Otto milioni di italiani sotto minaccia: frane e alluvioni in aumento

Otto milioni di italiani sotto minaccia: frane e alluvioni in aumento

Otto milioni di italiani sotto minaccia: frane e alluvioni in aumento

Giada Liguori

Gennaio 29, 2026

Roma, 29 gennaio 2026 – Il rischio idrogeologico torna a far parlare di sé in Italia, dopo la frana che ha colpito Niscemi, mettendo ancora una volta in evidenza quanto il nostro territorio sia fragile. A sollevare il problema è stato Francesco Vincenzi, presidente di Anbi, l’associazione che riunisce i consorzi per la tutela e la gestione delle acque e del territorio. “Quante Niscemi dovranno ancora succedere in un Paese dove il 9,5% del territorio è a rischio molto alto di frana, prima che si capisca che un piano straordinario di manutenzione è la prima opera pubblica di cui abbiamo bisogno?”, ha chiesto Vincenzi in una nota diffusa questa mattina.

Milioni di italiani vivono in zone a rischio

I dati di Anbi parlano chiaro: sono circa 8 milioni le persone che abitano in aree a rischio idrogeologico, di cui 1,28 milioni in zone a rischio frana e 6,8 milioni in aree esposte a alluvioni. Numeri che mostrano quanto la vulnerabilità sia diffusa. “Negli ultimi tre anni quasi 7.600 località italiane hanno subito tornado, piogge intense e grandinate”, ha ricordato Vincenzi. Eventi ormai quasi quotidiani, ma che sembrano non cambiare la percezione collettiva. “Resilienza e adattamento alla crisi climatica devono diventare i principi guida, da chi governa fino a ciascuno di noi”, ha aggiunto il presidente di Anbi.

Niscemi, simbolo di un’Italia fragile

La frana di Niscemi, lunga quattro chilometri, è diventata l’emblema di un’Italia impreparata davanti a fenomeni meteorologici sempre più estremi. “Viviamo in una quotidiana straordinarietà”, si legge nella nota dell’associazione. Il direttore generale di Anbi, Massimo Gargano, ha sottolineato che la sicurezza idrogeologica è “la condizione imprescindibile per qualsiasi sviluppo del Paese”. Un messaggio che arriva dopo settimane di allerta meteo e danni sparsi in tante regioni.

Un territorio fragile e costruito male

Il nostro Paese è fatto per il 75% da colline e montagne, una conformazione che lo rende particolarmente esposto a frane e smottamenti, soprattutto quando piove tanto. “A questo si aggiunge l’espansione continua delle zone urbanizzate, spesso nate dove non avrebbero dovuto esserci, cioè su terreni a rischio”, ha spiegato Gargano. Un problema che va avanti da decenni: case costruite in posti sbagliati, argini dimenticati, manutenzione quasi inesistente. Poi, quando arriva il disastro, si torna a parlare di prevenzione.

Prevenzione: serve un cambio di mentalità

Per Anbi è necessario un vero cambiamento culturale. “Parlare di prevenzione civile non è più un’opzione, è il passo che dobbiamo fare come società”, ha detto Gargano. Non basta pensare solo a grandi lavori o a investimenti straordinari, anche se sono importanti. Serve cambiare il modo in cui guardiamo e gestiamo il territorio. “La sicurezza idrogeologica non è un lusso o una spesa in più, ma la base di ogni progetto futuro”, ha aggiunto Vincenzi.

Numeri e sfide: la manutenzione che manca

I dati non lasciano dubbi: quasi una località su dieci in Italia è in zona ad alto rischio frana. Negli ultimi tre anni, eventi estremi hanno colpito migliaia di comuni da nord a sud. Gli esperti stimano che i danni causati da frane e alluvioni superino ogni anno i due miliardi di euro. Nonostante questo, la manutenzione ordinaria è spesso insufficiente. “Serve un piano straordinario che metta al centro la cura del territorio”, ha ribadito Vincenzi. Una richiesta che arriva mentre molte amministrazioni locali si trovano a fare i conti con pochi soldi e priorità diverse.

Le istituzioni si muovono, ma serve concretezza

Anche il ministro dell’Ambiente è intervenuto, annunciando un tavolo tecnico con le regioni più colpite. “Non possiamo più permetterci ritardi”, ha detto ieri sera a margine di un incontro a Palazzo Chigi. Intanto, a Niscemi si lavora ancora per mettere in sicurezza le case evacuate e ripristinare le strade interrotte. I residenti vogliono risposte rapide. “Non vogliamo più vivere con la paura ogni volta che piove”, ha detto una donna davanti alle telecamere.

Il dibattito è aperto. Ma la domanda di Anbi, quante Niscemi dovranno ancora succedere?, resta un monito per tutto il Paese.