non ho nulla da nascondere”, ha detto ai suoi sostenitori. “Sono pronto a collaborare con la giustizia per far emergere la verità”. Il suo legale ha confermato che nei prossimi giorni presenteranno una memoria difensiva.

Una vicenda che aveva colpito tutta Italia

La morte di Bruno, il cane molecolare specializzato nelle ricerche di persone scomparse, aveva scosso profondamente l’opinione pubblica. La premier Giorgia Meloni aveva definito il suo sacrificio “vile e inaccettabile”, premiando pubblicamente Bruno e Caressa per le tante operazioni di soccorso portate a termine. Il centro di Talsano era diventato un punto di riferimento per volontari e operatori.

Oggi però la versione iniziale vacilla. Restano molti nodi da sciogliere: cosa è davvero successo nelle ultime ore di vita di Bruno? Perché la storia raccontata finora sembra così diversa da quella che emerge dagli atti? La comunità locale aspetta risposte chiare. Solo allora si capirà se si è trattato di un tragico errore o di una messinscena.

La vicenda è ancora aperta. Mentre le indagini vanno avanti, il ricordo di Bruno continua a suscitare emozioni forti, tra chi lo ha conosciuto e chi ha seguito le sue imprese sui social e in tv.