Caracas, 26 gennaio 2026 – Delcy Rodríguez, presidente incaricata del Venezuela, ha ribadito oggi con forza la necessità di un dialogo interno per affrontare le molte crisi che attraversano il Paese, respingendo senza esitazioni ogni forma di ingerenza straniera. L’annuncio è arrivato durante un incontro con i lavoratori petroliferi a Puerto La Cruz, città chiave per l’industria energetica venezuelana, in un momento in cui la tensione politica resta alta e la pressione internazionale non dà segni di calo.
Rodríguez: “Basta ordini da Washington”
Davanti a una platea di operai e tecnici del settore petrolifero, riuniti nel tardo pomeriggio di sabato al terminal di raffinazione della città, Rodríguez ha lanciato un messaggio chiaro e diretto: “Basta con gli ordini di Washington sui politici in Venezuela, sia la politica venezuelana a risolvere le nostre divergenze”. Non ha lasciato spazio a dubbi. Ha poi aggiunto che il Paese deve “aprire spazi alla divergenza democratica”, ma solo se basata sul rispetto reciproco, senza essere strumento di chi, a suo dire, “cerca il male della nazione”.
Il richiamo agli Stati Uniti e ad altre capitali occidentali è stato esplicito. “Non accetteremo più direttive da Washington, Bogotà o Madrid”, ha ribadito Rodríguez, sottolineando che le decisioni sul futuro del Venezuela devono venire solo da dentro i confini nazionali.
Un dialogo per tutte le forze politiche
La presa di posizione di Rodríguez arriva dopo la proposta lanciata venerdì scorso per un “vero dialogo” che coinvolga tutte le forze politiche del Paese, sia quelle vicine al governo sia le opposizioni. L’obiettivo è trovare insieme una via d’uscita alle crisi che attanagliano il Venezuela – dall’economia al sociale – senza cedere a pressioni esterne.
A guidare questo percorso sarà Jorge Rodríguez, fratello della presidente incaricata e presidente del Parlamento. Secondo Delcy Rodríguez, Jorge avrà il compito di “ottenere risultati concreti e liberi da condizionamenti stranieri”. Una scelta che conferma la volontà della leadership venezuelana di tenere stretto il controllo sulle trattative politiche.
Crisi economica e tensioni internazionali
Da anni il Venezuela è in preda a una crisi economica profonda, aggravata dalle sanzioni internazionali e dal crollo della produzione petrolifera. Secondo i dati dell’OPEC, nel 2025 la produzione di greggio si è fermata intorno agli 800mila barili al giorno, lontana anni luce dai livelli di dieci anni fa. Le difficoltà si riflettono nella vita quotidiana: inflazione alta, mancanza di beni essenziali e servizi pubblici in crisi sono ormai la norma.
Sul piano internazionale, il governo è spesso accusato da Stati Uniti e Unione Europea di violazioni dei diritti umani e repressione delle opposizioni. Caracas, dal canto suo, parla di una “campagna di destabilizzazione” guidata dall’estero. In questo clima, la richiesta di un dialogo interno sembra un tentativo di rafforzare la legittimità delle istituzioni e ridurre l’isolamento diplomatico.
Le reazioni: tra speranza e scetticismo
Le parole di Delcy Rodríguez hanno diviso. Tra i lavoratori petroliferi presenti, alcuni hanno accolto l’appello al dialogo con favore. “Abbiamo bisogno di stabilità per lavorare e vivere meglio”, ha detto José Martínez, operaio della raffineria. Altri, invece, restano scettici sulla reale apertura del governo verso le opposizioni.
Sul fronte politico, i principali partiti d’opposizione non hanno ancora risposto ufficialmente. Fonti vicine alla coalizione Unità Democratica dicono che la loro partecipazione dipenderà dalle garanzie sul rispetto delle regole democratiche e sulla trasparenza del processo.
Prospettive incerte
Resta da vedere se questo nuovo tentativo di dialogo porterà a risultati concreti. Gli osservatori internazionali invitano alla prudenza: “Serve un impegno vero da entrambe le parti”, ha spiegato ieri un diplomatico europeo a Caracas. Nel frattempo, la gente aspetta segnali concreti che possano migliorare la vita di tutti i giorni.
Il prossimo incontro non è ancora stato fissato. Ma, come ha detto Delcy Rodríguez a Puerto La Cruz, “il tempo delle imposizioni esterne è finito”. Solo allora – se il dialogo prenderà davvero forma – si capirà se il Venezuela potrà voltare pagina senza interferenze straniere.
