Jacques Moretti svela il caos al Constellation: la verità sulle uscite di sicurezza e i condomini esasperati

Jacques Moretti svela il caos al Constellation: la verità sulle uscite di sicurezza e i condomini esasperati

Jacques Moretti svela il caos al Constellation: la verità sulle uscite di sicurezza e i condomini esasperati

Matteo Rigamonti

Gennaio 26, 2026

Crans-Montana, 26 gennaio 2026 – Il rogo al Le Constellation, che la notte di Capodanno ha strappato la vita a 40 giovani, continua a scuotere profondamente la comunità locale e i residenti italiani. A rompere il silenzio è Fabio Cappelletti, antiquario e architetto milanese con un appartamento al quinto piano dello stesso stabile. «Quella notte ce la porteremo dentro per sempre», racconta, mentre le indagini sulle responsabilità si muovono tra dubbi e tensioni.

Condomini in rivolta: lavori mai fatti e lamentele ignorate

Per Cappelletti, tutto è cambiato quando Jacques e Jessica Moretti hanno preso in mano la gestione del locale. «Per anni era un posto tranquillo, c’era solo una sala da tè. Poi sono arrivati i Moretti e la musica è diventata un tormento fino a notte fonda, con lattine lasciate ovunque e il fumo che saliva fino ai piani superiori», spiega. La situazione era diventata insopportabile per molti. Poco prima di Natale, l’amministrazione del condominio aveva mandato una mail per avvisare che i Moretti volevano ampliare il locale “per insonorizzarlo”. «Me ne sono rimasto perplesso», confessa Cappelletti. Eppure, nonostante le continue proteste, niente è cambiato davvero.

Sicurezza al minimo: pannelli montati da soli e uscite chiuse

Dopo la tragedia è venuto fuori un dettaglio inquietante: i pannelli fonoassorbenti erano stati montati dallo stesso Moretti, senza l’aiuto di esperti. «Non è roba da improvvisare», commenta amareggiato Cappelletti. E non finisce qui: l’uscita di sicurezza, racconta lui e confermano le telecamere, era spesso chiusa a chiave. «La vedevo sempre sbarrata», dice. Un particolare che, ora, pesa come un macigno.

Il fuoco divampa: panico e fuga disperata dai balconi

La notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio, intorno all’1.30, tutto è successo in pochi minuti. «Stavamo dormendo quando un botto fortissimo ci ha svegliati, sembrava l’esplosione di una caldaia», ricorda Cappelletti. «Ho aperto la porta e sono stato travolto da una colonna di fumo. Non si vedeva nulla, l’elettricità era saltata». In quei momenti drammatici, lui e la moglie si sono rifugiati sul balcone. Da lì hanno visto scene da incubo: ragazzi ustionati, urla disperate, feriti ovunque. «È qualcosa che ti resta dentro, negli occhi e nella pelle», ripete.

I soccorritori sono arrivati poco dopo, indicandogli una via di fuga: scavalcare da un balcone all’altro, al buio, al quinto piano. «A settant’anni, potevamo cadere da un momento all’altro», racconta ancora scosso. Solo una volta a terra, coperto di fuliggine, ha capito la portata della tragedia. «Sono scoppiato a piangere. Siamo rimasti lì fino alle sette del mattino, impotenti».

Indagini lente e rabbia crescente: “Vogliamo giustizia”

A quasi un mese dall’incendio, dolore e sgomento non si placano tra i sopravvissuti e le famiglie delle vittime. L’inchiesta svizzera non ha ancora portato a risultati concreti. La scarcerazione di Jacques Moretti su cauzione ha scatenato dure reazioni, soprattutto tra i parenti dei ragazzi morti. «So che le leggi in Svizzera sono diverse e le rispetto», dice Cappelletti, «ma mi conforta che anche la procura di Roma abbia aperto un fascicolo parallelo».

«Chiunque sia responsabile deve pagare, senza eccezioni», insiste. E se così non fosse? «Potrei dire agli italiani che hanno casa qui: andiamocene. Non potrei restare in un posto dove, dopo una tragedia così, la giustizia non c’è». Un pensiero condiviso da molti altri italiani di Crans-Montana.

Le ombre sul futuro del Constellation: troppe domande aperte

Il locale resta sotto sequestro mentre le autorità svizzere analizzano ogni dettaglio: dai lavori di insonorizzazione alle condizioni delle uscite di sicurezza. I Moretti avevano annunciato altri lavori per migliorare l’isolamento acustico, ma ora ogni progetto è fermo.

La comunità aspetta risposte chiare dalle indagini. Ma tra chi ha vissuto quella notte e chi ha perso un figlio tra le fiamme, resta un dubbio amaro: come è stato possibile che tutto questo accadesse senza che nessuno intervenisse?