Milano, 28 gennaio 2026 – Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi insieme a cinque grandi banche italiane – Mps, Bpm, Bper, Intesa Sanpaolo e Unicredit – ha trovato un accordo per il salvataggio di Banca Progetto, ora in amministrazione straordinaria. L’intesa, resa nota oggi con una nota congiunta, prevede un aumento di capitale da 750 milioni di euro e una serie di misure straordinarie per mettere in sicurezza la banca. L’obiettivo è chiudere l’operazione “il prima possibile”, con una scadenza indicativa fissata a marzo 2026.
Un piano di salvataggio concreto: soldi freschi e garanzie sul tavolo
Il piano prevede che il Fondo Interbancario e le cinque banche partecipino direttamente al processo di “derisking” degli attivi di Banca Progetto. Fonti vicine al dossier spiegano che questo comporterà anche il rilascio di garanzie da parte del Fitd per coprire eventuali perdite residue. Dei 750 milioni totali, una parte sarà messa subito a disposizione come anticipo sul futuro aumento di capitale. I soldi arriveranno dalla cassa del Fondo, che si alimenta con i contributi versati dalle banche aderenti.
Nel comunicato diffuso nel pomeriggio si legge chiaramente che “con questo intervento, il Fitd e le cinque banche, con senso di responsabilità, daranno a Banca Progetto i mezzi necessari per il risanamento”. Una frase che mette in chiaro la delicatezza della situazione: la priorità è proteggere i depositanti e mantenere stabile il sistema.
Cosa succede dopo: la cessione delle quote e il ruolo delle banche
Quando la ricapitalizzazione sarà completata, partirà la seconda fase. Il Fondo Interbancario trasferirà alle cinque banche – tramite una società partecipata in modo paritario – la quota di capitale che ha sottoscritto. Per questa operazione, è previsto un investimento di 40 milioni di euro. Il Fitd continuerà però a detenere una partecipazione, che non supererà il 9,9%, restando così dentro la governance ma senza il controllo diretto.
Da ambienti finanziari milanesi filtra che il coinvolgimento diretto dei maggiori gruppi bancari italiani serve a “garantire una gestione ordinata e trasparente dopo il risanamento”. In sostanza, si vuole evitare turbolenze sul mercato e tranquillizzare i clienti della banca.
Le risorse e la protezione dei depositanti
I fondi necessari per la ricapitalizzazione e per le garanzie arriveranno dalla dotazione del Fondo Interbancario, costituita dai contributi regolari delle banche iscritte al consorzio. Così, spiegano fonti del settore, “il sistema bancario si fa carico insieme della crisi di uno degli operatori più esposti”.
Nel comunicato ufficiale si insiste su un punto chiave: “Con i fondi messi a disposizione dal settore bancario si tutelano i depositanti”. Un messaggio rivolto soprattutto ai clienti di Banca Progetto, che negli ultimi mesi hanno seguito con apprensione le notizie sull’amministrazione straordinaria. Secondo le prime stime, la banca gestisce circa 4 miliardi di euro in depositi e impiega oltre 300 persone tra Milano e le filiali sparse sul territorio.
Cosa ci aspetta: prossimi passi e scenari
L’accordo di oggi è solo l’inizio. Nei prossimi mesi – presumibilmente entro marzo 2026 – dovranno essere portate a termine tutte le procedure tecniche e le autorizzazioni richieste dalla normativa bancaria. Solo allora si potrà davvero parlare di un ritorno alla normalità per Banca Progetto.
Fonti vicine al Fondo Interbancario spiegano che “i tempi dipenderanno anche dall’esito delle verifiche sugli attivi e dalla risposta del mercato”. Intanto, il sistema bancario italiano si mostra unito nel sostenere l’operazione: “È un segnale importante di responsabilità collettiva”, ha detto un dirigente di uno degli istituti coinvolti.
Resta da capire quale sarà l’effetto a medio termine sull’equilibrio complessivo del sistema bancario nazionale. Per ora, però, la priorità è una sola: mettere al sicuro i risparmi dei clienti e assicurare la continuità dell’attività dell’istituto.
