Milano, 30 gennaio 2026 – Antonio Albanese torna in scena, dietro e davanti alla macchina da presa, con “Lavoreremo da grandi”, una commedia corale che sbarcherà nelle sale italiane il 5 febbraio, distribuita da Piperfilm in almeno 300 copie. Dopo il dramma sociale di “Cento domeniche”, l’attore e regista lombardo racconta una provincia notturna, spaesata, popolata da personaggi teneri, ingenui e un po’ punk. “Sentivo il bisogno di abbracciare l’umanità, di mostrare persone vere, non solo obiettivi”, ha spiegato Albanese alla presentazione milanese del film.
Una notte in provincia tra sogni e guai
Al centro della storia c’è Umberto (interpretato dallo stesso Albanese), un ex musicista dodecafonico che ha sperperato i risparmi di famiglia inseguendo un sogno mai realizzato. In questa notte che scivola tra bar e strade deserte, lo accompagnano Beppe (Giuseppe Battiston), un idraulico devoto che vive ancora con la madre, e Gigi (Nicola Rignanese), spesso mezzo svenuto dopo aver esagerato con alcol e pillole. La scintilla che fa scattare gli eventi è l’uscita dal carcere di Toni (Niccolò Ferrero), figlio di Umberto, condannato per truffa. I quattro si ritrovano a bere e confidarsi, ma tornando a casa investono qualcuno su una strada buia. Da qui parte una catena di errori, scelte sbagliate e incontri inattesi.
Nel cast ci sono anche Francesco Brandi, Marianna Folli, Claudia Stecher, Alessandro Egger e Bebo Storti. La produzione è firmata da Palomar (Mediawan) e Piperfilm, con la collaborazione di Making Movies & Events.
Comicità diversa, fatta di umanità e provincia
“La comicità è un mistero, non segue una strada sola”, ha raccontato Albanese, che ha scritto la sceneggiatura con Piero Guerrera. “È il mio primo film corale, girato quasi tutto di notte. Abbiamo cercato una comicità diversa, grazie anche a questi attori straordinari”. Il regista cita Carlo Mazzacurati come punto di riferimento: “Per me è stato un maestro. Nel suo cinema c’è quell’umanità e quella provincia che conosco bene, per le mie radici operaie. Non amo il cinema estetico, quello dei silenzi: preferisco raccontare gente vera”.
Battiston, che interpreta Beppe, ha sottolineato l’importanza di lavorare con Albanese: “Con lui capisci che la comicità è anche una scienza. Questo film mi resterà dentro: poter creare un personaggio così puro è un regalo”. Rignanese, nei panni di Gigi quasi sempre svenuto, ha detto: “Mi sembrava di essere in un film dei Coen o di Kaurismaki. È folle, ma rispecchia bene la provincia dove la follia si nasconde dietro l’angolo”.
Mascolinità fragile e amicizia tra sconfitti
Al centro di “Lavoreremo da grandi” c’è una mascolinità fragile, fatta di amicizia e piccoli fallimenti. “Sono quattro persone che non ce l’hanno fatta”, spiega Albanese, “ma vivono con serenità il loro territorio e le loro storie”. Nessun eroe, solo uomini comuni che si sostengono a vicenda tra errori e affetto.
Il film arriva in un momento positivo per il cinema italiano, spinto dal successo di “Buen Camino” di Checco Zalone. “Non sono solo contento per Checco”, sorride Albanese, “meriterebbe quasi un busto al Quirinale per aver sostenuto il cinema in sala e aver fatto felici tutti, anche gli esercenti. Quando il pubblico si muove grazie alla comicità riceve un abbraccio, energia… è una salvezza”.
Cinema in sala e nuovi progetti
L’amore per il grande schermo si mescola a quello per il teatro. Albanese ha raccontato di sognare una versione teatrale della sua serie “I Topi” e di lavorare a un nuovo personaggio: “Un quasi generale col doppio mento che vede tutto, anche la guerra… vediamo cosa ne uscirà”. Alla domanda se si sia ispirato a Vannacci, risponde ridendo: “No, io mi impegno sempre un po’ di più”.
“Lavoreremo da grandi” promette uno sguardo ironico ma affettuoso sulla provincia italiana, tra notti sbagliate e amicizie vere. Un film che – come dice Albanese – “abbraccia l’umanità”, senza giudicare né idealizzare.
