Rio de Janeiro, 29 gennaio 2026 – Petrobras, la compagnia statale brasiliana dell’energia, ha annunciato che le sue riserve di petrolio, condensati e gas naturale garantiscono la produzione per i prossimi 12,5 anni. La notizia è arrivata ieri sera dalla sede di Rio de Janeiro, dove i vertici dell’azienda hanno presentato i dati annuali. Un risultato che, secondo gli esperti locali, rafforza il ruolo del Brasile tra i protagonisti globali del settore energetico.
Riserve in crescita: produzione oltre le aspettative
Nel bilancio di fine 2025, Petrobras ha registrato 12,1 miliardi di barili di petrolio equivalente (boe) nelle riserve provate. Di queste, l’84% è petrolio e condensati, il restante 16% gas naturale. Durante l’anno le riserve sono cresciute di 1,7 miliardi di boe, con un indice di sostituzione del 175%. Un dato sorprendente, soprattutto perché nello stesso periodo la produzione è aumentata.
La produzione media giornaliera ha raggiunto i 2,99 milioni di barili equivalenti, segnando un +11% rispetto al 2024. Un risultato migliore di quanto previsto, ha spiegato il direttore della produzione, João Andrade: “Abbiamo fatto meglio delle aspettative grazie a una gestione più attenta dei giacimenti e all’avvio di nuovi pozzi”.
Nuove scoperte che spingono la crescita
A trainare l’aumento delle riserve e della produzione sono state soprattutto le scoperte nei bacini di Santos e Campos, due zone offshore già ricche di idrocarburi. In particolare, lo sviluppo dei giacimenti pre-sal ha consolidato la presenza di Petrobras nel mercato internazionale.
Un altro pezzo importante è il progetto Sergipe-Acque Profonde, nel Nordest. Previsto in produzione dal 2030, viene visto dagli esperti come “la nuova frontiera del gas naturale brasiliano”. Fonti interne a Petrobras dicono che questo progetto aiuterà il Brasile a ridurre le importazioni e a rafforzare la sicurezza energetica.
Le sfide che restano: investimenti e Margine Equatoriale
Nonostante i risultati, i vertici di Petrobras avvertono che per mantenere la crescita serviranno “nuovi investimenti importanti”, soprattutto in ricerca e sviluppo. La grande sfida del prossimo decennio è il Margine Equatoriale, una vasta area esplorativa lungo la costa settentrionale del Brasile.
Qui, alla foce del Rio delle Amazzoni, è partita la prima perforazione in acque profonde, ma i lavori sono fermi dopo un incidente alla sonda all’inizio di gennaio. La ripresa dipende dal via libera dell’agenzia regolatoria nazionale, che si riunirà il 9 febbraio per valutare sicurezza e impatto ambientale.
Il futuro dell’energia brasiliana
Il quadro tracciato da Petrobras conferma il peso del Brasile nel settore energetico mondiale. Gli analisti della banca BTG Pactual sottolineano che “la crescita delle riserve e della produzione rafforza la competitività del Paese”, ma avvertono che restano rischi legati ai prezzi internazionali e alle sfide ambientali.
A Rio de Janeiro, l’annuncio ha suscitato reazioni contrastanti tra operatori e ambientalisti. Da una parte si evidenzia l’importanza economica delle nuove scoperte, dall’altra cresce la preoccupazione per i rischi delle perforazioni offshore, soprattutto in aree delicate come l’Amazzonia. “Serve un equilibrio tra sviluppo e tutela dell’ambiente”, ha detto Mariana Silva, portavoce di un’associazione locale.
Solo nelle prossime settimane si capirà se il Brasile riuscirà a unire crescita energetica e sostenibilità. Per ora, i numeri di Petrobras segnano un nuovo punto di partenza per il settore.
