Lavoro studentesco in Europa: l’Italia si colloca tra gli ultimi posti

Lavoro studentesco in Europa: l'Italia si colloca tra gli ultimi posti

Lavoro studentesco in Europa: l'Italia si colloca tra gli ultimi posti

Matteo Rigamonti

Gennaio 24, 2026

Roma, 24 gennaio 2026 – In Europa, un giovane su quattro lavora mentre studia. È questo il quadro che emerge dai dati Eurostat 2024, che mostrano una situazione molto diversa da Paese a Paese. L’Italia, con appena il 6% di studenti lavoratori tra i 15 e i 29 anni, si trova nelle ultime posizioni della classifica europea, lontana dalla media e soprattutto dai Paesi del Nord.

Studenti al lavoro: l’Europa divisa a metà

Secondo Eurostat, nel 2024 il 25,4% dei giovani europei tra i 15 e i 29 anni aveva un’occupazione durante gli studi. Parliamo di milioni di ragazzi che si dividono tra lezioni, esami e lavoro. Ma non tutti sono nella stessa situazione: il 71,4% dei giovani non lavora mentre studia, mentre un altro 3,2% è disoccupato e cerca attivamente un impiego.

Le differenze sono nette. Nei Paesi Bassi, per esempio, quasi tre studenti su quattro (74,3%) lavorano durante il percorso scolastico o universitario. In Danimarca la percentuale scende al 56,4%, in Germania al 45,8%. Qui contano molto le politiche sociali, la flessibilità dei contratti e una cultura che spinge i giovani a entrare nel mondo del lavoro fin da subito.

Italia fanalino di coda in Europa

Con il suo 6%, l’Italia si piazza al 22° posto su 27 Stati europei. Peggio fanno solo Romania (2,4%), Grecia (6%) e Croazia (6,4%). Una posizione che racconta di un sistema ancora poco aperto a far conciliare scuola e lavoro.

Secondo gli esperti, i motivi sono vari: orari scolastici rigidi, pochi contratti part-time pensati per chi studia, e una mentalità che vede il lavoro durante gli studi come un’eccezione, non la norma. “In Italia manca un vero collegamento tra scuola e lavoro”, spiega Giovanni Brugnoli, vicepresidente di Confindustria per il Capitale umano. “Nei Paesi del Nord è normale fare esperienza lavorativa già da studenti”.

Le voci degli studenti italiani

Tra gli universitari italiani, il dato non stupisce. “Molti miei compagni vorrebbero lavorare per mantenersi o fare esperienza”, racconta Martina, studentessa di Economia alla Sapienza di Roma. “Ma tra lezioni obbligatorie e tirocini non pagati è dura trovare il tempo”. Questo si riflette anche sull’autonomia dei giovani: secondo l’ultimo rapporto Istat, in Italia si lascia la casa dei genitori in media dopo i 30 anni.

Nord Europa, modelli a cui guardare

Nei Paesi dove più studenti lavorano – come Olanda e Danimarca – le università offrono orari più flessibili e servizi di orientamento al lavoro fin dal primo anno. In Germania, i cosiddetti “minijob” permettono ai ragazzi di guadagnare senza perdere i vantaggi dello status di studente. “Da noi manca una rete del genere”, ammette Luca, rappresentante degli studenti a Bologna. “Chi lavora spesso lo fa in nero o in condizioni precarie”.

Cosa ci aspetta?

Il tema di far convivere scuola e lavoro torna spesso nel dibattito pubblico italiano. Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha detto pochi giorni fa che “favorire l’occupazione degli studenti è una priorità”, annunciando incentivi per le aziende che assumono giovani in formazione. Resta da vedere se basteranno a colmare il gap con l’Europa.

Nel frattempo, i dati di Eurostat confermano quello che molti già sanno: in Italia, lavorare mentre si studia è un privilegio per pochi. Eppure, come sottolineano docenti e sindacati studenteschi, favorire questa possibilità potrebbe non solo abbassare la disoccupazione giovanile, ma anche aiutare i ragazzi a diventare più indipendenti. Per ora, però, la strada è ancora lunga.