Torino, 24 gennaio 2026 – Sono migliaia i sinti da tutta Italia che si stanno muovendo verso il Piemonte per l’ultimo saluto a Adamo Massa, il 37enne di origine sinti ucciso durante una rapina a Lonate Pozzolo, in provincia di Varese, l’11 gennaio scorso. Ma i funerali non saranno aperti al pubblico: il questore di Torino ha vietato cerimonie pubbliche, imponendo esequie private. Una scelta che la comunità sinti piemontese giudica “razzista”, chiedendo soltanto “umanità” per il loro congiunto.
Funerali vietati, la comunità sinti si ribella
La notizia è arrivata ieri sera, con una comunicazione ufficiale della Questura. Massimo Gambino, questore di Torino, ha motivato il divieto con ragioni di ordine pubblico. “Le esequie dovranno svolgersi in forma strettamente privata”, si legge nella nota. Ma la comunità sinti non ci sta. “Non lasciateci senza un funerale degno, questo è razzismo”, ha detto Samuel Massa, fratello di Adamo, davanti alla Casa Funeraria di Collegno. “Era un cittadino italiano come tutti noi. Vogliamo solo un po’ di umanità”.
Chi era Adamo Massa e come è morto a Lonate Pozzolo
Adamo Massa abitava nel campo nomadi di corso Unione Sovietica, a Torino. Era sposato e aveva tre figli, il più piccolo di appena sette mesi. L’11 gennaio scorso, con un complice, aveva fatto irruzione in una villetta a due piani di Lonate Pozzolo, a pochi chilometri dall’aeroporto di Malpensa. L’obiettivo, secondo le prime ricostruzioni, era svaligiare la casa. Ma dentro c’era Jonathan Rivolta, che ha reagito colpendo Massa con un coltello da sub. Per il 37enne non c’è stato nulla da fare: è morto poco dopo, abbandonato dai complici davanti all’ospedale.
Un passato difficile e il dolore dei familiari
Massa era noto alle forze dell’ordine: diversi arresti e una condanna definitiva nel 2021 per rapine e furti ai danni di anziani nel Canavese. Ma fuori dalla Casa Funeraria, tra amici e parenti, domina il dolore. “La giustizia farà il suo corso”, ripetono all’unisono. La vedova resta in silenzio, visibilmente scossa. Nicola Vailatti, cugino della vittima, non nasconde l’amarezza: “Ha sbagliato perché è andato a rubare, ma non si può pagare con la vita”. E aggiunge: “Non c’è stata nessuna colluttazione: Adamo non ha aggredito nessuno. Lo dimostrerà l’autopsia”. Per i familiari si è trattato di un “eccesso di legittima difesa”.
Il corteo silenzioso da Collegno a Nichelino
Nonostante il divieto, la comunità sinti si prepara a dare l’ultimo saluto a Adamo Massa. Stamattina un corteo silenzioso è partito da Collegno verso Nichelino, dove alle 14.30 si terrà la messa funebre nella parrocchia San Vincenzo de Paoli. La sepoltura sarà nel cimitero locale. In strada, piccoli gruppi si sono radunati fin dalle prime ore: volti tesi, sguardi bassi, qualcuno stringe una foto del 37enne.
“Un errore sì, ma un funerale ci spetta”
“Ha sbagliato? Sì. Ma perché non possiamo fargli il funerale?”, chiede Samuel Massa ai giornalisti. “Siamo esseri umani”. Il caso ha riacceso il dibattito sulla legittima difesa e sul modo in cui si gestiscono i funerali di chi è coinvolto in fatti di cronaca nera. Per la comunità sinti piemontese, la decisione della Questura è un’ulteriore ferita: “Non siamo bestie”, ripete Samuel.
Indagini in corso e attesa di risposte
Nel frattempo, la magistratura va avanti con le indagini per chiarire cosa è successo nella villetta di Lonate Pozzolo. L’autopsia sul corpo di Adamo Massa sarà fondamentale per capire se la reazione di Jonathan Rivolta sia stata eccessiva. Gli inquirenti ascoltano testimoni e analizzano i rilievi della scientifica. La famiglia Massa aspetta risposte dalla giustizia, ma chiede soprattutto rispetto per il proprio dolore.
In queste ore, tra Collegno e Nichelino, la comunità sinti si stringe attorno ai parenti del 37enne. Un abbraccio silenzioso che chiede solo una cosa: umanità.
