Roma, 29 gennaio 2026 – Ieri sera la Camera dei deputati ha dato il via libera al disegno di legge sulla valutazione della performance e lo sviluppo di carriera nella pubblica amministrazione. Il testo, firmato dal ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, è passato con 147 voti a favore e 90 contrari. Si tratta del primo passo di un percorso che ora si sposta al Senato. Secondo il ministro, questa è “una tappa fondamentale per modernizzare il settore pubblico”, con l’obiettivo di superare la burocrazia tradizionale e spingere la macchina statale verso una gestione basata sugli obiettivi.
Rivoluzione nella valutazione della pubblica amministrazione
Al centro della riforma c’è il rinnovamento del sistema di misurazione e valutazione della performance. In pratica, il disegno di legge introduce criteri più chiari e severi per valutare sia i dirigenti sia il personale non dirigenziale delle pubbliche amministrazioni. Come ha spiegato Zangrillo in Aula, l’intento è “offrire servizi più efficienti a cittadini e imprese”. Il ministro ha poi sottolineato che la riforma punta a responsabilizzare di più chi lavora nella PA, premiando il merito e tracciando percorsi di crescita professionale più trasparenti.
Carriere e trasparenza: le novità in arrivo
Il testo approvato prevede una serie di interventi che riguardano sia la valutazione della performance sia lo sviluppo delle carriere dirigenziali. Tra le novità più importanti c’è l’introduzione di controlli periodici sui risultati raggiunti dai dipendenti pubblici. Non solo: si rafforzano anche i meccanismi di trasparenza, con la pubblicazione dei dati sugli obiettivi assegnati e i risultati ottenuti. Così, secondo il governo, si vuole rendere più evidente il legame tra impegno personale e avanzamento professionale.
Scontro in Aula e reazioni
La votazione ha messo in luce una netta spaccatura tra maggioranza e opposizione. I 147 voti favorevoli arrivano soprattutto dai gruppi che sostengono il governo Meloni, mentre i 90 contrari esprimono le riserve delle forze di minoranza. Fonti parlamentari riferiscono che tra i punti più contestati ci sono i criteri di valutazione giudicati troppo rigidi e il rischio che la riforma allarghi le disuguaglianze tra i diversi settori della pubblica amministrazione. “Serve valorizzare davvero le professionalità, non aggiungere solo nuovi obblighi”, ha commentato a margine un deputato dell’opposizione.
Il futuro del provvedimento: l’esame al Senato
Con il via libera della Camera, ora il testo passa al Senato, dove potrebbero arrivare modifiche o aggiustamenti. I tempi non sono ancora chiari, ma fonti vicine al dossier parlano di un obiettivo del governo: chiudere l’iter entro la primavera. Nel frattempo, sindacati e associazioni di categoria stanno seguendo con attenzione l’evoluzione del provvedimento. “Siamo pronti a discutere i dettagli pratici”, ha detto in serata un rappresentante della Funzione Pubblica CGIL.
Verso una pubblica amministrazione più moderna
Questa riforma si inserisce in un disegno più ampio di cambiamenti che negli ultimi anni hanno coinvolto la pubblica amministrazione italiana. Il messaggio chiave – ribadito ieri da Zangrillo – è mettere il cittadino al centro, rendendo la macchina statale più snella e orientata ai risultati. Solo così, spiegano dal ministero, si potrà riconquistare la fiducia nelle istituzioni e garantire servizi all’altezza delle aspettative. Il primo passo è stato fatto a Montecitorio, ora la partita si sposta a Palazzo Madama, dove il dibattito promette di essere altrettanto acceso.
