La vitamina B1: il segreto rivelato per una motilità intestinale ottimale

La vitamina B1: il segreto rivelato per una motilità intestinale ottimale

La vitamina B1: il segreto rivelato per una motilità intestinale ottimale

Giada Liguori

Gennaio 27, 2026

Bari, 27 gennaio 2026 – La vitamina B1 e il suo metabolismo nell’organismo potrebbero giocare un ruolo decisivo nel regolare i movimenti intestinali. A rivelarlo è uno studio internazionale guidato dal genetista Mauro D’Amato, dell’Università Lum di Casamassima (Bari) e del centro di ricerca CIC bioGUNE nei Paesi Baschi, pubblicato sulla rivista scientifica Gut. La ricerca, che ha coinvolto oltre 260.000 persone di origine europea e asiatica, apre nuove strade per capire e trattare problemi comuni come la stipsi e la sindrome dell’intestino irritabile.

Scoperte genetiche che spiegano la motilità intestinale

Il team ha esaminato i dati genetici di una vasta popolazione, individuando 21 regioni del genoma umano legate alla frequenza dei movimenti intestinali. Alcune di queste erano già conosciute per il loro ruolo nel controllo degli acidi biliari, essenziali per digerire i grassi. Ma ben dieci di queste aree sono una novità assoluta: mai prima d’ora erano state collegate alla motilità intestinale. “Abbiamo trovato varianti genetiche mai segnalate prima”, ha spiegato D’Amato, sottolineando come questo lavoro ampli la mappa dei fattori genetici coinvolti.

Vitamina B1, un protagonista inatteso

Il punto più interessante riguarda due geni, SLC35F3 e XPR1, che controllano il trasporto e l’attivazione della vitamina B1 (o tiamina) nel corpo. Gli esperti hanno notato che alcune varianti di questi geni influenzano direttamente la motilità intestinale. Per confermare il legame, hanno incrociato i dati genetici con le informazioni sulle abitudini alimentari di più di 98.000 persone della UK Biobank, una delle più grandi banche dati sanitarie del Regno Unito.

I risultati mostrano che un’assunzione maggiore di vitamina B1 – che si trova in alimenti come legumi, riso integrale, uova, frutta fresca e frutta secca – è legata a movimenti intestinali più frequenti. Ma attenzione: non è uguale per tutti. Tutto dipende dalle varianti genetiche di ciascuno e da come queste influenzano il modo in cui il corpo usa la vitamina.

Cosa significa per la salute e le cure

D’Amato spiega che i problemi di motilità intestinale sono una causa comune della sindrome dell’intestino irritabile e della stitichezza, disturbi che colpiscono milioni di persone in tutto il mondo. “La biologia dietro questi disturbi è complessa”, dice il genetista, “ma i nostri risultati evidenziano meccanismi precisi, soprattutto legati alla vitamina B1, che vale la pena approfondire”. Il passo successivo sarà lanciare studi clinici e test di laboratorio per capire se un’integrazione mirata di vitamina B1 può davvero migliorare la motilità intestinale in chi è predisposto.

Dieta e geni: un legame su misura

Non tutti rispondono allo stesso modo alla vitamina B1: la reazione cambia in base al profilo genetico. “Questo apre la strada a strategie personalizzate per prevenire o curare la stitichezza e altri disturbi intestinali”, spiega D’Amato. In pratica, la dieta potrebbe essere adattata al patrimonio genetico di ognuno, portando a un’alimentazione sempre più calibrata e su misura.

Tra opportunità e cautela

Lo studio segna un passo avanti nel capire come funziona l’intestino, ma gli stessi ricercatori invitano a non correre troppo. “Serviranno altre ricerche per trasformare queste scoperte in terapie concrete”, avverte D’Amato. Al momento non ci sono indicazioni precise sull’assunzione di vitamina B1 per migliorare la motilità intestinale: ogni caso va valutato con attenzione.

Nel frattempo, questa ricerca offre un importante punto di partenza per chi soffre di disturbi intestinali e per i medici che li curano. La chiave potrebbe essere proprio nell’incontro tra geni e nutrienti, e nella capacità del corpo di usare al meglio la vitamina B1.