Washington, 26 gennaio 2026 – Donald Trump torna a puntare il dito contro i Democratici dopo i recenti scontri a Minneapolis, accusandoli di aver alimentato il caos e di ostacolare le forze dell’ordine federali. In un lungo post pubblicato su Truth Social tra sabato e domenica notte, l’ex presidente ha scaricato la colpa sugli avversari politici, sottolineando che “due cittadini americani hanno perso la vita a causa di questo caos provocato dai Democratici”.
Trump all’attacco: “I Democratici spingono il caos e difendono i criminali”
Nel suo intervento, Trump ha accusato i Democratici di aver rifiutato ogni collaborazione con gli agenti federali. Secondo lui, avrebbero anche “incoraggiato agitatori di sinistra a bloccare illegalmente le operazioni per arrestare i peggiori criminali”. Per l’ex presidente, questa strategia ha messo “i criminali immigrati illegali al di sopra dei cittadini che pagano le tasse e rispettano la legge”, creando così “una situazione pericolosa per tutti”.
La tensione a Minneapolis è esplosa venerdì sera, quando alcune proteste contro le politiche migratorie sono degenerate in scontri con la polizia locale. Due persone sono morte, ma i dettagli sulle vittime e le cause esatte restano ancora da chiarire. Le autorità tengono per ora il massimo riserbo.
Immigrazione e sicurezza: il cuore dello scontro politico
Nel suo messaggio, Trump ha rilanciato uno dei temi chiave della sua campagna: la sicurezza alle frontiere. “Negli ultimi quattro anni, con Joe Biden e la sua leadership democratica fallimentare – ha scritto – milioni di criminali immigrati illegali sono entrati nel Paese, inclusi assassini condannati, stupratori, rapitori, trafficanti di droga e terroristi”. Parole dure, che fanno da sfondo alle tensioni in vista delle prossime elezioni presidenziali.
L’ex presidente ha poi rivendicato la vittoria dei Repubblicani, spiegando che il risultato è stato possibile grazie all’impegno “a chiudere il confine” e ad avviare “la più grande deportazione di massa di criminali nella storia americana”. Secondo Trump, queste operazioni sono ancora in corso e, negli Stati governati dai Repubblicani, avvengono “in modo pacifico e ordinato”.
Arresti e collaborazione tra polizia locale e federale
A sostegno delle sue accuse, Trump ha citato i dati delle operazioni dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) nell’ultimo anno. Nei cinque Stati controllati dai Repubblicani – Texas, Georgia, Florida, Tennessee e Louisiana – sono stati arrestati “150.245 criminali immigrati illegali”, senza che si siano registrati scontri o proteste. “Perché qui la polizia locale e l’ICE lavorano insieme”, ha spiegato.
Al contrario, secondo Trump, nelle cosiddette “città santuario” guidate dai Democratici la situazione sarebbe molto diversa. Le autorità locali, ha detto, rifiuterebbero la collaborazione con l’ICE e “incoraggerebbero gli agitatori di sinistra a bloccare le operazioni per arrestare i peggiori criminali”. Un’accusa pesante che alimenta lo scontro tra governo federale e amministrazioni locali.
Reazioni e clima sempre più teso
Le parole di Trump hanno subito fatto rumore. Da una parte, molti esponenti repubblicani hanno rilanciato il suo messaggio sui social, chiedendo di agire con più decisione contro l’immigrazione irregolare. Dall’altra, fonti vicine ai Democratici hanno respinto le accuse, definendole “strumentalizzazioni politiche” e ribadendo che la priorità resta la tutela dei diritti civili e la sicurezza delle comunità.
Intanto a Minneapolis la polizia è in stato di massima allerta nelle zone più colpite dagli scontri. Il sindaco Jacob Frey ha chiesto calma ai cittadini e ha promesso “un’indagine trasparente su quanto accaduto”. Solo nelle prossime ore si capirà se la tensione resterà sotto controllo o se nuovi episodi potrebbero far salire ancora di più la tensione sul piano nazionale, tra ordine pubblico e politiche migratorie.
