Fiducia in crescita: consumatori e imprese ottimisti a gennaio secondo l’Istat

Fiducia in crescita: consumatori e imprese ottimisti a gennaio secondo l'Istat

Fiducia in crescita: consumatori e imprese ottimisti a gennaio secondo l'Istat

Giada Liguori

Gennaio 29, 2026

Milano, 29 gennaio 2026 – L’Istat ha pubblicato questa mattina i dati aggiornati sull’indice di fiducia di consumatori e imprese per gennaio 2026, segnando un leggero aumento in entrambi i casi. L’istituto nazionale di statistica segnala che l’indice dei consumatori è passato da 96,6 a 96,8, mentre la fiducia delle imprese è cresciuta più nettamente, passando da 96,6 a 97,6.

Fiducia in crescita, ma con prudenza

Nel dettaglio, l’Istat evidenzia come tra i consumatori ci sia “un piccolo miglioramento delle opinioni sul quadro economico nazionale e sulle prospettive future”. Tuttavia, la percezione della situazione personale e attuale resta ancora cauta. “Si intravede qualche segnale positivo per il futuro, ma la prudenza resta alta”, spiega un analista di Piazza Affari contattato poco dopo la diffusione dei dati.

Per le imprese, invece, il clima di fiducia mostra andamenti diversi. Si registra una crescita più evidente nei servizi di mercato (da 100,2 a 103,4) e nella manifattura (da 88,5 a 89,2). Al contrario, le costruzioni scendono da 101,0 a 99,8, così come il commercio al dettaglio, in calo da 106,9 a 102,5. Un imprenditore milanese del settore retail ha commentato: “Il clima è ancora incerto, soprattutto per chi lavora con il pubblico. I costi sono aumentati e la domanda non sempre regge”.

Dati in dettaglio: fiducia economica e personale

Secondo l’Istat, il clima economico percepito dai consumatori è salito da 97 a 97,4, mentre le aspettative per il futuro sono cresciute da 91,6 a 92,3. La fiducia nella propria situazione personale è leggermente aumentata, da 96,4 a 96,6, mentre quella sulla situazione attuale è rimasta stabile.

“Le famiglie sembrano guardare con un po’ più di speranza al futuro dell’economia italiana”, dice un ricercatore dell’Università Bocconi. Ma avverte: “Le incertezze internazionali e l’inflazione ancora alta pesano sulle scelte di tutti i giorni”.

Imprese: servizi e manifattura in ripresa, costruzioni e commercio in difficoltà

Nel settore delle imprese, i dati raccontano una storia a due facce. Nei servizi di mercato, l’indice di fiducia è salito in modo deciso, da 100,2 a 103,4. Un segnale che turismo, ristorazione e servizi alle imprese stanno beneficiando di una domanda più solida rispetto ai mesi scorsi. La manifattura mostra una crescita più contenuta, da 88,5 a 89,2, ma gli operatori la vedono come un segnale di stabilizzazione dopo un periodo difficile.

Diversa la situazione nelle costruzioni, dove l’indice è sceso da 101,0 a 99,8, probabilmente a causa della fine degli incentivi edilizi e dell’aumento dei tassi sui mutui. Anche il commercio al dettaglio è in calo, da 106,9 a 102,5, a testimonianza delle difficoltà di piccoli negozi e catene nel far fronte ai costi e ai cambiamenti nelle abitudini dei consumatori.

Reazioni: prudenza tra gli operatori

Le reazioni degli operatori restano caute. “Non si può ancora parlare di svolta – ha detto un dirigente di Confcommercio – ma qualche segnale incoraggiante c’è”. Gli analisti finanziari sentiti oggi sottolineano che il quadro resta fragile: “La crescita della fiducia è modesta e non basta per invertire la tendenza degli ultimi mesi”.

L’Istat ricorda che “le valutazioni degli italiani sono ancora influenzate dall’incertezza internazionale e dal costo della vita”. È chiaro perché molti preferiscano rimandare acquisti importanti o investimenti aziendali.

Il quadro generale: tra cautela e speranza

In sintesi, anche se agli addetti ai lavori questa parola non piace, il quadro di gennaio racconta un’Italia che prova a guardare avanti con un po’ più di fiducia, ma senza fretta. Le famiglie restano attente alla spesa, le imprese navigano tra luci e ombre. Eppure qualcosa si muove: piccoli passi avanti che potrebbero diventare più forti nei prossimi mesi. Tutto dipenderà da come evolveranno le cose a livello internazionale e dalle prossime scelte del governo sull’economia.