Edison e il mistero del grafene: scoperta sorprendente del 1879

Edison e il mistero del grafene: scoperta sorprendente del 1879

Edison e il mistero del grafene: scoperta sorprendente del 1879

Giada Liguori

Gennaio 27, 2026

Houston, 27 gennaio 2026 – Il grafene, il materiale che sta rivoluzionando l’elettronica del futuro, potrebbe essere stato prodotto per la prima volta ben prima di quanto si pensasse. A suggerirlo è uno studio della Rice University, pubblicato su Acs Nano, che ha replicato gli esperimenti di Thomas Edison sulle lampadine a incandescenza. Se confermato, questo risultato riscriverebbe la storia dei materiali, anticipando di decenni le prime ipotesi e di oltre un secolo la scoperta ufficiale del grafene.

Edison e il grafene: una scoperta nascosta nei laboratori

Secondo il gruppo guidato da Lucas Eddy, Edison potrebbe aver prodotto, senza rendersene conto, il grafene turbostratico – una forma particolare di grafene fatta di fogli di carbonio disallineati – mentre cercava di migliorare la durata dei filamenti delle sue lampadine. All’epoca, i filamenti erano fatti di bambù giapponese, riscaldati a temperature altissime, intorno ai 2.000 gradi Celsius, grazie alla corrente elettrica. Ed è proprio questo processo, spiegano i ricercatori texani, che crea le condizioni ideali per far nascere il grafene.

“Abbiamo ricostruito passo dopo passo il metodo di Edison”, ha raccontato Eddy, primo autore dello studio. “Abbiamo realizzato lampadine artigianali con filamenti di bambù simili a quelli originali, un po’ più spessi – circa 5 micrometri in più – e li abbiamo collegati a una corrente continua da 110 volt”. L’esperimento è durato appena 20 secondi: un tempo breve, ma cruciale. Se si riscalda troppo a lungo, si forma grafite, non grafene.

Dal filamento al microscopio: la conferma scientifica

Appena accesa la lampadina, i ricercatori hanno notato un cambiamento nel filamento: dal grigio scuro è diventato di un argento brillante. Un dettaglio che ha subito attirato la loro attenzione. Per capire cosa fosse successo, Eddy ha usato la spettroscopia Raman, una tecnica che, tramite laser, identifica le strutture atomiche dei materiali. “È come leggere il codice a barre di una sostanza”, ha spiegato James M. Tour, coordinatore dello studio.

I risultati sono stati chiari: alcune parti del filamento si erano trasformate in grafene turbostratico. Una scoperta che getta nuova luce sugli esperimenti di Edison e apre la strada a nuove riflessioni sulle sue ricerche.

Un materiale rivoluzionario nato quasi per caso

Oggi il grafene è uno dei materiali più promettenti per la tecnologia: trasparente, resistente e spesso come un solo atomo. Lo si usa in campi che vanno dai semiconduttori alle batterie di ultima generazione. Eppure, la sua esistenza era stata solo ipotizzata nel 1947 dal fisico Philip R. Wallace. La prima vera identificazione e isolamento risalgono al 2004, opera dei fisici Andrej Gejm e Konstantin Novoselov dell’Università di Manchester, poi premiati con il Nobel nel 2010.

“Ripercorrere quello che fece Edison, con i mezzi e le conoscenze di oggi, è davvero emozionante”, ha detto Tour. “Scoprire che avrebbe potuto produrre grafene ci fa pensare a quante altre sorprese potrebbero nascondersi negli esperimenti del passato”.

Rileggere la storia della scienza con occhi nuovi

La ricerca della Rice University spinge a guardare di nuovo negli archivi della scienza e a rivedere i risultati ottenuti in passato con strumenti che oggi sembrano rudimentali. “Chissà quante altre scoperte sono rimaste nascoste nei laboratori dell’Ottocento”, si è chiesto Eddy durante la presentazione.

Per ora, servono altre analisi per confermare che il grafene si trovasse davvero nei vecchi filamenti di Edison. Ma questa scoperta apre un capitolo nuovo e affascinante: la storia dei materiali potrebbe essere molto più complessa di quanto pensavamo. E forse, tra gli esperimenti dimenticati, si nascondono ancora segreti pronti a rivoluzionare la tecnologia.