Como, 24 gennaio 2026 – I Neanderthal che frequentavano la grotta dell’Orso, a 1.450 metri sulle Prealpi comasche, si muovevano sempre con un vero e proprio “kit da viaggio” fatto di utensili in pietra. Quegli strumenti venivano usati e riaffilati durante le loro escursioni in montagna. A svelarlo è uno studio pubblicato sul Journal of Quaternary Science, frutto del lavoro dell’Università di Ferrara insieme alla Statale di Milano. Una ricerca che ci offre uno sguardo più chiaro sulle abitudini quotidiane di questi antichi abitanti d’Europa.
Gli utensili arrivavano da lontano: cosa dicono le analisi
Negli ultimi decenni, la grotta dell’Orso – chiamata anche caverna Generosa – ha restituito agli archeologi centinaia di scheletri di orso. Tra questi, sono emersi sedici utensili in pietra. Un dettaglio ha subito colpito gli studiosi: non c’erano scarti o schegge di lavorazione, segno che gli strumenti non erano stati fatti lì. “Abbiamo analizzato la composizione chimica delle pietre”, spiega Federico Lugli dell’Università di Ferrara, “e così abbiamo potuto confrontarla con quella delle rocce locali”.
Le analisi hanno mostrato che la materia prima – selce e radiolarite di alta qualità – veniva da una zona più in basso, a pochi chilometri dalla grotta. Questo fa pensare che i Neanderthal portassero con sé utensili già pronti, probabilmente scelti per la loro durevolezza e facilità di manutenzione.
Riaffilature e cura: il vero “kit” dei Neanderthal
Grazie a microscopi molto potenti, il gruppo di ricerca ha trovato sui bordi degli strumenti segni chiari di ritocco, frutto di ripetute riaffilature. “Quegli utensili venivano tenuti affilati durante il viaggio”, aggiunge Lugli, “segno che erano oggetti importanti, curati con attenzione”. La grotta non era una sorta di laboratorio, ma piuttosto un punto di sosta, un rifugio dove fermarsi a riposare.
Le prime ricostruzioni suggeriscono che portare con sé utensili già pronti fosse una strategia per affrontare ambienti difficili come le montagne. Solo in caso di bisogno, gli strumenti venivano riaffilati sul posto, allungandone la vita utile.
Caccia o opportunismo? Il legame con gli orsi
Le condizioni di conservazione non hanno permesso di studiare a fondo l’usura degli utensili, ma il confronto con reperti simili in altre grotte abitate da orsi fa pensare a un loro uso nella lavorazione degli animali. “In altri siti”, spiega Giulia Marciani della Statale di Milano, “questi strumenti sono stati collegati alla macellazione o alla lavorazione delle pelli”.
La presenza insieme di resti umani e scheletri di orso apre diverse ipotesi: forse i Neanderthal cacciavano gli orsi, oppure si nutrivano di quelli morti durante il letargo. Tuttavia, gli esperti ritengono improbabile che uomini e orsi vivessero insieme nella grotta. Più probabile che i Neanderthal la usassero come rifugio temporaneo in estate, quando gli orsi erano via.
Mobilità e organizzazione: un nuovo sguardo sui Neanderthal
Questa scoperta illumina la mobilità dei Neanderthal nelle Alpi lombarde. Il fatto che scegliessero materiali di qualità e li trasportassero per chilometri parla di una conoscenza profonda del territorio e delle sue risorse. “Non erano nomadi alla cieca”, dice Marciani, “ma gruppi organizzati, capaci di pianificare spostamenti e soste”.
Il ritrovamento nella grotta dell’Orso si inserisce in un quadro più ampio di studi che stanno cambiando il modo di vedere i Neanderthal: non solo cacciatori adattabili, ma anche viaggiatori attenti e abili artigiani. Quel dettaglio degli utensili portatili racconta una vita fatta di gesti ripetuti, scelte pratiche e una sorprendente capacità di adattarsi alle sfide dell’ambiente alpino.
Mentre nuovi scavi e analisi sono ancora in corso, la grotta dell’Orso continua a restituire pezzi di un passato che piano piano si fa meno oscuro.
