Cagliari, 29 gennaio 2026 – È scattato ieri lo stato di agitazione tra i metalmeccanici di Fiom, Fsm e Uilm, dopo l’incontro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) sul destino dello stabilimento Bekaert di Macchiareddu, alle porte di Cagliari. La decisione, arrivata nel primo pomeriggio, è la risposta immediata dei sindacati all’annuncio della multinazionale belga: chiusura dell’impianto e nessuna apertura concreta verso nuovi investitori. In ballo ci sono 237 posti di lavoro e il futuro di un’intera filiera produttiva.
Bekaert lascia Macchiareddu: cresce la preoccupazione tra i lavoratori
Durante l’incontro a Roma, i segretari territoriali Marco Mereu (Fiom), Marco Angioni (Fsm) e Alessandro Andreatta (Uilm) hanno messo in chiaro la posizione della Bekaert: l’azienda intende abbandonare lo stabilimento sardo. “Ma non è tutto – raccontano i sindacalisti – perché sembra che la società stia anche cercando di bloccare l’ingresso di altre aziende interessate a produrre le stesse cordicelle per pneumatici”. Un fatto che ha scaldato gli animi. “Bekaert investe in Cina e Thailandia per fare ciò che da anni si fa a Macchiareddu, e nel frattempo detta le regole sulla possibile vendita, escludendo chi potrebbe rilanciare lo stabilimento”.
La tensione si è sentita fin da stamattina, quando i lavoratori hanno ricevuto le ultime notizie dai delegati rientrati da Roma. Nei corridoi dello stabilimento, tra le 8 e le 10, si sono formati gruppetti e si è discusso animatamente. “Siamo preoccupati – ha detto un operaio con vent’anni di esperienza – qui non si tratta solo di numeri, ma di famiglie”.
Contratto di solidarietà: un’ombra sul futuro
Nel frattempo la produzione è stata ridotta al minimo. Secondo i sindacati, la Bekaert ha limitato le attività “con la scusa del calo delle commesse”, attivando il contratto di solidarietà tra i dipendenti. Una misura che, spiegano Mereu, Angioni e Andreatta, “va bene solo se c’è un progetto serio di rilancio”. Altrimenti, si rischia solo un lento smantellamento.
I sindacati chiedono ora che venga chiamata al tavolo anche la principale committente dello stabilimento, la giapponese Bridgestone, che potrebbe avere un peso reale sulle decisioni della multinazionale belga. “Serve un confronto vero – sottolineano i segretari – non possiamo restare a guardare mentre si decide il futuro dell’industria sarda”.
Ministero e investitori cinesi: una partita ancora aperta
Al centro delle trattative resta la questione dei potenziali acquirenti. Dal tavolo del Mimit è emerso l’impegno del ministero a sondare l’interesse di quattro società cinesi, alcune già attive in Europa nel settore delle cordicelle metalliche per pneumatici. Ma la Bekaert ha escluso questi soggetti dalla lista di chi può comprare lo stabilimento.
Una mossa che i sindacati bollano come “inaccettabile”. “In un mercato globale – spiegano Mereu, Angioni e Andreatta – l’azienda belga scarica lavoratori e impianti in Sardegna e pretende pure di scegliere chi può subentrare. Non lo permetteremo”.
Il futuro è nelle mani dei lavoratori: assemblee e possibili scioperi
Nei prossimi giorni sono in programma assemblee con i lavoratori dello stabilimento. Non si esclude che lo stato di agitazione possa trasformarsi in mobilitazioni più forti. “Non staremo fermi mentre rischiamo di perdere posti di lavoro e attività produttive”, avvertono i sindacati.
L’appello finale è rivolto a Regione Sardegna e ministero: “Fate la vostra parte”. Per ora la vertenza resta aperta. Intanto cresce l’ansia tra chi ogni giorno varca i cancelli di Macchiareddu: “Qui si decide il futuro di tante famiglie”, ripetono gli operai. E il tempo sembra davvero poco.
