Borsa asiatica in ribasso: il dollaro debole pesa sull’export

Borsa asiatica in ribasso: il dollaro debole pesa sull'export

Borsa asiatica in ribasso: il dollaro debole pesa sull'export

Matteo Rigamonti

Gennaio 26, 2026

Tokyo, 26 gennaio 2026 – Le Borse asiatiche hanno chiuso oggi in rosso, in un clima di incertezza che pesa sui mercati finanziari e si riflette anche sulle valute. Il dollaro ha perso terreno rispetto alle principali monete globali. Secondo diversi analisti, questo potrebbe dare una mano alle esportazioni americane nella sfida con Cina e Giappone. Gli operatori restano in attesa di segnali chiari dalla Casa Bianca, mentre le tensioni tra Russia e Ucraina continuano a condizionare le scelte degli investitori.

Borse asiatiche giù, Tokyo fa peggio di tutti

La giornata è partita male a Tokyo, dove il Nikkei ha lasciato sul campo l’1,79%. Un calo che ha sorpreso più di qualcuno, soprattutto dopo la recente volatilità. “Il mercato giapponese soffre ancora per le oscillazioni valutarie e le incertezze sulle politiche commerciali Usa”, ha detto un trader di Nomura Securities contattato alle 9.30 locali.

Nel resto dell’Asia la situazione è rimasta fragile. Shanghai ha chiuso praticamente invariata (+0,03%), mentre Shenzhen ha perso lo 0,78%. In rosso anche Seul (-0,81%) e Mumbai (-0,94%), con volumi di scambi più bassi della media settimanale. “Gli investitori sono in modalità attesa”, ha confidato un analista di HSBC a Hong Kong, aggiungendo che la volatilità dovrebbe continuare almeno fino all’arrivo dei dati macroeconomici nei prossimi giorni.

Dollaro debole, yen si riprende

Sul mercato delle valute, il dollaro si è mostrato più debole, scambiando poco sopra i 154 yen, dopo aver sfiorato i 160 nelle sedute precedenti. La Banca del Giappone tiene d’occhio la situazione: “Seguiamo da vicino l’andamento del cambio”, ha detto un portavoce dell’istituto centrale in un breve incontro con la stampa a Tokyo.

Anche il cambio yen-euro si è fermato a 182,70. Secondo alcuni operatori, la recente instabilità riflette non solo le aspettative sulle mosse della Federal Reserve, ma anche le tensioni geopolitiche in Europa orientale. “Non è solo questione di tassi”, ha spiegato un gestore di fondi di Singapore, “ma anche di come viene percepito il rischio nel mondo”.

Oro in volata: supera i 5.000 dollari l’oncia

In mezzo a tutta questa incertezza, l’oro continua a correre. Il prezzo ha superato i 5.092 dollari l’oncia, toccando un nuovo record storico. Dietro questo balzo c’è la ricerca di beni rifugio e le preoccupazioni per le tensioni tra Russia e Ucraina. “Quando i mercati sono nervosi, l’oro torna protagonista”, ha ammesso un broker della Borsa di Singapore poco dopo le 11 locali.

Tutti gli occhi puntati sui dati di oggi: Germania e Usa sotto la lente

Sul fronte economico, gli operatori aspettano con attenzione l’indice Ifo di gennaio, in arrivo dalla Germania. Questo indicatore misura il clima di fiducia delle imprese tedesche ed è considerato un termometro importante per l’economia europea.

Dagli Stati Uniti sono invece attesi i dati sugli ordini dei beni durevoli e l’indice manifatturiero della Fed di Dallas. Questi numeri potrebbero influenzare le prossime mosse della Federal Reserve e, di conseguenza, i mercati di tutto il mondo. “Ogni segnale sulla forza dell’economia americana viene seguito con molta attenzione”, ha spiegato un economista di Morgan Stanley.

Tensioni geopolitiche e dazi Usa: l’incognita che pesa sui mercati

A tenere sulle spine gli investitori sono soprattutto le mosse che il presidente Trump potrebbe fare sui dazi commerciali. Nelle ultime ore non sono arrivate dichiarazioni ufficiali dalla Casa Bianca, ma fonti vicine all’amministrazione parlano di possibili nuove misure nelle prossime settimane.

Nel frattempo, le tensioni tra Russia e Ucraina restano un fattore di rischio costante. “Ogni escalation potrebbe avere effetti immediati sui mercati finanziari”, ha avvertito un diplomatico europeo a Bruxelles.

In questo clima di incertezza, gli investitori preferiscono andare con i piedi di piombo. Solo i prossimi giorni diranno se la volatilità rimarrà protagonista o se arriveranno segnali più positivi dai dati economici e dalle decisioni politiche internazionali.