Nato crea una ‘zona robotica’ di difesa al confine orientale: il futuro della sicurezza europea

Nato crea una 'zona robotica' di difesa al confine orientale: il futuro della sicurezza europea

Nato crea una 'zona robotica' di difesa al confine orientale: il futuro della sicurezza europea

Matteo Rigamonti

Gennaio 25, 2026

Varsavia, 25 gennaio 2026 – La Nato si prepara a cambiare volto sulla linea del suo fianco orientale. Secondo quanto riportato da Rbc Ukraine e ripreso dal quotidiano tedesco Welt, l’Alleanza atlantica sta pensando di creare una vera e propria “zona robotica” quasi senza personale umano lungo i confini con Russia e Bielorussia. L’idea è chiara: mettere al sicuro i soldati nelle prime fasi di un possibile attacco, affidando a sistemi automatizzati di ultima generazione il compito di sorvegliare e reagire subito.

Difesa a più livelli: robot e sensori in prima linea

Il generale Thomas Lowin, portavoce della Nato, ha spiegato come funzionerà il progetto. La nuova zona robotica sarà protetta da una difesa a più livelli, che unirà sensori sofisticati, robot e sistemi completamente automatici. “Rispondiamo così alle minacce sempre più pressanti che arrivano dalla Russia”, ha detto Lowin, sottolineando quanto la tecnologia sarà al centro della strategia di deterrenza dell’Alleanza.

Nel concreto, la zona potrebbe schierare droni armati, veicoli da combattimento semi-autonomi, robot terrestri e sistemi di difesa aerea e missilistica automatizzati. Tutti questi strumenti lavoreranno insieme per scovare in fretta movimenti sospetti e fermare eventuali attacchi, limitando al massimo la presenza diretta dei soldati nelle zone più esposte.

Maggiori scorte e basi più solide

Non è solo una questione di tecnologia. La Nato vuole anche rafforzare la sua presenza logistica nei paesi confinanti con la Russia. Le fonti militari parlano di scorte di armi e munizioni molto più abbondanti rispetto al passato. L’obiettivo è rispondere con rapidità in caso di emergenza e dare alle truppe sul campo tutto il supporto necessario.

Queste mosse arrivano in un momento di tensioni crescenti lungo il confine orientale. Negli ultimi mesi, paesi come Polonia, Lituania e Lettonia hanno chiesto un rafforzamento delle difese, citando l’aumento delle esercitazioni russe e il peggioramento del clima diplomatico. “Non possiamo permetterci sorprese”, ha confidato un ufficiale polacco coinvolto nei negoziati con la Nato.

Umani al comando, tecnologia sotto controllo

Nonostante il crescente uso di sistemi autonomi, il generale Lowin ha voluto mettere in chiaro una cosa: le decisioni finali sull’uso della forza resteranno sempre nelle mani degli esseri umani. “La supervisione umana è fondamentale”, ha ribadito, “rispettiamo le leggi internazionali e gli standard etici sull’uso della forza militare”.

Il tema dell’automazione negli armamenti resta caldo dentro l’Alleanza. Alcuni esperti di diritto internazionale hanno espresso dubbi sui rischi legati all’uso di robot in scenari di guerra. Però, fonti Nato assicurano che ogni nuova tecnologia sarà messa alla prova con controlli severi e test approfonditi prima di entrare in servizio.

Un salto in avanti per la sicurezza sul fronte est

Puntare su una difesa robotica segna un cambio di passo per la Nato, che finora aveva puntato molto sulla presenza fisica delle truppe come deterrente. Con l’aumento delle minacce ibride e i progressi tecnologici, l’Alleanza cerca un nuovo equilibrio tra la sicurezza dei soldati e l’efficacia sul campo.

Secondo le prime stime, ci vorranno diversi mesi di lavoro e investimenti importanti per mettere a punto questa zona robotica. Alcuni dettagli restano ancora segreti, ma chi conosce il dossier parla di una “svolta indispensabile” per la sicurezza collettiva degli Stati membri.

Nei quartier generali della Nato a Bruxelles si respira un’aria di prudente determinazione. “La priorità è sempre salvare vite umane”, ha concluso Lowin, “ma senza fermarsi davanti all’innovazione”. Una sfida che, nei prossimi mesi, metterà alla prova non solo la tecnologia dell’Alleanza, ma anche la sua capacità di restare unita.