Marte: l’umidità atmosferica come chiave per le missioni umane future

Marte: l'umidità atmosferica come chiave per le missioni umane future

Marte: l'umidità atmosferica come chiave per le missioni umane future

Giada Liguori

Gennaio 30, 2026

Londra, 30 gennaio 2026 – L’umidità nell’aria di Marte potrebbe diventare un’ancora di salvezza per gli astronauti delle future missioni sul Pianeta Rosso, soprattutto in caso di emergenze o quando il ghiaccio sotto la superficie è irraggiungibile. A dirlo è uno studio pubblicato su Advances in Space Research, firmato da Vassilis Inglezakis, ingegnere dell’Università di Strathclyde, nel Regno Unito.

Acqua su Marte: una risorsa vitale per gli esploratori

Inglezakis spiega che avere un accesso sicuro all’acqua è fondamentale per la sopravvivenza su Marte. Non serve solo per bere, ma anche per produrre ossigeno e carburante. Se si riuscisse a contare sull’acqua locale, le missioni potrebbero durare più a lungo e diventare più indipendenti dalla Terra. Il suo studio, tra i primi a confrontare le varie tecnologie per recuperare acqua sul Pianeta Rosso, propone anche nuovi metodi per raccogliere l’acqua dall’atmosfera. Un’opzione che potrebbe fare la differenza quando le altre fonti sono inaccessibili.

Ghiaccio, suolo o aria: dove cercare l’acqua?

Secondo il team britannico, il ghiaccio sotterraneo resta la fonte più stabile e abbondante nel tempo. Ma anche l’umidità nel terreno e il vapore nell’aria potrebbero fornire riserve extra, utili soprattutto in emergenza o in zone aride. “Gran parte di Marte è ancora un mistero”, sottolinea Inglezakis, “e capire quali tecnologie usare davvero sarà cruciale per garantire missioni lunghe e, un giorno, un insediamento umano”.

L’umidità come piano B

L’idea di recuperare l’umidità dall’aria non è nuova: sulla Terra si usa già in deserti e luoghi aridi con condensatori speciali. Su Marte, però, il clima è molto diverso: temperature medie intorno ai -60 gradi e un’atmosfera sottilissima. Nonostante questo, lo studio mostra che ci sono già prototipi in grado di estrarre piccole quantità d’acqua anche in queste condizioni estreme. “Abbiamo testato vari sistemi”, racconta Inglezakis, “e alcuni materiali adsorbenti sembrano funzionare anche con l’umidità così bassa che c’è su Marte”.

Missioni più indipendenti e sicure

Anche se le quantità d’acqua ottenibili dall’atmosfera sono limitate, questa possibilità può diventare un vantaggio decisivo. Non solo per dissetare gli astronauti, ma anche per produrre ossigeno e carburanti, fondamentali per il viaggio di ritorno sulla Terra. “Il nostro lavoro dà indicazioni concrete per le missioni future”, aggiunge Inglezakis, “aiutando a renderle più autonome e sostenibili”.

Le sfide da superare

Nonostante i passi avanti, restano molte incognite. La quantità di acqua che si può ricavare dall’aria dipende molto dal luogo e dal clima locale. Serviranno altri test, magari già con le prossime missioni robotiche, per capire davvero quanto questi sistemi funzionino. Nel frattempo, la comunità scientifica segue con attenzione: ogni nuova scoperta avvicina l’idea di un insediamento umano stabile su Marte.

Un impegno globale

Lo studio dell’Università di Strathclyde fa parte di una rete di collaborazioni tra centri europei e americani. L’ESA e la NASA stanno già valutando varie tecnologie per gestire l’acqua su Marte. “Solo un lavoro di squadra integrato”, conclude Inglezakis, “può garantire la sicurezza degli astronauti e la fattibilità delle missioni a lungo termine”.

Nel frattempo, riuscire a raccogliere anche solo poche gocce d’acqua dall’aria sottile di Marte resta una delle sfide più affascinanti – e concrete – della nuova corsa allo spazio.