Tajani critica la scarcerazione di Moretti: una scelta inaccettabile

Tajani critica la scarcerazione di Moretti: una scelta inaccettabile

Tajani critica la scarcerazione di Moretti: una scelta inaccettabile

Matteo Rigamonti

Gennaio 24, 2026

Roma, 24 gennaio 2026 – Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani non ha usato mezzi termini questa mattina alla Farnesina, definendo “inaccettabile” la scarcerazione di Mario Moretti, ex leader delle Brigate Rosse. La liberazione, decisa dalle autorità svizzere dietro il pagamento di una cauzione di 200 mila franchi, è stata giudicata da Tajani come un’offesa grave, non solo per le vittime e i feriti di quegli anni bui, ma per tutto il popolo italiano.

Tajani: “Una ferita aperta per l’Italia”

“Questa decisione è inaccettabile. Offende la memoria delle vittime, ferisce chi ha sofferto, ma soprattutto ferisce il sentimento di tutti gli italiani”, ha detto Tajani, rispondendo ai giornalisti nel salone principale del ministero. Il ministro ha puntato il dito contro la scelta svizzera di liberare Moretti, figura simbolo del terrorismo rosso, detenuto in Svizzera dopo anni di battaglie legali.

Secondo Tajani, il motivo addotto per la scarcerazione – il versamento della cauzione di 200 mila franchi svizzeri – non può bastare a giustificare una decisione così delicata. “Non ci sono altre ragioni che quei 200 mila franchi”, ha aggiunto, mostrando tutto il suo disappunto per l’esito.

Moretti libero: le reazioni in Italia

La notizia è arrivata ieri sera, con un comunicato ufficiale delle autorità svizzere. Moretti, condannato in Italia per numerosi reati legati agli anni di piombo, era stato arrestato a Ginevra nel 2025 su mandato internazionale. Roma aveva chiesto la sua estradizione, ma il processo si era bloccato per questioni procedurali e garanzie legali.

La concessione della libertà provvisoria ha scatenato una serie di reazioni, soprattutto tra le associazioni delle vittime. L’Associazione Vittime del Terrorismo ha espresso “profondo sconcerto” per una decisione definita “incomprensibile”. In Parlamento, esponenti di tutti gli schieramenti hanno chiesto chiarimenti urgenti al governo.

Svizzera: una questione di leggi e procedure

Fonti diplomatiche raccolte da alanews.it spiegano che la Svizzera ha motivato la scarcerazione richiamandosi al proprio diritto: la libertà provvisoria dietro cauzione è prevista quando non c’è rischio di fuga o di nuovi reati. Ma dal ministero degli Esteri italiano arriva un chiaro segnale di irritazione: “Non è solo una questione legale, è anche simbolica. Il caso Moretti riapre una ferita che non si è mai chiusa”, sottolinea un funzionario.

Il caso riporta al centro il nodo della cooperazione giudiziaria tra Paesi europei e le difficoltà nell’estradare persone condannate per reati di natura politica. In passato, situazioni simili avevano già creato tensioni tra Roma e altri governi dell’area Schengen.

Le famiglie delle vittime: “Non possiamo dimenticare”

Per i parenti delle vittime delle Brigate Rosse, la notizia è un duro colpo. “È come se ci dicessero che tutto quello che abbiamo vissuto non conta”, confida Anna Marini, sorella di una vittima, raggiunta da alanews.it. Molti familiari chiedono al governo di insistere in tutte le sedi internazionali per riportare Moretti in Italia e far sì che sconti la sua pena.

Intanto, Tajani assicura che la diplomazia italiana non mollerà: “Continueremo a usare ogni strumento legale per riportarlo davanti alla giustizia italiana. Questa partita non è chiusa”, ha detto chiaramente il vicepremier.

Una ferita che non si rimargina

La scarcerazione di Mario Moretti riporta alla luce uno dei capitoli più dolorosi della storia italiana. Gli anni di piombo, con la loro violenza e le divisioni, restano una ferita aperta per tante famiglie e per tutta la società. Oggi, come allora, il dibattito su giustizia e memoria si intreccia con questioni di sovranità nazionale e collaborazione internazionale. Mentre le istituzioni cercano risposte, il Paese si interroga ancora sul vero significato della parola “giustizia”.