FederlegnoArredo prevede un fatturato record di 52,2 miliardi nel 2025

FederlegnoArredo prevede un fatturato record di 52,2 miliardi nel 2025

FederlegnoArredo prevede un fatturato record di 52,2 miliardi nel 2025

Matteo Rigamonti

Gennaio 30, 2026

Milano, 30 gennaio 2026 – La filiera del legno-arredo italiana chiude il 2025 con un fatturato alla produzione di 52,2 miliardi di euro, segnando un aumento dell’1,3% rispetto all’anno prima. È quanto emerge oggi dal Centro Studi di FederlegnoArredo, durante la conferenza stampa per il lancio del prossimo Salone del Mobile.Milano, in programma ad aprile. Un settore che, nonostante le incertezze economiche e la riduzione degli incentivi fiscali, dimostra una tenuta migliore del previsto.

Mercato interno spinge, export rallenta

A trainare la crescita è stato soprattutto il mercato interno, che ha chiuso il 2025 a 32,9 miliardi di euro, in aumento dell’1,8%. Un dato che sorprende, visto che gli incentivi per la riqualificazione immobiliare sono diminuiti negli ultimi anni, riducendo la spinta sulla domanda. “Il comparto non residenziale ha fatto la differenza”, ha spiegato Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo. In pratica, uffici, negozi e spazi pubblici hanno compensato il rallentamento del settore residenziale.

Sul fronte dell’export, invece, la crescita si è fermata a un timido +0,4%, per un totale di 19,3 miliardi di euro (che rappresentano il 37% del fatturato complessivo). Alcuni mercati chiave, come Francia e Stati Uniti, hanno mostrato segni di debolezza. “Non possiamo parlare di una ripresa solida”, ha ammesso Feltrin, “ma ci sono segnali incoraggianti: la Germania, per esempio, sta dando qualche segnale di ripresa”.

Arredamento: stabile ma serve guardare avanti

Nel dettaglio, il macrosistema arredamento ha registrato nel 2025 un fatturato di 27,7 miliardi di euro, praticamente stabile rispetto al 2024 (+0,6%). La situazione è simile: la crescita del mercato interno (+2,1%, pari a 13,5 miliardi) ha bilanciato la lieve flessione delle esportazioni (-0,8%, a 14,2 miliardi). “Le aziende hanno saputo reagire”, ha commentato Feltrin, “adottando strategie che hanno permesso di reggere anche in un contesto difficile”.

L’export pesa ancora per più della metà del valore totale del settore arredamento. Un segno chiaro della vocazione internazionale delle imprese italiane, ma che – secondo gli esperti – richiede ora una riflessione sulle mosse da fare nei mercati più esposti alle turbolenze globali.

Incertezze a non finire, ma qualche speranza

Il quadro generale resta segnato da una forte incertezza economica. “L’incertezza è diventata una specie di fardello che grava sulle imprese”, ha detto Feltrin durante l’incontro con la stampa. Il riferimento è alle tensioni internazionali, all’inflazione ancora alta e alle difficoltà nel trovare credito, fattori che frenano investimenti e consumi.

Eppure, tra i dati si intravedono elementi positivi. “Come Federazione dobbiamo concentrarci su questi segnali incoraggianti”, ha aggiunto Feltrin. Il Salone del Mobile.Milano sarà anche quest’anno l’occasione per capire quanto le aziende italiane riescano a innovare e a rafforzare la loro presenza sui mercati esteri.

Le imprese: tra cautela e fiducia

Nel settore prevale una prudenza realistica. “Non ci aspettavamo un risultato così solido”, ha confessato Marco Riva, titolare di un’azienda storica della Brianza. “Certo, le difficoltà restano: i costi delle materie prime sono alti e i margini sono sotto pressione”. Altri imprenditori sottolineano come la domanda interna sia stata sostenuta anche da una maggiore attenzione alla qualità e al design made in Italy.

Secondo le prime stime del Centro Studi di FederlegnoArredo, il 2026 si apre ancora con molte incognite. Tuttavia, la capacità delle aziende italiane di adattarsi – tra digitalizzazione e nuove strategie di vendita – potrebbe rappresentare un vantaggio nei prossimi mesi.

Insomma, la fotografia dei dati preliminari 2025 mostra una filiera che non si arrende alle difficoltà. Che guarda al futuro con prudenza, ma anche con la consapevolezza di poter contare su competenze solide e su una reputazione internazionale costruita nel tempo.