Il Papa chiede un impegno rinnovato per la pace in Ucraina

Il Papa chiede un impegno rinnovato per la pace in Ucraina

Il Papa chiede un impegno rinnovato per la pace in Ucraina

Matteo Rigamonti

Gennaio 25, 2026

Roma, 25 gennaio 2026 – Papa Leone ha lanciato oggi un nuovo appello per la pace in Ucraina, durante l’Angelus in Piazza San Pietro. Davanti a migliaia di fedeli riuniti sotto il cielo limpido della capitale, il Pontefice ha espresso il suo “dolore” per una situazione che da settimane, anzi da mesi, tiene sotto scacco intere comunità, lasciandole esposte al freddo e alla paura. “Anche in questi giorni l’Ucraina è colpita da attacchi continui che lasciano intere popolazioni al gelo dell’inverno. Seguo con dolore quanto accade e sono vicino e prego per chi soffre”, ha detto con voce ferma ma visibilmente provata.

Papa Leone: “La guerra allarga la frattura tra i popoli”

Non si è limitato a una semplice preghiera. Il Papa ha voluto mettere in chiaro – con parole chiare ma senza alzare la voce – le conseguenze di un conflitto che sembra non avere fine. “Il protrarsi delle ostilità, con conseguenze sempre più gravi per i civili, allarga la frattura tra i popoli e allontana una pace giusta e duratura”, ha spiegato Papa Leone, rivolgendosi ai leader politici e alla comunità internazionale. Un invito a non arrendersi. “Chiedo a tutti di moltiplicare gli sforzi per porre fine a questa guerra”, ha aggiunto, guardando la folla raccolta in silenzio.

Emergenza umanitaria: freddo e attacchi colpiscono i civili

Le parole del Papa arrivano in un momento in cui la crisi in Ucraina si fa sempre più drammatica. Secondo fonti Onu, nelle ultime settimane le temperature sono scese sotto lo zero in molte zone dell’est del paese. Le infrastrutture energetiche, già danneggiate dai bombardamenti, non riescono più a garantire riscaldamento e luce a centinaia di migliaia di persone. A Kharkiv, Mariupol e nelle campagne intorno a Dnipro, i volontari della Croce Rossa raccontano di famiglie costrette a rifugiarsi in scantinati o a improvvisare stufe con quel che trovano. “Ogni notte sentiamo le esplosioni e il gelo entra dappertutto”, ha detto Olena, 42 anni, madre di tre figli, raggiunta al telefono da alanews.it.

Diplomazia bloccata: appelli senza risposte

Sul fronte diplomatico, la situazione resta ferma. I negoziati tra Mosca e Kiev non hanno portato a nulla di concreto nelle ultime settimane. L’Unione Europea ha ribadito il suo sostegno all’Ucraina, ma le pressioni internazionali non sembrano smuovere le parti dal conflitto. “Serve un impegno comune, non solo parole”, ha detto ieri il ministro degli Esteri italiano, Giancarlo Fabbri, durante una conferenza stampa alla Farnesina. Il Vaticano, che da mesi lavora in silenzio dietro le quinte, continua a offrire la sua mediazione. Fonti vicine alla Segreteria di Stato confermano colloqui informali con rappresentanti di entrambi i governi.

La Chiesa scende in campo: aiuti e preghiere

Non si tratta solo di parole. La Chiesa cattolica sta organizzando raccolte fondi e inviando aiuti alle zone più colpite. Caritas Internationalis ha annunciato nuovi convogli con coperte, cibo e medicine per le famiglie senza casa. “La solidarietà non conosce confini”, ha detto suor Maria Teresa, responsabile della missione umanitaria a Leopoli. In molte parrocchie italiane, questa domenica, sono state organizzate veglie di preghiera e raccolte straordinarie.

Un appello che va oltre i confini

L’intervento di Papa Leone si inserisce in una lunga tradizione di richiami vaticani alla pace nei teatri di guerra. Ma oggi, più che mai, le sue parole sembrano risuonare anche fuori dalle mura della Chiesa. Sui social, centinaia di utenti hanno rilanciato il suo invito a “non abituarsi al dolore degli altri”. Un messaggio che, tra il Vaticano e le case ucraine senza luce, resta sospeso. In attesa che qualcuno lo ascolti davvero.