Stelle cadenti su Venere: il mistero di una coppia di asteroidi

Stelle cadenti su Venere: il mistero di una coppia di asteroidi

Stelle cadenti su Venere: il mistero di una coppia di asteroidi

Giada Liguori

Gennaio 27, 2026

Bologna, 27 gennaio 2026 – Anche Venere ha le sue stelle cadenti. A dirlo è uno studio internazionale guidato dall’Istituto Nazionale di Astrofisica di Bologna, pubblicato sulla rivista Icarus. Gli scienziati hanno scoperto uno sciame di meteore simile a quello delle Geminidi che vediamo sulla Terra, ma questa volta generate da una coppia diversa di asteroidi. Alla ricerca ha partecipato anche il Centro europeo per l’osservazione della Terra dell’Agenzia Spaziale Europea (Esrin) di Frascati. Un risultato che apre nuove prospettive sui fenomeni nell’atmosfera del pianeta più vicino al Sole.

Le meteore di Venere: da dove vengono

Secondo lo studio, le meteore venusiane nascono dai detriti lasciati dagli asteroidi 2021 PH27 e 2025 GN1. Questi due corpi celesti, scoperti da poco, hanno le orbite più veloci mai viste nel Sistema Solare: fanno il giro del Sole in meno di quattro mesi. Un dettaglio che ha subito catturato l’attenzione degli esperti. “Le loro orbite sono praticamente uguali e la loro composizione è molto simile”, spiega Albino Carbognani, primo autore della ricerca. “Questo fa pensare che derivino da un unico grande corpo che si è poi rotto in pezzi”.

Una rottura antica e violenta

Le simulazioni del gruppo internazionale indicano che la frattura dell’asteroide originale è avvenuta tra 17mila e 21mila anni fa. La causa? Il calore estremo accumulato durante i ripetuti passaggi vicini al Sole. Da quella rottura sono nati non solo i due asteroidi principali, ma anche una miriade di frammenti minuscoli, spesso più piccoli di un millimetro, che oggi formano la polvere responsabile delle “stelle cadenti” su Venere.

“Visto che le orbite passano molto vicino a Venere”, aggiunge Carbognani, “ci siamo chiesti se quei piccoli pezzi potessero ancora girare intorno al Sole. Le nostre simulazioni confermano che è così”. Un risultato che apre nuove strade per capire meglio le atmosfere planetarie e come si formano gli sciami meteorici.

Uno spettacolo difficile da vedere dalla Terra

Gli scienziati stimano che il prossimo picco dello sciame meteorico venusiano arriverà intorno al 5 luglio 2026. Ma guardare questo spettacolo dal nostro pianeta sarà quasi impossibile. Solo le meteore più luminose, paragonabili alla luce della Luna piena, potrebbero essere viste con telescopi o strumenti molto sensibili.

Il motivo è semplice: l’atmosfera densa di Venere e la sua posizione rispetto alla Terra rendono molto complicato osservare direttamente questi eventi. Eppure, questa scoperta offre agli astronomi un nuovo modo per studiare come gli asteroidi più vicini al Sole lasciano i loro segni sui pianeti intorno a loro.

Cosa significa per le missioni spaziali

Avere uno sciame meteorico attivo su Venere interessa anche chi pensa alle future missioni spaziali. Sapere dove si trovano e di cosa sono fatti questi frammenti aiuta a valutare i rischi per sonde in orbita o in discesa sul pianeta.

“Questi dati”, spiega un ricercatore dell’ESA Esrin, “non servono solo alla scienza pura, ma sono fondamentali per organizzare le missioni. Capire quando e dove si trovano queste polveri è essenziale per la sicurezza delle sonde”.

Un pezzo in più nel puzzle del Sistema Solare

La scoperta dello sciame meteorico su Venere, legato agli asteroidi 2021 PH27 e 2025 GN1, arricchisce la nostra conoscenza dei processi che modellano il Sistema Solare interno. Un fenomeno lontano dalla vista diretta ma che racconta storie di collisioni, rotture e viaggi lunghissimi tra le orbite dei pianeti.

Gli scienziati continueranno a seguire la situazione nei prossimi mesi, sperando di raccogliere nuovi dati e magari di osservare direttamente qualche traccia di queste stelle cadenti venusiane. Per ora, restano le simulazioni e tanta curiosità: anche il cielo del nostro “pianeta gemello” nasconde segreti luminosi.