Roma, 24 gennaio 2026 – Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha raccontato la sua solitudine, sia istituzionale che personale, dopo essere finito nell’indagine di Perugia sul “caso Striano”. Un’inchiesta che ha scoperto un traffico illecito di informazioni tra magistrati, ufficiali della Guardia di Finanza e giornalisti. In un’intervista riservata, ripresa oggi dal Corriere della Sera, Crosetto ha detto di non aver ricevuto “nessuna solidarietà né politica né umana” in questi tre anni. “Mi sono sentito molto solo”, ha ammesso. E ha lasciato intendere che il silenzio è arrivato anche dai piani alti del governo, compresa la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Crosetto: la paura di essere spiato
Tutto è cominciato, ha ricordato Crosetto, quando alcuni articoli del quotidiano Domani hanno ricostruito con troppi dettagli la sua situazione fiscale. “Quegli articoli uscirono prima che diventassi ministro”, ha precisato. “Parlavano delle mie attività professionali: soldi guadagnati e dichiarati al fisco”. Ma quello che lo ha colpito davvero è stata la precisione dei dati pubblicati: “Erano precisi fino ai decimali”. Solo allora ha deciso di rivolgersi alla magistratura. Da quell’esposto, presentato nel 2021, è partita l’indagine che il procuratore di Perugia, Raffaele Cantone, ha definito un vero e proprio “verminaio”: un intreccio tra pezzi dello Stato e informatori infedeli.
La solitudine del ministro in mezzo alla tempesta
Nel racconto al Corriere, Crosetto ha descritto quanto si sia sentito isolato durante l’inchiesta. “Quando ho presentato il mio esposto, sono stato attaccato”, ha spiegato. “Destra, centro, sinistra, tutti contro”. Eppure oggi, con amarezza, osserva: “Tutti condannano questo sistema. Tutti tranne me, che resto seduto sulla riva del fiume a guardare”. Un’immagine chiara che mostra la distanza tra lui e la classe politica. Nessun segno di vicinanza, nessuna parola di sostegno pubblica. Nemmeno – suggerisce l’intervistatore – dalla premier Meloni. Crosetto non risponde direttamente, ma il messaggio è chiaro.
Il “verminaio” che mette a rischio la democrazia
“Cosa dovrei pensare?”, si domanda Crosetto. “Che queste persone l’abbiano fatto gratis? O dietro compenso? Sarebbe preferibile, altrimenti dobbiamo immaginare scenari più oscuri e inquietanti”. Il ministro teme che dietro la raccolta di informazioni riservate ci siano motivi ancora da chiarire. “Temevo che tutto venisse archiviato”, ha confidato. Per questo ha continuato a presentare denunce, cercando di capire quali pezzi dello Stato fossero coinvolti. “Mi sentivo solo. Molto solo”, ripete.
Domande senza risposta che pesano
Durante l’intervista emerge anche una riflessione più ampia sul rapporto tra potere e legalità. “Molte delle mie denunce sono domande ancora senza risposta”, dice Crosetto. Perché scavavano nella mia vita e in quella della mia famiglia? Per trovare un reato? E per conto di chi? “Chi può decidere di usare lo Stato per mettere sotto controllo qualcuno e tentare di ricattarlo?”, si chiede. La forza dello Stato può essere piegata per colpire chi viene considerato un nemico? In queste domande si sente il timore di una deriva pericolosa, dove le istituzioni diventano strumenti per interessi personali o politici.
Casi simili e l’appello a una riflessione parlamentare
Crosetto paragona la sua esperienza a quella di altri politici finiti sotto inchiesta e poi scagionati. Ricorda l’ex ministra Federica Guidi, costretta a dimettersi dopo un’indagine archiviata, e il generale della Marina che ha perso la possibilità di diventare capo dei servizi. Cita anche Calogero Mannino, ex ministro democristiano assolto dopo anni di processi: “Mi sorprende la sua calma interiore. Io sarei impazzito”. Lui invece, ammette, deve tenere a bada una rabbia difficile da gestire: “Ci sono persone che usano le loro funzioni per battaglie personali… Il Parlamento dovrebbe aprire una seria riflessione su un problema che mina le garanzie costituzionali, colpisce la politica e i partiti. Tutti”.
Una democrazia ferita
“Quello che succede dà la sensazione di una democrazia ferita e sconfitta”, conclude Crosetto. Una denuncia che va oltre la sua storia personale e coinvolge tutto il sistema istituzionale. Nel silenzio delle stanze del potere, il ministro della Difesa resta in attesa di risposte – e forse anche di un po’ di solidarietà – dalla politica italiana.
