Niscemi: rivelazioni sorprendenti sulla frana tra geologia e tecnologia satellitare

Niscemi: rivelazioni sorprendenti sulla frana tra geologia e tecnologia satellitare

Niscemi: rivelazioni sorprendenti sulla frana tra geologia e tecnologia satellitare

Giada Liguori

Gennaio 30, 2026

Niscemi, 30 gennaio 2026 – Il futuro delle case di Niscemi e di chi ci vive resta appeso a un filo, quello di una frana che da almeno tre secoli minaccia il versante est della città siciliana. Oggi la frana si estende per quasi cinque chilometri, con segni visibili e preoccupanti soprattutto dopo le ultime piogge. A raccontarlo è Angelo Amoruso, docente di Ingegneria strutturale e geotecnica alla Sapienza di Roma, che da anni segue da vicino i movimenti dei pendii instabili in Italia.

Frana di Niscemi: un gigante che si muove piano ma non si ferma

Amoruso spiega che la frana di Niscemi si muove in due modi diversi. Nel sottosuolo, a decine di metri di profondità, il movimento è lento e continuo. In superficie, invece, i cedimenti possono scattare all’improvviso, con velocità e danni più evidenti. “Il movimento principale è uno scivolamento lungo un piano”, dice l’esperto, indicando il punto in cui sabbia e argilla si incontrano. Proprio lì si genera la rottura nell’argilla, lo stesso fenomeno che, secondo le cronache locali, ha causato le frane del 1790 e del 1997.

A far ripartire la frana sono soprattutto i cambiamenti nell’acqua che scorre sotto terra. L’acqua si infiltra, aumenta la pressione e indebolisce il terreno. Quando questa pressione supera un certo limite, l’argilla si rompe e si crea una scarpata instabile. “La situazione cambia continuamente”, spiega Amoruso, “con crolli che si ripetono e nuove fratture che si formano nel tempo”.

Case a rischio, la frana si avvicina

La parte alta della scarpata, il cosiddetto “coronamento”, si è avvicinata molto agli edifici di Niscemi. Alcune case sono già danneggiate, altre, anche se più lontane, rischiano di finire nel mirino della frana. “La stabilità della scarpata è molto fragile”, ammette Amoruso. “Basta un piccolo cambiamento nell’acqua per mettere in pericolo la sabbia che regge le case”. Insomma, la sicurezza degli edifici si regge su un equilibrio molto delicato e precario.

Il movimento della frana oggi è vasto anche per volume. La scarpata è il punto più critico: non solo indica l’avanzata della frana, ma influisce direttamente sulle strutture sopra di essa. “Le case sul coronamento sono ormai compromesse”, ribadisce Amoruso. Ma non è finita qui: il rischio si estende anche alle abitazioni più interne.

I satelliti italiani tengono d’occhio la frana

Per monitorare la situazione, la Protezione civile si affida alle immagini della costellazione Cosmo-SkyMed, gestita dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e dal ministero della Difesa. Questi satelliti, dotati di radar avanzati, riescono a vedere anche attraverso le nuvole e di notte, rilevando spostamenti del terreno di pochi millimetri.

Silvia Natalucci, direttrice di missione per Cosmo-SkyMed e responsabile delle attività ASI, spiega che l’uso dei satelliti è stato attivato su richiesta della Protezione civile. Insieme a Cosmo-SkyMed, lavora anche la costellazione argentina Saocom, che usa un tipo diverso di radar per integrare i dati raccolti.

“Dal 2010 a oggi abbiamo fornito circa 400 immagini,” racconta Natalucci. Le ultime risalgono al 23 gennaio, e il monitoraggio andrà avanti nei prossimi giorni. Ogni immagine copre un’area di 40 per 40 chilometri con una risoluzione di tre metri. I dati arrivano al dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze, che li analizza per conto della Protezione civile.

MapItaly: sorveglianza continua a ogni passo

Le immagini satellitari fanno parte del programma MapItaly, che prevede un controllo ogni 16 giorni. Questo permette di seguire con precisione millimetrica l’abbassamento del terreno e i cambiamenti nel tempo. “Continueremo a scattare immagini finché la Protezione civile lo chiederà”, assicura Natalucci. Se serve, si potrà aumentare la frequenza delle acquisizioni.

Intanto, a Niscemi cresce l’ansia per le prossime mosse delle autorità. Gli abitanti delle zone più esposte guardano con attenzione i movimenti della terra, in attesa di indicazioni chiare sul destino delle loro case. La frana è il vero giudice del futuro della città: solo i prossimi mesi ci diranno se si potrà ancora convivere con questa minaccia o se serviranno scelte drastiche per mettere al sicuro la comunità.