I canguri giganti: saltatori da record nonostante i 250 chili di peso

I canguri giganti: saltatori da record nonostante i 250 chili di peso

I canguri giganti: saltatori da record nonostante i 250 chili di peso

Giada Liguori

Gennaio 27, 2026

Sydney, 27 gennaio 2026 – I canguri giganti del Pleistocene, che vissero in Australia tra 2,6 milioni e 11.700 anni fa, erano in grado di saltare pur pesando fino a 250 chili. A rivelarlo è uno studio guidato da Megan Jones dell’Università di Manchester, pubblicato su Scientific Reports, che mette in discussione le idee finora accettate sulla mobilità di questi grandi marsupiali.

Canguri giganti: ossa che raccontano una storia diversa

Il gruppo internazionale coordinato da Jones ha analizzato arti posteriori e ossa del piede di 94 esemplari moderni e 40 fossili di 63 specie di canguri e wallaby, compresi i rappresentanti estinti del genere Protemnodon. I risultati mostrano che le ossa dei piedi dei canguri giganti erano più corte e robuste rispetto a quelle dei canguri attuali. “Non erano semplicemente canguri moderni ingigantiti – spiega Megan Jones – la loro struttura era fatta per sopportare forze molto più grandi quando atterravano”.

In particolare, le ossa del tallone erano particolarmente larghe, capaci di reggere tendini della caviglia più spessi e forti. Questo dettaglio avrebbe permesso a questi animali di sostenere il loro peso durante il salto, anche se con qualche limite rispetto ai canguri di oggi.

Canguro rosso e giganti a confronto: come si muovevano?

Oggi il più grande marsupiale saltatore è il canguro rosso, che pesa fino a 90 chili. Ma fino a circa 11mila anni fa, l’Australia ospitava specie decisamente più imponenti. Finora si pensava che superati i 150 chili, saltare fosse impossibile per un canguro. “Quelle stime – puntualizza Jones – si basavano su un semplice ingrandimento delle dimensioni dei canguri moderni, senza tenere conto delle differenze anatomiche”.

Le nuove scoperte mostrano invece che le ossa dei canguri giganti erano fatte per resistere meglio ai salti. Però, come spiega Katrina Jones dell’Università di Bristol, “tendini più spessi sono più sicuri, ma immagazzinano meno energia elastica”. Tradotto: i giganti erano saltatori meno efficienti, capaci di coprire solo brevi distanze a ogni balzo.

Non solo salti: una locomozione più varia

Anche se potevano saltare, questi canguri non si muovevano come i loro discendenti. “Probabilmente alternavano il salto ad altri modi di spostarsi”, dice Katrina Jones. Alcuni potrebbero aver camminato eretti su due zampe o perfino usato tutte e quattro le zampe, adattandosi al terreno e alle circostanze.

Questa varietà di movimenti lascia pensare che il salto fosse solo una delle strategie per muoversi sulle vaste pianure australiane del Pleistocene. Un vantaggio evolutivo in un ambiente difficile e pieno di predatori.

Nuove piste per la paleontologia e la biomeccanica

Questa ricerca apre nuovi orizzonti per capire l’evoluzione dei marsupiali australiani e la loro capacità di adattarsi. “Sapere come gestivano il loro peso – aggiunge Megan Jones – ci aiuta a ricostruire non solo la loro vita, ma anche l’ecosistema in cui vivevano”. Le differenze nelle ossa e nei tendini potrebbero spiegare perché alcune specie sono sopravvissute e altre no, fino all’estinzione alla fine del Pleistocene.

Gli studiosi sottolineano che serviranno altre ricerche per comprendere appieno come si muovevano i canguri giganti. Intanto, questa nuova analisi invita a rivedere le capacità motorie di questi animali, spesso considerati solo “giganti goffi”.

In definitiva, lo studio pubblicato su Scientific Reports ci porta indietro nel tempo, quando l’Australia era abitata da creature sorprendenti, capaci di adattarsi a condizioni estreme grazie a soluzioni anatomiche davvero ingegnose.